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Più Libri, Più Liberi

Non è il libro, l’oggetto libro ad essere vintage ma la lettura

di Martina Annibaldi

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Anche quest’anno, dal 6 al 10 Dicembre, si è tenuta a Roma la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria. Più Libri più Liberi, giunta ormai alla sua sedicesima edizione, ha accolto nella nuova location della Nuvola progettata da Massimiliano e Doriana  Fuksas oltre 500 editori editori. Indubbiamente uno degli eventi editoriali più attesi della Capitale. Tra un incontro con gli autori, un’esibizione musicale e una lezione di giornalismo mi sono chiesta cosa rappresentino i libri in questa nostra era ormai permeata dalla tecnologia. E ho pensato che un libro, un libro in quanto oggetto con la sua carta, la sua rilegatura, il suo odore un po’ polveroso o un po’ di colla a caldo, le sue pagine consumate, sottolineate, piegate per non perdere il segno, sia ormai un oggetto vintage.
Qualcosa che rimanda più al passato che al presente e, meno che mai, al futuro. “ Ora ci sono gli Ebook”, ho pensato. E sbagliavo.
Una volta uscita dalla Nuvola e tornata a casa ci ha pensato l’istat a smentirmi: nel 2016, in Italia, solo il 7,3% della popolazione al di sopra dei 6 anni ha letto libri in formato digitale. Una percentuale persino più bassa rispetto a quella rilevata per l’anno precedente ( i dati sul 2015 parlano dell’8,2 % della popolazione).
Non è il libro, l’oggetto libro ad essere vintage ma la lettura.
In Italia, nel 2016, circa 4 milioni di persone in meno rispetto al 2010 hanno letto libri. Circa 33 milioni di persone non hanno letto nemmeno un libro nell’arco dell’anno, si tratta del 57,6% della popolazione, il picco più basso mai toccato negli ultimi 16 anni.
Le donne leggono più degli uomini ( i non lettori  si attestano intorno al 64,5% contro il 51% delle non lettrici) aumenta il numero dei non lettori anche tra i bambini.
A colpirmi è soprattutto un dato che connette il calo della pratica di lettura con l’utilizzo di Internet: nel 2010, tra coloro che utilizzano internet quotidianamente, i non lettori rappresentavano il 30,9%; nel 2016, esaminando la stessa categoria, l’Istat ci dice che, a non leggere nemmeno un libro, sono il 45,6% delle persone.
Insomma, più tempo si passa a girovagare nel mirabolante mondo del web meno tempo si dedica alla lettura. Mi chiedo se sia possibile invertire il trend, ma la risposta che mi do non è confortante.
La lettura è vintage, vintage è il suo lento rituale che ci porta attraverso epoche, pensieri, storie, che ci spinge a conoscere noi stessi attraverso la fantasia di altri, che ci spinge ad assecondare il tempo e non a forzarlo. Un libro si assapora con la stessa lentezza con cui si degusta un sigaro, è un’esperienza, un viaggio senza meta.
In un mondo che corre sempre un po’ più svelto di noi, un mondo in cui le parole, le immagini, le notizie ci attraversano senza lasciare traccia, tutto questo acquista un sapore antico e  i libri sembrano quasi diventare testimoni di un’epoca che non esiste più. 
Nei miei ricordi di bambina mia nonna la sera, dopo una tazza di latte bollente, prendeva in mano un vecchio libro di fiabe preso alla bancarella dell’usato a 1.500 lire. Leggeva per ore, scorrendo col dito sempre le stesse storie, le stesse parole, le stesse immagini colorate.
Chissà se le nonne del futuro ameranno il vintage.