Confini sì, confini no

Una rifessione sulla guerra ibrida

di Vittore Collina

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In tema di conflitti è interessante constatare che di recente sulla stampa ha fatto la sua comparsa la figura della 'guerra ibrida' e si è parlato della 'dottrina di Gerasimov'.
In un saggio[1], pubblicato nel 2013 su una rivista specializzata, Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore dell'esercito russo, metteva in evidenza che nelle guerre odierne gli apparati e gli scontri militari veri e propri non sono più assolutamente dominanti e decisivi come nel passato, ma sono parte di un insieme di attività aggressive che vanno dalla disinformazione alla propaganda, allo spionaggio, alla sovversione, all'incursione, agli attacchi informatici … A suo parere nelle guerre del futuro il rapporto tra iniziative non militari e militari sarebbe quantificabile nella proporzione di quattro a uno. [2]
Soprattutto per gli addetti ai lavori queste considerazioni non sono così nuove e sorprendenti: esse riproducono delle linee politico-militari già parzialmente usate dalla Russia [3] e in parte confermano le tesi di coloro che già 15 anni fa vedevano le possibili applicazioni dell'informatica più avanzata ai conflitti.
D'altra parte l'articolarsi delle modalità dei conflitti è in linea con i caratteri della realtà in cui viviamo.
La mia prima automobile fu una Fiat 600: sapevo controllare il livello dell'olio, cambiare la cinghia della ventola e cambiare pure le candele; oggi ho una Ford Focus ormai vecchiotta e, nei rarissimi casi in cui ho visto il meccanico (che pure lavora sulla base di tests computerizzati) aprire il cofano, a stento riuscivo a scorgere l'asta dell'olio. Questo per dire che negli ultimi decenni sistemi, piani, linguaggi, tecniche, strumentazioni ... si sono moltiplicati e impongono il ricorso a un largo ventaglio di specializzazioni e a continue crescenti intermediazioni [4].
In questo processo ha avuto larga parte il rapido sviluppo dell'informatica: computers, laptops, telefonini, smarphones nell'arco di circa trent'anni ci hanno lanciato in un nuovo universo della comunicazione, che si è integrato profondamente con gli altri e ha trasformato la galassia in cui viviamo.
Altro aspetto dominante è quello del movimento: movimento fisico di merci e di uomini, supportato da una vasta gamma di mezzi (dalle navi porta-containers agli autotreni, agli oleodotti, ai gasdotti, agli aerei, ai treni superveloci…); movimento meno fisico di informazioni, dati, ordini, azioni, obbligazioni, strumenti finanziari vari … Movimenti tutti ispirati all'imperativo della velocità e velocità che si trasforma in denaro. Sappiamo, per esempio, del raddoppio del canale di Suez che consente il contemporaneo flusso delle navi nelle due direzioni (e si tratta soprattutto di navi mercantili), o del progetto in via di attuazione della ferrovia superveloce tra Pechino e Mosca, da prolungare fino a Rotterdam per portare i containers in Occidente in tempi assai più brevi che per nave.
Se oggi sono dominanti la complessità, il movimento, la velocità, assieme a una forte spinta al risultato, non stupisce che sia in atto una sorta di “incenerimento dei confini” [5] o, forse ancor di più, una larga compresenza di tutto e del contrario di tutto. In altri termini la vasta convivenza del 'dritto' e del 'rovescio'. [6]
Nella 'società liquida' in cui viviamo oggi molti 'confini' sono stati cancellati o attenuati: penso ai rapporti tra generazioni; allo sciogliersi della distinzione tra maschio e femmina un tempo rigidissima; o, sul piano economico, alle macroaree regionali che sorpassano i confini nazionali… Ma, contemporaneamente, assistiamo alla costruzione di barriere, recinzioni e a chilometri di confini murati (magari rinforzati da filo spinato e guardie armate).
Non meraviglia, allora, che la 'guerra ibrida' metta insieme classici strumenti bellici e strumenti da convivenza pacifica: rispecchia il mescolarsi del dritto e del rovescio.

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Note:

[1] Il valore della scienza nella predizione”
[2] Vedi 'Internazionale', n. 1199, 7/4/2017, p. 52
[3] Vedi The 'Gerasimov Doctrine' and Russian Non-Linear War, by Mark Galeotti in https://inmoscowsshadows.wordpress.com
[4] Bruno Latour insiste particolarmente su questi aspetti, sul nostro progressivo allontanamento dalle cose e sulle costanti ricomposizioni delle competenze (vedi Cogitamus, Il Mulino, 2013).
[5] Non ricordo l'autore dell'espressione, ma le parole erano proprio queste e, nella loro iperbole, sono efficaci e aderenti.
[6] È Jilles Deleuze che, parlando del nostro tempo come età delle superfici (= tramonto della profondità), riflette sul dritto e sul rovescio ne La logica del senso.