Ricchezza e povertà

Dai quel che non hai e avrai gioia

di Ciccio Schembari

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    Una scena tratta da "Il monello" di Ch. Chaplin

È meglio la ricchezza o la povertà?
Con la ricchezza si possono realizzare i propri sogni. Si possono fare tante cose. Cose buone. Andare sulla luna. Cose cattive. Fabbricare armi, fare guerre, distruggere città intere, uccidere uomini donne bambini. A centinaia. A migliaia. A milioni. E guadagnarci.
Con la povertà invece si restringe il campo dei propri sogni. Si possono fare poche cose. Cose buone. Dare qualche spicciolo di elemosina. Cose cattive. Di certo non si possono fabbricare armi né distruggere città né uccidere uomini donne bambini. Si può trattare male il proprio compagno la propria compagna. Si può uccidere una persona. Anche due. Anche dieci.

Si può regalare quel che non si ha come dice Alessandro Manzoni nella poesia:


Regala ciò che non hai
Occupati dei guai, / dei problemi del tuo prossimo. / Prenditi a cuore gli affanni, / le esigenze di chi ti sta vicino. / Regala agli altri la luce che non hai, / la forza che non possiedi, / la speranza che senti vacillare in te, / la fiducia di cui tu sei privo. / Illuminali dal tuo buio. / Arricchiscili con la tua povertà. / Regala un sorriso / Quando hai voglia di piangere. / Produci serenità / dalla tempesta che hai dentro. / "Ecco, quello che non ho, te lo do". / Questo è il tuo paradosso. / Ti accorgerai che la gioia / a poco a poco entrerà in te, / invaderà il tuo essere, / diventerà veramente tua / nella misura in cui l’avrai regalata agli altri. [1]

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Anche se si è poveri si può dare lo stesso il meglio di sé stessi come ci ricorda Madre Teresa di Calcutta:

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico: non importa, amalo.
Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici: non importa, fa il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi, incontrerai chi ti ostacola: non importa, realizzali.
Il bene che fai forse domani verrà dimenticato: non importa, fai il bene.
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile: non importa, sii onesto e sincero.
Quello che hai costruito può essere distrutto: non importa, costruisci.
La gente che hai aiutato, forse non te ne sarà grata: non importa, aiutala.
Dà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate: non importa, dà il meglio di te.

Si può procurare un letto ai senzatetto come faceva l’uomo di Bertolt Brecht:
Il dormitorio
Sento che a Nuova York / all'angolo fra la 26a Strada e Brodway / nei mesi d'inverno ogni sera c'è un uomo / e ai senzatetto che là si radunano / pregando i passanti procura nel dormitorio un letto // Il modo così non si muta, / i rapporti fra gli uomini non si fanno migliori così, / l'era dello sfruttamento così non diventa più breve. / Ma alcuni uomini hanno un letto per la notte, / il vento per tutta una notte è tenuto lontano da loro, / la neve a loro destinata cade sulla via. // Non chiudere il libro dove questo tu leggi, uomo. / Alcuni uomini hanno un letto per la notte, / il vento per tutta una notte è tenuto lontano da loro, / la neve a loro destinata cade sulla via. / Ma il mondo così non si muta, / i rapporti fra gli uomini non si fanno migliori così, / l'era dello sfruttamento così non diventa più breve. [2]

Anche in povertà si può essere maestri nell’arte di vivere come sostiene il Budda:

Chi è maestro nell’arte di vivere fa poca distinzione tra il proprio lavoro e il proprio gioco, la propria fatica e il proprio divertimento, la propria mente e il proprio corpo, il proprio studio e il proprio svago, il proprio amore e la propria religione. Quasi non sa quale sia dei due. Persegue semplicemente il proprio ideale di eccellenza in tutto quello che fa, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Ai suoi occhi lui sta facendo entrambi.

Ricordo che la prima delle beatitudini enunciate da Gesù Cristo è: "beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" [Lucca 6,21] e rinnovo la domanda: "È meglio la ricchezza o la povertà?" Tra i due proverbi: "Cu ama Ddhiu campa felici e cu havi dinari si rispisa d’amici, [chi ama Dio campa felice e chi ha denari fa a meno degli amici]" e "È miegghiu n’amicu ‘n ciazza ca centu unsi nta cascia, [è meglio avere un amico in piazza che cento once in cassa]" quale scegliamo?

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Note
[1]  Matteo 25,35-44: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
La saggezza popolare: Fai beni e scordatillu, fai mali e pensici![Fai del bene e scordatelo, fai del male e pensaci]. Chiara sottolineatura della gratuità dell'amore e della generosità. L'ho quasi sempre sentito in situazioni in cui una persona rinnova la sua gratitudine ricordando al benefattore, che ne aveva perso memoria, il bene ricevuto cosicché questo ne riceve una nuova gratificazione non messa in conto. Conviene quindi scordarsi del bene fatto di modo che la rinnovata gratificazione sarà più gradita. Conviene invece ricordarsi del male fatto di modo che l'arrivo del fio produrrà un imbatto meno drastico.
[2] Ognuno decide di vivere come crede. Si può vivere come Madre Teresa di Calcutta che pur nella solitudine di una umanità irriconoscente, irragionevole e ingrata dà il meglio di sé. E lo dà gratuitamente senza aspettarsi in cambio nulla e da nessuno né per se né per altri né in questa terra né nell'aldilà. Se c’è un ritorno al bene che si fa, esso è immediato e consiste nel piacere di farlo. Punto! Il massimo dell’altruismo coincide col massimo dell’egoismo: faccio il bene per il piacere che provo a farlo! Colpisce, in questi pochi ma vastissimi pensieri di Madre Teresa, l'assenza della parola Dio e l'assenza di speranza non solo di una qualsivoglia salvezza per l'umanità, ma anche di un pur lieve miglioramento del vivere umano.
L'ateo marxista Berltot Brecht ha invece presente il problema di mutare il mondo, di fare migliori i rapporti fra gli uomini, di abolire lo sfruttamento. Ritiene la cosa possibile e conserva questa speranza, conserva l'idea di Dio. E però il suo uomo di Nuova York pur sapendo che il modo così non si muta, che i rapporti fra gli uomini non si fanno migliori così, che l'era dello sfruttamento così non diventa più breve, pur sapendo che la cosa non porta acqua al mulino della propria ideologia, anche lui, gratuitamente, aiuta lo stesso i senzatetto.  Brecht non ci dice nulla delle reazioni dei senzatetto e possiamo realisticamente supporre che fossero le più disparate e non sempre e comunque di sincera gratitudine. Gratitudine, per altro, non ricercata e l'uomo agisce come seguendo una sua idea secondo cui è meglio che, per una notte, la neve destinata ai senzatetto cada sulla via, come ubbidendo più che a una sua etica, a una estetica sua propria per cui è più bello la neve sulla via che sugli uomini.