Che razza di scuola è questa?

Esperienze di doposcuola di un insegnante in pensione

di Ciccio Schembari

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    La scuola di Barbiana

Il Vo.Cri. (Volontariato Cristiano) è una associazione di volontari che svolge assistenza nel centro storico di Ragusa e, tra altre attività, organizza il doposcuola per ragazzini delle elementari e delle medie. Insegnanti in pensione ci prestiamo per un pomeriggio alla settimana. Io mi occupo dei ragazzini della media, in genere stranieri molto vivaci con gran voglia di imparare e autoctoni più lenti e parecchio disamorati.
Questa mia attività mi riposta a scuola e mi lascia molto perplesso circa il diffuso e indiscusso concetto della scuola come bene sociale. Spesso mi domando: ma di che razza è questa scuola che i ragazzini sono obbligati a frequentare, che li inchioda per otto ore al giorno su una sedia a impegnarsi su temi e argomenti astrusi e avulsi dalla loro realtà e che li sottrae al movimento, al gioco, all’allegria, alla creatività? Riporto qualche segmento della mia esperienza e invito i lettori a valutare la mia perplessità circa la positività di questa scuola. Altro segmento intitolato "Come nasce l’amore per la scienza" è pubblicato sul n. 44/2009 “Riciclaggio” di operaincerta.
Elis, albanese di seconda media. Matematica, esercizi con le frazioni di frazioni – quelle "a due piani" – vedo che è abbastanza bravo, anche se nel quaderno ha degli esercizi non riusciti. Lo seguo nello svolgimento. Vedo che scrive a scatti. Lo invito a fermarsi e a respirare. Gli insegno a non "aver paura" dell’esercizio, a guardarlo "dall’alto", nel suo schema, prima di tuffarsi nei calcoli. Mi segue. Lo fermo al momento opportuno e lo invito a respirare profondamente. Lo stimolo a fare dei calcoli a mente, ci prova gusto, mi segue volentieri, è contento di questa nuova competenza. Vedo che scrive con dolcezza. Chiuso con la matematica, guarda sul diario, storia, apre il libro, scoperta dell’America. Punta direttamente sul riepilogo sintetico dove ci sono alcune righe sottolineate. La sintesi è del tipo Cristoforo Colombo andò in America e tornò. Non proprio così, ma quasi. Guardo le pagine precedenti e dico: «Leggiamo il testo» «No, no, basta la sintesi, la prof l’ha letta in classe e noi l’abbiamo sottolineata» «Ma hai pagato anche le altre pagine, perciò le leggiamo». Coinvolgo anche Boris, albanese sfaccendato di altra classe, e ci gustiamo abbastanza questa pagina di storia.

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Franco, ragusano per benino e alquanto sveglio e Cristina polacca bionda molto carina un po’ chiusa in se. Stessa classe di prima media. Italiano, lettura e grammatica. Franco apre il libro alla pagina indicata sul diario: il dialogo del Piccolo Principe [di Antoine De Saint-Exupéry] con la volpe. Cristina sta sulle sue. Franco punta subito alla pagina della compilazione delle risposte alle domande elencate sotto il titolo "Comprensione del testo" e che costituiscono la consegna che la prof verificherà. Mi chiede aiuto. Lo invito a leggere il brano. Fa resistenza. Alla fine accetta. Cristina non ne vuole sapere ma infine si lascia coinvolgere. Franco agita freneticamente la matita. Penso di lavorare su questa agitazione, ma rischio di perdere Cristina e di non ultimare il compito, perciò opto per l’azione normativa e invito Franco a posare la matita e a star fermo. «Ma che faccio di male?» «Nulla ma mi disturbi nel lavoro». Assegno le parti: Franco legge le parole del Piccolo Principe e Cristina quelle della volpe. Cristina ha difficoltà a leggere e a capire. L’aiuto e andiamo avanti. Mi rendo conto che hanno difficoltà a misurarsi coi concetti di addomesticamento, di amicizia e di legame e degli altri presenti nel brano. Con fatica tento di coinvolgerli ma il risultato è scarso anche se mi pare di cogliere un interesse che potrebbe nascere. Il testo è talmente pregno di significati forti e complessi che per un sufficiente coinvolgimento emotivo e cognitivo dei ragazzi ci vorrebbe un lavoro di almeno una settimana con le tecniche del teatro sociale e della drammatizzazione. Ma questo è un mondo che la scuola non conosce e non richiede per cui mi limito al mio compito di doposcuolista consistente nel mettere i ragazzini nella migliore condizione per eseguire le consegne ricevute. Illustro come posso la lettura mentre Franco continua ad agitare ora la gomma ora la penna ora tutto ciò che prende in mano. Arriviamo finalmente alle tanto agognate stupide risposte alle stupide domande. Franco e Cristina mutano immediatamente atteggiamento, si trovano a proprio agio, si ben dispongono. Mi accorgo che Cristina ha una grafia pulita, chiara, regolare e che scrive correttamente. Prima aveva difficoltà a leggere. Vorrei avere più tempo per capire ma non posso, devono fare gli esercizi di grammatica. Io non l’ho mai sopportata né l’ho mai studiata la grammatica, per cui li invito a far da soli. La consegna consiste nel dividere le parole in sillabe. Entrambi si mettono diligentemente a lavorare. Franco non agita più la matita.  
Boris, albanese di prima media, preoccupato perché l’indomani ha la verifica di storia. La civiltà egiziana. La mummificazione, le piramidi. Accanto ci sono Elis e Franco sfaccendati. Cerco di coinvolgerli. Ma sono in vena di trasgressione. Elis contesta le tonnellate dei blocchi con cui sono costruite le piramidi e il loro trasporto con le barche. Cerco di stare al gioco per recuperarli. Boris è divertito dallo spirito trasgressivo dei compagni, ma è, anche, preoccupato per la verifica dell’indomani. Decido di allontanare i disturbatori e mi dedico a Boris. L’organizzazione sociale nell’antico Egitto. In una sola facciata, metà della quale occupata dal disegno di una grande piramide, elencata la gerarchia sociale: il Faraone, dio; sommo sacerdote e comandante supremo dell’esercito; seguono il Visir e il Pontefice e poi giù, giù tutti gli altri fino ai contadini e agli schiavi. Mi rendo conto che Boris non ha idea dell’organizzazione sociale né italiana né albanese. Mi chiedo che senso può avere per lui imparare quella dell’antico Egitto. Neanche le frazioni di frazioni hanno senso e però, non per difesa professionale della mia laurea in matematica, possono costituire un gioco che risulta, capite le poche regole, piacevole a ragazzi come Elis. Aiuto Boris a memorizzare alcuni concetti ipotizzando le possibili domande della professoressa.
E che il loro futuro sia quello che ha da essere!