Il poco mi basta, il troppo mi avanza

Chi si accontenta veramente gode oppure è solo un modo per tirare avanti?

di Saro Distefano

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'U picca m’avasta, 'u magnu m’assupercia. È uno di quei proverbi antichi, oggi in disuso, che mio nonno più spesso citava quando mi teneva a lezione di vita (proverbio tràdito da un suo personale archivio praticamente infinito).
La traduzione nella lingua di Renzi è facile: “Il poco mi basta, il troppo mi avanza”. È la traduzione letteraria che affascina e soddisfa. Almeno soddisfa me, mi fa star meglio al solo pensiero che, da povero quale sono, raccolto il piacere di avere quel poco che mi basta (appare evidente che il “poco” è sempre relativo), nel mentre non ho il tanto. Epperò, dovesse per chissà quale congiuntura astrale, arrivare anche il tanto, io sono così sereno, filosoficamente rassegnato e pacificato, da averne addirittura un plus, un di più, un troppo.
“'A cunsolazioni rrê minciuna”, avrebbe aggiunto sempre l’anziano (anziano per me, allora bambino, chè morto quando non aveva sessanta anni…) nonno a questa mia affermazione. E qui non serve traduzione nella lingua di Schizògene Montanelli…
Consolazione che altri poveri cercano nelle frasi fatte, nei modi di dire. I ricchi sono, per definizione, per condizione, pochi, pochissimi, i poveri tantissimi, la gran parte. Nelle facili consolazione rientra – per esempio – anche una vignetta (si chiamano così anche quelle sui social? Non lo so, completerà l’articolo e fugherà il dubbio il nostro Principe Carlo Blangiforti).[1] Molto ben fatta, circolava lo scorso anno, e diceva, in strema sintesi, “se hai una casa sei più ricco di due miliardi di persone, se hai da mangiare e bere sei più ricco di un miliardo di persone, se hai medicine per curarti sei più ricco di tre miliardi di persone…” e alla via così.
Anche questo è un mezzo, secondo me, per consolare i minciuna di nonnonino memoria. Ritengo, riferendomi ad una antica e ormai obsoleta concezione politica del mondo, che non debbo sentirmi io ricco perché mangio, bevo e vivo in una solida casa. Debbo piuttosto lottare finquando tutto il mondo, o meglio, tutti i cittadini del pianeta, abbiamo da bere, mangiare e un tetto a ripararli. Se per fare questo sarà necessario togliere uno o due miliardi di dollari a ciascuno dei cinquecento uomini e donne che oggi hanno più di dieci miliardi (ciascuno) di dollari, poco male. Come mi capita sovente, cito non filosofi o premier, leader religiosi o grandi scienziati, ma un film: “cosa puoi fare con venti milioni di dollari che non puoi fare con diciotto?” (fornisco il cd “aiutino”: Sean Connery).

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[1] Forse sarebbe il caso di utilizzare il termine "meme iconografico" (unità minima di informazione culturale trasmessa spesso in forma virale dai social media) [NdP]