Tutta questione di sguardo

Ma è nel guardare, nel fissare il mondo che noi siculi siamo differenti...

di Saro Distefano

    imgLeonardo Sciascia

     

“È tutta una questione di sguardo. Solo quello”. Estrema sintesi elaborata da una coppia di miei amici inglesi. Sintesi che dovrebbe servire, a sentire loro, per dimostrare e confermare la differenza tra un uomo e un uomo siciliano.
Posto che fisiologicamente siamo tutti uguali (certo, parrebbe questa una affermazione fantasiosa se solo si mettessero accanto Donald Trump e Anjezë Gonxhe Bojaxhiu) le differenze, quando esistono, sono nelle tradizioni, nella cultura, nello style of life.
E i miei amici inglesi (ma non è la prima volta che mi capita, anzi, l’esperienza è stata registrata anche con altri europei, con altri italiani, mai con gli americani) hanno notato che tra uno come loro e uno come me non sono emerse differenze: abbiamo due mani e due piedi entrambi, e suppongo abbiamo anche lo stesso muscolo tricipite femorale e lo stesso fegato (seppure il mio da astemio e il suo da bevitore di tre litri di birra al giorno). Una e una sola la differenza: lo sguardo.
E mi hanno anche spiegato in cosa consiste la citata differenza. Non certo negli occhi, ma nell’uso degli stessi. Come loro anche noi abbiamo occhi castani più o meno arabi, occhi verdi più o meno diluiti, occhi azzurri più o meno tedeschi del 1940-1943 o americani del 1943-1945 (ah dimenticavano, gli occhi azzurri li abbiamo ereditati dai Normanni, certo).
Ma è nel guardare, nel fissare il mondo che noi siculi siamo differenti. E lo siamo soprattutto quando guardiamo altre persone, gli occhi di altre persone. E lo siamo ancor di più quando guardiamo una donna, quando le guardiamo gli occhi (e non solo gli occhi).
Allora, almeno a sentire gli albionici, il nostro sguardo diventa diverso, per lucentezza, per profondità, anche per “violenza”.
E la causa di almeno la metà delle liti, delle riffe, delle zuffe, delle ingiurie siciliane hanno a che fare con lo sguardo, anche nello sguardo di un siciliano la causa principale, il motore, lo scoppio.
Ci sono sguardi che fulminano, lo dicono anche i cantanti. Ma loro fanno riferimento agli sguardi d’amore. In generale, in questa Isola almeno, lo sguardo non solo fulmina, ma inquieta.
Sovente le viaggiatrici forestiere che hanno messo piede in Trinacria hanno registrato e riferito una situazione, una frequente coincidenza, che al momento di descrivere non trovano altre parole se non “mi sono sentita spogliata con gli occhi”.

E fin lì, alla fine, tutto bene. Il guaio è quando sulla stessa sagoma si posano due sguardi, e possibilmente uno non è legittimato a farlo.