La sofferenza

Quasi un editoriale

di Antonio La Monica

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Sono tanti, tantissimi i rimandi che possono derivare da un tema così ampio e delicato come quello che, non senza incoscienza, ci siamo assegnati per questo mese. La malattia, è ovvio, non è cosa sulla quale si possa scherzare. Quasi impossibile farne ironia o materiale da ridere. Troppo facile, di contro, buttarla sul tragico, sul dolore e sulla sofferenza.
È un tema che scotta. Come il termometro nel corso di una brutta influenza. C’è chi sostiene che la malattia sia il problema e chi la prima parte della guarigione. Per alcuni la malattia è mortale, per altri è solo immaginaria. Che l’argomento sia davvero arduo e condiviso lo dice la recente polemica sui vaccini, sull’obbligatorietà di effettuarli per tutti i bambini, sulla loro effettiva utilità. Una sola cosa, per chi scrive, è chiara: la malattia può anche essere un affare ghiotto per sciacalli senza scrupoli. Non solo un oggetto di alta e meritoria ricerca come, invece, è per tanti irreprensibili dottori.
La malattia contraddistingue un’epoca. Uccide e diventa stigma. Invade il corpo e la mente. Castiga talvolta stili di vita poco salubri. Insegna, per chi la sa capire, la via della guarigione.
La malattia è nel teatro al centro di opere immortali. Ma è il teatro stesso a diventare terapia per molti malati.
“Io sto male” è una frase che ritorna nelle canzoni ad indicare una sofferenza interiore e fisica. Sofferenza d’amore per i lidi sanremesi, ma anche patologia ben più complessa in varie canzoni d’autore.
È la malattia che guida le mani dei pittori, degli artisti ispirati e condizionati da un problema di salute. È sempre la malattia che regala riflessioni importanti all’uomo comune. Allo scrittore, al regista.
Malattia è una passione che divora, un vizio, una mania….
In ogni caso, dato il tema e dati i tempi non sempre felici, dite 33 e stateci bene tutti.