La ricchezza dei colori

Una varietà connessa all'evoluzione storica degli universi percettivi e simbolici delle civiltà

di Vittore Collina

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È comune parlare della ricchezza di colori di un dipinto, di una foto, di un panorama, di un arredamento, di un vestito … ma io mi voglio avventurare su di un terreno più inusuale e pensare alla ricchezza dei colori: dove i colori sono soggetto non oggetto.
In generale i colori fanno parte di tanti universi simbolici di maggiore o minore portata e, nell'ambito di questi, hanno avuto e hanno ruoli e  significati più o meno consolidati (anche a seconda delle civiltà e delle epoche). In quelli più strutturati e diffusi (penso ad esempio al codice stradale) assumono un ruolo determinante nell'indicare obblighi, divieti e permessi. In altri assumono funzioni meno cogenti: possono comunicare messaggi, trasmettere emozioni, sollecitare sentimenti, evocare memorie in un ventaglio ampissimo di direzioni e con varie intensità.
Si può dire che la ricchezza dei colori si rivela negli innumerevoli contesti in cui si collocano, nelle gamme in cui si manifestano e nella varietà dei messaggi che possono comunicare: una ricchezza dallo splendore irrefrenabile.
Pensiamo, ad esempio, al colore verde, alla gamma di tonalità in cui appare in un negozio di abbigliamento, o nelle combinazioni create sulla tavolozza di un pittore o nei prati, nelle foreste, sui fianchi delle colline o sulle montagne, nel mare (in superficie e nelle profondità)... Pensiamo alle  sfumature e alle gradazioni di intensità che ogni colore può assumere comparendo su di una tela: tra gli acrilici che ho sottomano, ad esempio, per il rosso si va dal rosso di cadmio arancio ai rossi permanenti chiaro e  medio, al vermiglione, al rosso magenta, e variazioni ulteriori si possono fare mescolando con accortezza. Pensiamo inoltre agli effetti che derivano dagli accostamenti o dai voluti contrasti con altri colori, che possono esercitare una forte influenza; come influisce l'ambientazione complessiva in cui il colore è inserito sia in termini di spazi, che di luce.

Sul piano storico, tuttavia, il ventaglio dei colori si dispiega principalmente in età moderna. In precedenza i colori  erano stati percepiti fondamentalmente secondo la grande distinzione tra il chiaro e lo scuro.[1] La loro ricchezza, dunque, è emersa lentamente in parallelo con la grande, complessa evoluzione storica degli universi percettivi e simbolici, nel succedersi alle varie epoche.
Questo favorisce  anche un altro tipo di riflessione che risponde alla domanda: ma di che ricchezza si sta parlando?
La ricchezza dei colori, infatti, non è quella di Arpagone, non si adatta alle immagini antiche o moderne del ricco: è la ricchezza che si concretizza nell'essere e non nell'avere; i colori sono percepiti (essere), non sono un oggetto appartenente a un soggetto (avere).  I due ordini di rapporti, poi, si possono incrociare (l'opera d'arte, che viene commissionata, venduta, acquistata, o l'isola che vien messa in vendita…) ma la distinzione che ho presentato resta e suggerisce un modo per alleggerire la mente dal modello del possesso e favorire il senso della fruizione.
Oggi gli incoraggiamenti in questa direzione mi sembrano numerosi e val la pena incrementarli: non per esaltare gli estremi, come il turismo mordi e fuggi o per celebrare la superficialità contro la competenza e l'approfondimento (sempre impegnativo), ma per aprire il più possibile gli orizzonti e le libertà dell’ “essere” e dell'”esser percepito”

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[1] Per questo si può vedere Wikipedia alla voce 'colore', che, comunque, non mi sembra particolarmente approfondita ed esauriente.