Ex Libris

Conciliare l’inconciliabile: Un incontro d’anime” di Annalisa Avitabile

di Carlo Blangiforti

    img

     

Il primo libro edito di Annalisa Avitabile è un romanzo importante, importante perché tocca un punto delicato nel rapporto che ognuno di noi ha con il mondo: “Su questo pianeta c’è mai qualcuno il cui cuore batte allo stesso ritmo del mio? C’è una persona con la quale anche il silenzio è lieve?”
La protagonista è Veronica Di Vita, una giovane donna quasi trentenne romana, ma di origine siciliana, che, dopo aver deciso di vivere da sola, trova impiego come stagista in un’agenzia di pubbliche relazioni,  l’Engagement.
Veronica si sente un pesce fuor d’acqua: insicura e sola, affronta con riluttanza questa nuova avventura. Per fortuna fin da subito incontra Gabriele, un impiegato che, per quanto lavori lì già da un po’ di tempo, condivide con lei un certo distacco verso il mondo composito dei colleghi: creativi, account, dirigenti, un mondo tanto teso alla performance quanto carico di piccole e grandi fragilità.
Il mondo in cui si muove è un mondo costruito in compartimenti “quasi” stagni, mondi diversi ognuno dei quali risponde a diverse esigenze e pone istanze differentemente problematiche, una sorta di topografia dei sentimenti che ridisegna una Roma al di fuori dei luoghi comuni: se la sede dell’azienda è la “prigione”, il luogo che le offre poche soddisfazioni professionali e continua a rigettarla, se la casa dove vive e che condivide con studentesse e lavoratrici si configura come uno spazio privato, tutto per sé, inaccessibile dall’esterno; la Roma che fa da sfondo alle passeggiate con l’anima gemella Gabriele è una città lontanissima dalla capitale del glamour, dai luoghi feticcio del turismo mordi e fuggi, per essere invece la città intima e dolce del quartiere testaccino. 
Anime gemelle, Veronica e Gabriele, non lo nascono, lo diventano: un forte legame che si rinforza grazie ad un fitto scambio di lettere e di email, che permette ai due di creare una sorta di bolla intima dalla quale sono esclusi, ma non potrebbe essere altrimenti, tutti gli altri, tutto il resto. La loro si sviluppa e si trasforma in un processo alchemico di trasformazione, finché non si scopriranno (più Veronica, meno Gabriele) in qualche modo cambiati.
La cifra autobiografica pare evidente, ma non esaurisce del tutto l’ecosistema del romanzo. La finzione è finzione, si può anche partire dal vissuto, ma sta all’autore di razza convertire questa materia grezza e trasformarla in racconto. E Annalisa Avitabile ci riesce molto bene: le quasi quattrocento pagine scorrono con gradevole leggerezza tra le dita del lettore, senza fatica, con grande piacere. Ma chi è Annalisa Avitabile?
Le note biografiche raccontano solo in parte la complessità dell’autrice.
È nata a Palermo nel 1985. Dopo essersi diplomata a Crema, si è trasferita nella capitale per frequentare l’università: laurea con il massimo dei voti in Scienze politiche nel 2012, si è trasferita per lavoro a Napoli dove vive.
Ha collaborato alla stesura del “Rapporto Annuale 2012 sull’Economia del Mezzogiorno” della Svimez e partecipato alla stesura del libro “Mafia sotto Pressione” (Franco Angeli, novembre 2013).

Annalisa Avitabile è una bella persona dal modo di parlare ammaliante e affabile, dolce anche se, a volte, di una dolcezza spigolosa. Giovane lo è e non solo per ragioni anagrafiche e per il linguaggio diretto di chi ha sfiorato solamente il XX secolo. Annalisa Avitabile è una persona che mette a proprio agio anche un intervistatore improprio e questo è il segno di una grande personalità...

Ma chi è la protagonista del romanzo, Veronica Di Vita?
Veronica è una ragazza normale, come tante, eppure diversa. Nella sua storia e nel suo modo di essere c'è molto di me. Le sue insicurezze sono quelle tipiche di una ragazza di quasi trent'anni che teme di vedere frustrate le proprie aspirazioni: indipendenza, stabilità lavorativa, realizzazione amorosa, rapporti di amicizia soddisfacenti. Tutto sembra essere messo continuamente in discussione da un contesto imprevedibile e difficile, che spesso spiazza, non solo Veronica, ma anche tutti gli altri protagonisti.

E protagonisti ce ne sono tantissimi nel tuo romanzo, anche se le figure principali sono due, Veronica e Gabriele. Ma ce n’è un terzo che compare letteralmente dalla prima all’ultima pagina?
Il Gazometro. Il Gazometro è il simbolo del quartiere in cui si svolge la storia, apre e chiude la narrazione, ed è una figura che mi ha sempre affascinato. Non è un personaggio in carne ed ossa, è un oggetto, ma senza dubbio la sua presenza è una costante del romanzo: è una costruzione di metallo che, nel suo gioco di vuoti (tanti) e pieni (pochi), dà il senso di una leggerezza che si fonde con le nuvole e il cielo. Il Gazometro  racchiude in sé alcune delle caratteristiche dei personaggi: un insieme di fragilità e imponenza, forza e eleganza.

Fragilità. Ecco, questa pare la parola chiave…
Ognuno dei due protagonisti ha una specie di armatura che lo protegge e, al contempo, lo isola dal mondo, e, forse, da un passato difficile: non un passato da cui fuggire, ma sicuramente un passato con cui fare i conti… Per questo l’unico modo che Veronica e Gabriele trovano per comunicare, per aprire una crepa nell’“armatura”, è crearne intorno a loro una più ampia. Una sorta di bolla spazio-temporale, creata attraverso un rapporto virtuale fatto di e-mail, piccoli regali e di lettere,  e poi, quando l’urgenza di qualcosa di reale è irrefrenabile, in uno spazio neutro di una Roma quasi decadente e autunnale. Il rapporto tra Veronica e Gabriele è virtuale solo fino a un certo punto: quello che mi premeva  era raccontare un'amicizia, colta nella sua evoluzione, un tranche de vie che copre poco più di sei mesi, che prima prende corpo solo attraverso la scrittura, poi si estrinseca attraverso uscite, confronti in presenza e passeggiate.

È un romanzo di genere, per certi versi, misto: un romanzo indubbiamente di formazione, un Bildungsroman, che però ha, come accennato, tante pagine che ricordano il romanzo epistolare.
Una doppia natura, per così dire, che risponde ad una esigenza più sul piano narrativo che non su quello stilistico. Gli scambi epistolari danno modo ai protagonisti di mettersi a nudo, di esprimere vicendevolmente una loro visione del mondo, una Weltanschauung quasi coincidente. Nelle lettere si trattano temi che difficilmente si potrebbero affrontare davanti a un caffè in pausa pranzo. La scrittura fa in modo che emerga l'incredibile affinità delle loro anime. La commistione di generi mi è servita a veicolare determinate riflessioni senza appesantire troppo la storia. In fondo, l'incontro d'anime vero e proprio avviene proprio grazie alle lettere che i due si scambiano.

E alla fine Veronica non è più la Veronica delle prime pagine del romanzo.
E lei ne è ben cosciente: verso la fine del libro afferma: «Sono cresciuta. Ho imparato tante cose su me stessa». In parte questa presa di coscienza avviene anche grazie a Gabriele che per certi versi svolge il ruolo di attivatore del processo e di catalizzatore delle negatività: il confronto tra le loro storie e le loro debolezze aiuta Veronica a prendere coscienza di sé. Ed è un processo che attraversa tutto il romanzo. Alla fine del X capitolo Veronica dice : «Mi sentivo al sicuro, perché finalmente avevo capito di non essere più sola». Questo vuol dire incontrare un’“anima gemella”: una persona che condivide con te la stessa visione del mondo, la stessa sensibilità, lo stesso modo di interpretare le cose. Una magia difficile da trovare, ma quando succede ne scaturiscono rapporti meravigliosi e pieni, che non per forza hanno a che vedere con l'amore.

No, non è un romanzo d’amore. È di più: è un romanzo che parla di amicizia, un’amicizia che riempie la vita e la trasforma. Un grazie speciale va ad Annalisa Avitabile che con il suo libro dà la possibilità ai giovani di tutte le età di rivivere la meraviglia di una stagione indimenticabile.

 

img

Autore: Annalisa Avitabile
Titolo: Un incontro d’anime
Anno: 2017
ISBN: 978-88-6770-198-8
Prezzo: € 22,00
Editore: L’Erudita