Meditazioni agostane

Dai comunisti col Rolex all’esercito del selfie

di Carlo Poerio

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Meditazioni agostane, involontarie, probabile conseguenza dell’estate più calda degli ultimi decenni. Dall'ombrellone a qualche metro dal mio, si diffondono per la spiaggia le note di una delle canzoni tormentone di questa torrida estate [1]. Un ritornello del brano che il rapper sta cantando dice [...] Con mamma e papà appesi ad un fido - Essere indebitati già da feto - Nascondono la polvere sotto il decreto - Con un low cost per Ibiza - E il Blue Tornado di Gardaland - Le lezioni di Visa seduti all'ultimo Bancomat - Dalla lotta di classe alla botta di tasse - Comunisti col Rolex - Come il crimine - Senza regole [...]. Sembra la storia di questo nostro Paese concentrata in poche parole, inclusa la lontana ed estinta "lotta di classe"! Ma quando è svanito il concetto di "lotta di classe"? Probabilmente all'indomani della caduta del Muro di Berlino, quando il "sistema" oggi dominante capì che il crollo dello stesso avrebbe agevolato l'evolversi di scenari globali utili solo ad una ristretta élite economico finanziaria. La stessa élite che oggi decide quali politiche devono attuare parlamenti e governi e che mantiene la classe politica a busta paga. Gli italici fautori dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti la chiamano, eufemisticamente, “contribuzione volontaria” della politica. Poi, però, si chiedono perché governi e parlamenti sopprimono i diritti dei lavoratori, impongono un mercato del lavoro fondato sullo schiavismo e privatizzano interi settori di interesse pubblico, al solo scopo di soddisfare i famelici bisogni di un sistema economico finanziario che persegue un solo obiettivo, il profitto dei pochi. La risposta è tanto semplice quanto ovvia: rispondono alle élite dominanti che finanziano i partiti, mica agli elettori. Temo siano rimasti in pochi a conoscere il significato di "lotta di classe" e, comunque, non la massa dei disperati e degli oppressi che oggi popola la nostra società. Gli stessi, da come si comportano, sembra proprio che abbiano smarrito il senso stesso della loro identità, incapaci di individuare l'origine dei loro problemi e di contrastare quel sistema che mercifica l'uomo e la dignità dello stesso. E infatti, la massa, invece di ribellarsi alle grandi banche d'affari, alle multinazionali ed a chi detiene immensi capitali o fondi speculativi, se la prende con chi sta peggio e cerca di fuggire dalla disperazione provocata dalla guerra o dalla fame. Chissà se riuscirò, in questa mia vita, a vedere finalmente insieme le diverse vittime che popolano la nostra società, consapevoli di dover combattere lo stesso nemico. Sarebbe il ritorno alla lotta di classe! La spirale perversa che sta soffocando questa nostra vita non si fermerà certamente da sola. Piuttosto, sarà sempre più oppressiva. E non la fermerà neanche la retorica della soluzione semplice che molti nostri politici, già da tempo, spacciano per panacea di ogni male che tormenta questo nostro Paese. Arrivano troppi migranti? Aiutiamoli a casa loro! L'Euro ci soffoca? Usciamo dall'Unione europea! La povertà dilaga? Reddito di cittadinanza per tutti! La delinquenza aumenta? Libertà di sparare ma solo di notte! L'ideologia cardine della politica italiana degli ultimi decenni è stata la negazione della complessità dei problemi, un fenomeno trasversale e diffuso tra i classici partiti come nei movimenti emergenti. I primi vi ricorrono per ingannare gli elettori con false promesse elettorali o annunci propagandistici e autoreferenziali. I secondi, per irresponsabilità o peggio. Salvo poi fallire tutti e miseramente, quando affrontano la reale complessità della nostra società. Purtroppo, mentre i partiti affondano, chi pensa che basti sostituire gli stessi con un cittadino onesto (e inesperto) per far funzionare tutto e per risolvere i problemi reali, continua a riscuotere consenso. In un paese normale una classe politica come la nostra si sarebbe estinta velocemente. Non in Italia invece, dove la faciloneria ed il dilettantismo, anche nella politica, prosperano. Dal solito ombrellone arriva il motivetto di un'altra canzone [2], anche questa gettonatissima in questa estate.

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Capto un brano della stessa che dice [...] Siamo l’esercito del selfie - di chi si abbronza con l'iPhone - ma non abbiamo più contatti - soltanto like a un altro post [...] Non sono un sociologo e non intendo avventurarmi in considerazioni avventate ma se “l’esercito del selfie” si impone nella nostra vita mentre il concetto di "lotta di classe" è scomparso ed è oggi ignorato allora, forse, si spiega anche perché viviamo un’epoca di totale decadenza! Frequento alcuni tra i così detti social media, le tecnologie disponibili in rete ed usate dalle persone per condividere contenuti testuali, immagini, video oppure audio. Facebook, per esempio, è una di queste tecnologie, uno sconfinato regno della condivisione nel quale milioni di individui hanno la possibilità di reagire istantaneamente ad ogni evento – avvenimento – circostanza - fatto che sullo stesso viene annunciato – riferito – proclamato - diffuso. Più sono lenti nel reagire ad un evento della vita reale, più sono reattivi in quella virtuale! Il governo impone nuove tasse? Non rinnova i contratti pubblici? Continua a tagliare i fondi alla sanità o alla scuola pubblica? Sui social vengono immediatamente diffusi centinaia di messaggi di protesta, in genere poche righe perché comunicati o riflessioni più lunghe di cento caratteri non verrebbero letti. Gli stessi, spesso accompagnati da insulti a questo o quel politico o da altri brevi messaggi di commento, sono condivisi e rilanciati da altre migliaia di individui, a loro volta condivisi ancora e ancora e ancora. Per alcune ore, in casi eccezionali anche alcuni giorni, proliferano i forum di discussione, vengono annunciate rivolte, promessa protesta ad oltranza, minacciate sommosse popolari. Ci si insulta tra opposte tifoserie politiche, si minaccia il presunto avversario e si schernisce chiunque non abbia la nostra stessa opinione. Si URLA, addirittura! (perché se sui social scrivi tutto in MAIUSCOLO, significa che stai urlando). Poi guardi fuori dalla finestra e scopri che le strade e le piazze del Paese sono desolatamente vuote e milioni di individui restano impassibili e privi di una seppur minima reazione concreta anche nel caso in cui un governo decide che i lavoratori devono andare in pensione ad un'età prossima a quella per la tomba e, soprattutto, devono vivere quel breve periodo loro concesso tra difficoltà e ulteriori privazioni (come tutta la loro vita, d’altronde!). Per tornare all’esercito del selfie, il bello dei social è che possono essere liberamente usati da chi li frequenta. Per esempio, al pari delle annunciate sommosse popolari, proliferano i selfie fatti con il telefonino. Evoluzione moderna di quello che una volta si chiamava autoscatto, ottenuto con la macchina fotografica, il selfie è un fenomeno molto diffuso in rete, sia tra gli uomini che tra le donne. Quello ben riuscito lo si riconosce immediatamente per la tipica espressione facciale detta "a culo di gallina"! La stessa, si ottiene spingendo le labbra verso l’esterno e, contemporaneamente, risucchiando le guance. Il massimo di un selfie lo si raggiunge strabuzzando anche gli occhi. Perché poi sia diventato necessario, tra uomini e donne, assumere quell'espressione per ottenere un autoscatto di successo, è un mistero. Pare che chi atteggia il viso in quel modo, lo faccia per apparire più sexy o riflessivo. A me sembra l’espressione della peggiore idiozia fattasi essere umano ma il mio è un parere che non fa statistica. Recentemente ho letto che per migliaia di individui scattarsi un selfie è diventata una vera è propria mania, tanto da essere materia di studio e ricerca per molti psicologi. In effetti, dopo aver fatto una ricerca su Google digitando "malattia” e “selfie", ho scoperto che vengono proposti più di 350mila risultati collegati ai due termini, con migliaia di riferimenti al narcisismo patologico, alla sindrome da insicurezza e ad altri vari ed eventuali disturbi mentali attuali e del futuro. Ciò che sorprende è che il fenomeno non è diffuso solo tra gli adolescenti ma anche e soprattutto tra gli adulti. Milioni di adulti che trasferiscono la loro vita reale nel campo del virtuale, dove è possibile costruire l’immagine desiderata di sé stessi. Con un’umanità come questa, dispero in un ritorno della "lotta di classe".
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[1] J-Ax, Fedez & T-Pain - "Senza pagare"
[2] Lorenzo Fragola & Arisa - "L'esercito del selfie"
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