Tra sogni e...

Una rifessione

di Vittore Collina

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Quando vado a fare un massaggio a volte mi capita di addormentarmi. Così è successo qualche giorno fa per una decina di minuti. E ho fatto un sogno che mi portava lontano.
Vedevo forme colorate in movimento. Erano figure rotondeggianti, irregolari, di tante dimensioni, che impersonavano concetti e principi dell'età contemporanea:
“Libertà da”[1], “Libertà di”[2], “Libertà di mercato”[3], “Libertà di voto”[4], “Libertà di associazione”[5], “Libertà delle masse”, “Libertà dal bisogno”, “Libertà come partecipazione”...
Figure alte, lontane e vicine, che si libravano in cielo con moti ascendenti, discendenti, armonici e confusi.
Aperti gli occhi ho rimosso colori e volteggi e ho pensato all'ordine storico di affermazioni, lotte, cospirazioni, rivoluzioni, reazioni, proclami, trasformazioni, ... che hanno segnato (con riflussi e tragedie) gli ultimi due secoli e mezzo. Mi sembra che la Rivoluzione Francese sia lontana (fatta salva la sua grandezza e i suoi richiami emotivi) e che la libertà, oggi, si misuri in parte su altri fronti.
Se pensiamo alla libertà politica e alle lunghe lotte ottocentesche per ottenere le carte costituzionali e gli organi rappresentativi, bisogna dire che si è fatta molta strada, anche se non mancano casi di poteri forti sotto maschere costituzionali. La forma politica degli stati, che a fine Settecento riguardava solo le grandi potenze europee, è diventata universale[6]; ha assunto forme costituzionali (anche se non sempre democratiche); di pari passo si è esteso il diritto internazionale, che gli stati stessi hanno creato con i loro trattati e contribuisce (attraverso gli organismi giudiziari operanti a livello sovranazionale) a rinforzare le garanzie contro il potere[7].
Oggi tuttavia, gli stati hanno perso la posizione primaria giocata fino a una quarantina di anni fa; il loro potere fa i conti con altri elementi e altre forze: penso alla produzione e al commercio globale e alla finanza internazionale. Le grandi compagnie e gli operatori finanziari che agiscono su scala mondiale hanno innescato un vasto processo di deregulation e attraverso le attività di lobbying sono in grado di condizionare a proprio vantaggio la stessa attività legislativa statale[8].
Per altri versi anche all'accresciuto ruolo delle città all'interno, che si può leggere positivamente in chiave di autonomie locali crescenti, è un segnale, oggi, del ridimensionamento dello stato. Questo emerge soprattutto parlando delle 'città globali', le città in cui le grandi compagnie e gli operatori finanziari hanno le loro sedi operative e che nel corso degli anni hanno creato reti di rapporti, di competenze e di servizi di prim'ordine. Città (come New York, Tokio, Singapore, Londra, Zurigo, Munbai ...) che fanno parte di uno stato (di solito non coincidono con la capitale), ma giocano ruoli fondamentali nel regolare la vita economica e finanziaria mondiale[9].
Le libertà hanno dunque nuovi orizzonti ma fronteggiano anche nuovi ostacoli e nuovi pericoli, che si presentano in forme meno dichiarate e drastiche di un tempo, ma non son meno pericolose.
Al di là delle cose politiche e delle dimensioni globali vorrei concludere sui rapporti tra libertà e comunicazione. Ai tempi della Rivoluzione Francese erano già comparsi in Europa i primi quotidiani[10] e una delle libertà più invocate era la libertà di stampa. Oggi, dopo le lotte contro la censura, la nascita degli altri mezzi (cinema, radio, TV) e il sistema che ne è scaturito, l'avvento dell'informatica e i rapidissimi sviluppi delle tecnologie digitali hanno avviato una trasformazione profonda, di enorme portata: trasformazione che investe sia il privato che il pubblico e sta modificando, assieme al modo di comunicare, i rapporti, i valori, le conoscenze…

Per il tema della libertà anche su questo fronte urgono nuove riflessioni.

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1 Libertà da un potere autoritario, assoluto, dello stato. Libertà negativa, nel senso che nega la legittimità di un potere superiore all'autodeterminazione. Libertà liberale.

2 Libertà positiva, come capacità e possibilità di partecipare alla gestione del potere: libertà democratica.

3 La libertà nelle attività economiche e commerciali (laissez faire, laissez passer) rivendicata dalla fine del Settecento, contro il 'mercantilismo' che riconosceva ai sovrani dell'epoca il controllo della vita economica dei loro paesi, attraverso il sistema delle concessioni reali.

4 Il riconoscimento di organi eletti per bilanciare il potere del sovrano (ritenuto di diritto divino) e, di conseguenza, del diritto di voto (all'inizio su base censitaria),.

5 Il diritto di associarsi con finalità politiche (partiti) o per motivi economici (organismi padronali e organismi sindacali).

6 Inghilterra, Francia, Spagna, Austria, Prussia, Russia. Più, oltre oceano, gli Stati Uniti, che si costituiscono in stato federale nel 1787 e a lungo si terranno fuori dalle questioni europee. Esiste poi una miriade di forme politiche minori come i principati, i ducati, le contee, le marche di confine e, per altri versi, ci sono tutti i territori coloniali … Nel 1919 gli stati che firmano il trattato di costituzione della Società delle nazioni sono 44; nel ' 45 gli stati che firmano per le Nazioni Unite sono 50; oggi gli stati sono 193+2 osservatori.

7 Ad es. la Corte internazionale dell'Aia. Aggiungiamo che il rilievo raggiunto dalle macrodimensioni regionali ha portato alla stipulazione di numerosi accordi di ordine civile e militare con ulteriore crescita degli organismi sovranazionali.

8 Per avere un'idea del loro potere pensiamo che spesso i bilanci di queste compagnie superano i bilanci di certi stati.

9 Vedi Saskia Sassen, Una sociologia della globalizzazione, Torino, Einaudi, 2008. I tempi per la Brexit si spiegano meglio se si pensa alla estrema complessità degli intrecci da sciogliere, essendo stata Londra (fino a 'ieri') la sede delle attività finanziarie della UE.

10 La Rivoluzione incentiva la loro diffusione per il bisogno di avere notizie fresche da Parigi in Francia e all'estero.