L’oggetto quasi smarrito

Il libro come specchio di sé e del mondo

di Laura Ciancio

    img

Il profilo delle montagne all’orizzonte taglia di netto il confine nitido col cielo. Ad ogni passo le foglie si attaccano e si staccano dalle suole bagnate delle scarpe e l’odore della terra umida entra prepotentemente nelle narici. Mentre ci allontaniamo dal paese, le voci si affievoliscono fino a sparire. Ora si percepisce ogni rumore del bosco. Il vento leggero e fresco ruota intorno ai tronchi possenti dei lecci, qualche rametto si spezza al passaggio sul viottolo, versi di uccelli nascosti tra arbusti e fronde si rincorrono e spariscono. Io cammino senza pensieri, senza fretta, con un ritmo tranquillo o appena affaticato del respiro, a fianco della montagna, sopra la valle del Tevere. Nel percorso ci sono due pensiline, messe lì dal Comune per incentivare il bookcrossing (lo scambio dei libri), al di sotto delle quali si possono depositare e prendere libri. Ne abbiamo presi un paio e lasciati lì una decina, già letti o che non avremmo letto mai, però chissà, forse troveranno degli estimatori, forse dei lettori distratti, comunque avranno un viaggio da fare, in altre mani.

Le parole dei libri scivolano delicatamente o si piantano come pietre, si compongono e scompongono come le note in uno spartito, si raccolgono e piovono tutte insieme su di noi oppure scivolano come su un mantello impermeabile senza lasciare traccia. Scendono come neve e si depositano nell’anima e hanno il potere di cambiarci. Lo scrittore sa che ciò che scrive può far piangere o ridere, può suscitare rabbia o repulsione, può far battere il cuore, insomma può destare i più profondi sentimenti. Chi legge abitualmente ne è consapevole e intraprende un viaggio. Le parole dei libri sono chiuse in un barattolo magico. Quando lo apri, le pagine volano attraversando la mente e anche i pensieri volano. Se si inseguono si può vagare con loro, ci si può far rapire da loro. Ciò che ha voluto descrivere lo scrittore ritorna a noi e dopo non saremo più gli stessi. Avremo qualcosa in più, di intangibile. Un gioco che ci fa essere di nuovo bambini oppure che ci spinge a ricordare. Noi che, col passare del tempo, dimentichiamo le storie e “la” storia. Dimentichiamo la nostra innocenza, che da adulti diventa evanescente fino a svanire nel nulla, riempiendoci di inutilità.

Leggo e rido con Catarella, mi inerpico per le stradine di Ragusa Ibla mentre Montalbano si immerge nel suo ruolo investigativo. Mi turbano i suoi dubbi esistenziali, osservo con i suoi occhi il mare siciliano e mi siedo alla sua tavola gustando ogni sapore dei piatti descritti minuziosamente.

In pochi mesi mi accompagno, tra le nebbie della Scania, a Wallander e mi addentro nelle sue inquietudini, seguo le tappe della sua vita più che le sue indagini e mi rattristano le pagine finali dell’ultimo libro che lo descrive perché so che non lo incontrerò più, se non nel vecchio album di fotografie che emerge dai libri precedenti.

img

Sono calamitata dallo spalatore di nuvole Adamsberg e dal suo amore che appare marginalmente, ma del quale si avverte la spessa presenza.

Mi piace l’ironia e la forza di Petra Delicado, la sua sincerità nei confronti del mondo che la circonda.

Ho vissuto dentro le mura di Otranto, con l’angoscia dell’assedio imminente dei Turchi, nel tardo Quattrocento, leggendo L’ora di tutti di Maria Corti o negli anni trenta tra le nevi svizzere in Cioccolata da Hanselmann, nel periodo della caccia agli ebrei…

Mi sono immedesimata nella Ginzburg e nelle descrizioni del suo maschio genitore, che non le dava soddisfazione neanche quando aveva un bel voto, “era un esame facile…” oppure quando lo stesso coniava parole come “sbrodeghezzi” e “negrigure” per dare un’accezione negativa al comportamento dei figli.

Ho percorso con Dacia Maraini il suo giardino dei pensieri lontani, leggendo La grande festa, rievocando le persone amate che non ci sono più, affondando le mani nella memoria.

Il libro come oggetto può far venire in mente la frivolezza, la finzione, il sogno che sono racchiusi in una storia inventata o persino in una storia vera, ma può creare un legame, uno spazio che connette ad una realtà sconosciuta o a stati d’animo consonanti con il nostro essere, qualcosa di prezioso ed essenziale per questo mondo ormai sordo, qualcosa che sembra una specie in via di estinzione e invece aiuterebbe con la sua funzione salvifica tutta l’umanità a ritrovare la sua vera ricchezza: la capacità di ascoltare le voci degli altri.