Dei Verbum

Domande attorno alla Parola di Dio

di Ciccio Schembari

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Il tema di questo mese [maggio 2017], per operaincerta, è Antagonismi e la mia mente è andata all’ antagonismo, molto all’ordine del giorno, che va sotto il nome di scontro tra religioni con particolare riferimento a cristianesimo e islamismo. Due religioni monoteiste. Il monoteismo è, per natura, assolutista: il mio Dio è l’unico e il vero e tutti gli altri sono falsi e bugiardi. Per cui tra religioni monoteiste può esserci solo scontro. Nel 2007 ho avuto occasione di sviluppare la riflessione che propongo in cui tento di superare l’antagonismo e lo scontro tra religioni monoteiste. Con una punta di orgoglio e di soddisfazione, riscontro, oggi, che Papa Francesco la pensa in modo analogo. Lui, infatti, va incontro alle altri religioni non con una pretesa di superiorità e di vera verità, ma con spirito fraterno alla ricerca di una duratura armonia di intenti, ottenendo, così, significativi e importanti risultati sul piano dell’impegno verso la pace e la collaborazione. 5 maggio 2017.


Aderisco, in modo sempre più convinto, all’agnosticismo e al relativismo in quanto mi portano a considerare culture, religioni, ideologie, teorie scientifiche come modelli, tutti buoni e nessuno perfetto, con cui ognuno dà spiegazione a quanto gli accade intorno e ai perché irrisolti che hanno accompagnato, accompagnano e accompagneranno sempre la vita degli uomini.

Nutro, perciò, grande rispetto e curiosità per i modelli da altri adottati dietro i quali vedo il travaglio delle persone a sbarcare il lunario della propria esistenza e, con gioia, scopro in essi, anche in quelli considerati storicamente distanti e in contrapposizione, importanti punti comuni.

Di ciò ne faccio i dati di base del mio personale problema esistenziale o, se volete, della mia "salvezza" che consiste nel cercare di passare i trent’anni di vita che la logica statistica mi garantisce – mia nonna e mio padre superarono i novanta anni – nel modo che io ritengo più confacente a me all’interno delle condizioni date da quanto attorno mi circonda. Non in altro! Né mi pare d’essere solo in questo atteggiamento!

Gli ideali, i valori?! Utili per darsi una direzione ma inaffidabili, dietro ognuno di essi riscontro, infatti, comportamenti in esatta contrapposizione.

I grandi problemi della PACE, della GIUSTIZIA, della FAME nel mondo?! Roba per mettere a tacere la propria coscienza, piena è infatti la mia consapevolezza che, al di là e al di fuori di un’azione politica di massa che purtroppo non intravedo, quanto io personalmente posso fare e magari faccio – l’aiuto a qualcuno, l’obolo per un’adozione a distanza, la partecipazione a manifestazioni pubbliche e cose del genere – è niente rispetto a quanto io stesso, col mio benessere, contribuisco nel determinarli.

L’angoscia della morte?! La morte?! La mia apprensione è piuttosto rivolta alla vecchiaia e alla salute, la morte, dopo, se ci saremo, ce la racconteremo!

Grazie al mio atteggiamento di curiosità e di attenzione verso i modelli altrui mi è capitato di frequentare degli incontri di riflessione e approfondimento sul documento Costituzione Dogmatica della Divina Rivelazione Dei Verbum redatto all’interno del Concilio Vaticano Secondo e, nel mentre ascoltavo dal mio particolare punto di vista, mi si sono formulate le domande che appresso espongo.

  1. Credo di aver capito che i redattori della Dei Verbum, nell’individuare nella sacra Scrittura e nella sacra Tradizione, un solo sacro "deposito" della parola di Dio, non abbiano voluto porre limiti alla volontà divina di esprimersi, nel tempo, quando e come vuole, tant’è che affidano al Magistero Vivo della Chiesa, seppur anch’esso solo, il compito di attingere al suddetto unico "deposito" – ovvero a un numero grande ma pur limitato di parole – "tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio". Cioè, se capisco bene, Dio può, secondo i redattori della Dei Verbum, continuare a esprimersi ma sempre e comunque e solo attraverso il Magistero Vivo della Chiesa e sempre e comunque e solo a partire da quel numero grande ma pur limitato di parole che costituiscono il sacro unico "deposito". È così? Ma Dio, oltre alla sacra Scrittura, al Popolo eletto e alla Chiesa, non ha detto e fatto molto, ma molto di più, creando, come ha creato, l’universo e altri popoli?
  2. Perché non considerare allora il funzionamento dell’universo e le culture degli altri popoli, anch’essi parte del sacro "deposito" da cui attingere per "proporre a credere come rivelato da Dio" di modo che si riconosca lo svolgersi della volontà divina non solo nel tempo ma anche nello "spazio"? Di conseguenza, lo studio delle scienze umane e fisiche non potrebbe considerarsi anch’esso un atto di fede andando così verso il superamento della dicotomia, forse speciosa, tra religione e scienza?
  3. Il compito del Popolo eletto e della Chiesa non potrebbe allora essere quello di guidare verso la salvezza non attraverso l’insegnamento agli altri ma attraverso l’apprendimento dai "linguaggi" degli altri e dell’universo e, pensare a quell’unico "deposito" della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione, come all’elemento che costituisce l’identità dei cristiani? Attribuire, cioè, a esso lo stesso ruolo che le costituzioni hanno per i popoli? E chiedere, per esso, rispetto non in quanto parola di un Dio che gli altri non riconoscono ma per reciprocità del rispetto dei cristiani verso le identità degli altri?
  4. Della salvezza – ammesso anche possa significare un qualcosa di metafisico, il dono di Dio e quant’altro – a noi è riservata la responsabilità delle nostre azioni nell’arco brevissimo dell’esistenza dei singoli e nell’arco, un po’ più lungo ma sempre breve, della storia dell’umanità, e, allora, la salvezza non consiste nel cercare di sbarcare al meglio il lunario della propria esistenza? Ovvero, il compito a noi assegnato non è, forse, più circoscritto della pretesa di essere più bravi di Dio nel fare il mondo giusto, e non consiste nel limitarci, che poi non è poco anzi tanto, ad andare un po’ più d’accordo con gli altri e con la natura?