Il Terzo Tempo

Il momento in cui, nel rugby, si diventa tutti fratelli. Compagni di squadra, avversari e arbitri

di Meno Occhipinti

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Lo abbiamo già scritto in diverse occasioni: nel rugby si gioca in quindici e il singolo raramente riesce, da solo, a fare la differenza. È lo sport al quale meglio si adatta il motto dumasiano “tutti per uno, uno per tutti” e possiamo affermare senza tante possibilità di smentita che una squadra di rugby è quella che somiglia di più a una famiglia, una famiglia composta da quindici fratelli.
Ma in questo sport, il momento in cui la “fratellanza” è più evidente, e coinvolge non solo i quindici che hanno giocato vestendo la stella maglia ma anche i quindici con i quali fino a qualche minuto prima se le sono date di santa ragione (ma sempre nel rispetto delle regole, è bene precisarlo), le loro famiglie, lo staff delle due squadre, gli arbitri e, a volte, anche il pubblico, è il cosiddetto Terzo Tempo.
Come per tutti gli sport di squadra, anche nel rugby le partite si giocano su due tempi e, come in tutti gli sport di squadra, sono questi due ad assegnare la vittoria che porta punti alla classifica.
Poi, al triplice fischio dell’arbitro, i vincitori formano un corridoio all’uscita del campo, attraversato dagli sconfitti che sono applauditi dagli avversari.
Si va così negli spogliatoi, dove si analizzano i motivi della vittoria o della sconfitta, ci si doccia e infine, tutti belli puliti e profumati, ci si rivede, a volte nella Club House della squadra che ha ospitato l’incontro, altre volte a bordo campo se non si dispone di un locale adatto, e si dà il via al Terzo Tempo.
Qui non ci sono palloni da passare, mischie da vincere, avversari da placcare. Qui invece da passare ci sono i piatti di pasta (e spesso nemmeno, perché chi li prende li mangia); da vincere c’è il senso di stordimento dovuto ai tanti boccali di birra bevuti (per poterne così bere un altro); da placcare c’è chi serve ai tavoli (in questo caso basta solo un leggero tocco al suo braccio, come se si stesse giocando a Touch Rugby) per evitare di saltare un giro. La gara non è a chi fa più mete, vince chi mangia di più. Nonostante il menu sia quasi sempre di una semplicità estrema: una pastasciutta e un boccale di birra (naturalmente tutto moltiplicato in rapporto alla dimensione dello stomaco di ciascuno).
L’astio e la cattiveria scompaiono, ciò che è accaduto sul rettangolo verde (quando è verde, in Sicilia è più facile affrontarsi su polverosi o fangosi campi in terra battuta) è dimenticato, ci si ritrova seduti a tavola con un gruppo di amici e si pensa solo a quello.
Non è raro che durante il Terzo Tempo, tra giocatori avversari, si creino amicizie che durano per tutta la vita e che vanno anche oltre gli anni in cui si gioca a rugby. Fratelli oltre ogni limite.
Dopo la fatica della gara, davanti al piatto fumante o a una bionda spumeggiante non è inusuale che si scherzi, ci si prenda (bonariamente) in giro, tra compagni e con gli avversari. Perché il Terzo Tempo è anche il momento della goliardia e, a volte, anche degli scherzi.
Di scherzi se ne raccontano tanti, a tutti i livelli. Qui ne riportiamo uno, magari un po’ troppo pesante, ma che è tra quelli che si raccontano in queste occasioni.
Siamo al Terzo Tempo di un Francia-Inghilterra dell’allora Trofeo delle Cinque Nazioni. I Francesi regalano a tutti gli avversari una bottiglietta di colonia. Un giocatore inglese la svuota, la riempie di vino bianco e inizia a bere, lasciando credere a un suo compagno che in tutte le bottiglie ci sia vino. La storia finisce con quel giocatore portato d’urgenza in ospedale per essere sottoposto a una lavanda gastrica. Qual è stato il commento dei suoi compagni? “Non se la sarà passata bene, ma almeno il suo alito era profumato!”.
Probabilmente il vero spirito del Terzo Tempo lo hanno colto due personaggi, diversi, per epoca e tipologia, ma accomunati dall’amore per lo sport dalla palla ovale: Oscar Wilde e Claudio Bisio.
Per il primo, il problema della sua squadra di bevitori era solo il vizio del rugby. Per il secondo, invece, i primi due tempi servono da riscaldamento per prepararsi ad un grande Terzo Tempo.
Come non essere d’accordo.