Viva la libertà!

Trapattoni, King e la Lamborghini

di Saro Distefano

    imgLamborghini Aventador

     

Giovanni Trapattoni, il maggiore allenatore italiano di calcio, ebbe a rispondere ad una domanda del collega televisivo sull’esito di una partita. E disse: “Mi trovo completamente d’accordo con lei, ma a metà”.
Ossimoro contraddittorio che ha fatto scuola. Lo si utilizza, infatti, tutte le volte che è necessario essere volutamente paradossali.
Ne approfitto, per dire che secondo me è perfettamente ovvio che la libertà deve essere totale. Ma fino a un certo punto.
Senza scomodare il reverendo Martin Luther King che sosteneva spesso “la mia libertà finisce dove comincia la vostra”, appare evidente che io sono, debbo, voglio essere libero. Ma questo non mi permette di andare in giro armato a uccidere miei simili. Sono libero di andare in macchina dove mi pare, possibilmente evitando di salire sui marciapiedi, perché anche i pedoni hanno la libertà di andare dove vogliono possibilmente senza essere arrotati da un cretino come me che non riesce a controllare la sua Lamborghini Aventador da settecento cavalli.
E per finire: io sono un giornalista, iscritto all’ordine di Sicilia da secoli, e sono convintissimo assertore della libertà di stampata e di parola. Ma.
Ma c’è sempre un ma. E per quanto mi riguarda ce ne sono sempre due.
Il primo: la libertà di stampa è sacra e di fondamentale importanza per l’intera collettività. Ma non si deve dare notizia di un suicidio, specie se di persona che non è il cosiddetto “uomo pubblico”.
Il secondo: la libertà di parola è altrettanto sacra, ma non debbo offendere e non debbo agiografare il regime fascista. Perché me lo impone la legge e soprattutto il buon senso: non posso esaltare chi ha governato con la violenza ed il terrore, per venti anni, fregandosene (verbo scelto non a caso) delle libertà individuali. Non posso farlo appellandomi alla libertà di stampa e di parola. È necessario, esattamente come è necessario evitare di salire con la mia Lamborghini sui marciapiedi e di sparare a chi mi sta sulle palle (anche perché spenderei una fortuna in bullets).