Patetico e illusorio

A noi della sinistra, conclusa questa fase, non resta che ricominciare

di Carlo Poerio

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In sintesi accadde che i renziani, forti del sostegno dei gentiloniani, dei franceschiniani e degli orfiniani, stettero ad ascoltare con malcelata ironia i martiniani, i cuperliani, i lettiani, gli orlandiani, i bersaniani ed i dalemiani. A metà della discussione, a sorpresa, comparvero anche i prodiani ed i veltroniani. Per giorni e giorni discussero, furono condotte trattative tra questa e quella fazione, si promisero alleanze e poltrone ed alcuni tra loro minacciarono la secessione. Giurarono secessione! I renziani, per privilegio di casta, insultarono capi e capetti di ogni fazione. Il loro leader, negata ogni possibilità di accordo con chi dissentiva e dimostrando gran senso democratico, lasciò che alleati e dissidenti continuassero a discutere tra loro e se ne andò in California. Alla fine, esausti e pure spergiuri, quasi tutti rientrarono nei ranghi. Questa mia breve introduzione, sembrerebbe la premessa di un racconto di fantasia popolato di strani individui. In effetti di strani individui si tratta, in quello che vuol essere il sunto della misera fine del partito erede degli ideali e dei principi etici che una volta furono del Partito Comunista italiano. Un'intera dinastia discendente che ha rinnegato non solo le sue origini ma tutta la sua storia genetica. E mentre loro offrivano uno spettacolo avvilente, indecoroso, surreale e grottesco, il Paese continuava ad affrontare i problemi reali: disoccupazione e povertà diffuse. Disperarsi per ciò che è accaduto lo scorso mese di febbraio e che a tutti gli effetti ha sancito lo sfascio del Partito Democratico è sbagliato. Semmai è stato un errore aver riposto speranze in Matteo Renzi e per un motivo ovvio, da me più volte ricordato in passato: Renzi è cresciuto e si è formato culturalmente e politicamente nel ventennio berlusconiano ed ha assimilato, ed oggi esprime, i peggiori aspetti culturali di quell'epoca. Con Berlusconi ha perfino amoreggiato per anni e con soddisfazione si sentì definire, dallo stesso, "simile a lui". [1] Renzi è il peggior lascito del ventennio berlusconiano e questo, per me, è valsa la diffidenza manifestata fin dal primo momento in cui lo stesso ha calcato la scena politica nazionale (pugnalando alle spalle colui al quale aveva consigliato di “stare sereno”). In pochi anni il "giovane" ha compiuto la sua missione: distruggere il Partito Democratico. Come fu per Berlusconi, a lui non serve un partito ma una tifoseria da stimolare ed eccitare in occasione delle elezioni. Salvo poi perseguire politiche che dimostrano come lui sia completamente estraneo non solo alla cultura ed all'etica di un partito di sinistra ma anche di uno di centrosinistra, progressista e riformista come dovrebbe essere, nelle intenzioni politiche, il Partito Democratico. A meno che non si voglia considerare progressista una riforma del mercato del lavoro, da lui furbescamente chiamata Jobs Act, fonte di perenne incertezza sia per le giovani generazioni in cerca di un lavoro sia per coloro che un lavoro ce l'hanno e fanno fatica a mantenerlo. Riforma talmente avversata dai lavoratori che la Corte Costituzionale ha ammesso che venga svolto un referendum popolare, per alcune sue parti qualificanti. A meno che non si voglia considerare etico l'aver imposto un voto di fiducia per ben tre volte, per approvare una legge elettorale con magniloquenza chiamata "Italicum" e che, secondo lui, sarebbe stata invidiata e copiata in tutta Europa. Invece, anche quella è stata dichiarata incostituzionale in parti importanti, dalla Corte Costituzionale. A meno che non si voglia considerare progressista una riforma costituzionale che avrebbe stravolto l'intero assetto istituzionale e repubblicano, bocciata anche questa da una valanga di NO al referendum popolare dello scorso dicembre. Invece di meditare sul fallimento delle sue scelte politiche e chiedere scusa non solo ad ogni militante di sezione o sede del suo partito ma all'intero Paese, ha preferito la via della vendetta: distruggere il Partito Democratico e rimanere solo al comando, adorato da coloro che gli sono rimasti fedeli fino alla sudditanza ma distante anni luce dal Paese reale e, soprattutto, da tutti coloro che professano una fede politica di “sinistra”. Anche chi, alla fine, ha abbandonato il Partito, non è innocente. In particolare sono colpevoli di non essere usciti dallo stesso prima di aver votato le peggiori riforme proposte da Renzi, salvo poi rinnegarle subito dopo averle votate. Anche in questa occasione, come al solito, i media zerbino hanno fatto la loro gran bella figura, dando ampio risalto alla figura di Renzi e accusando gli scissionisti di aver tradito il partito. Secondo il mio modesto parere, è il restare ancora in un partito che teoricamente si definisce di centrosinistra ma concretamente è berlusconiano, un partito che persegue ed attua politiche liberiste ed è nelle mani di un leader vuoto e cieco politicamente che costituisce un tradimento. Il Partito Democratico come lo abbiamo vissuto in questi ultimi anni, si è dimostrato patetico e illusorio ed è per questo, ripeto, che non bisogna rammaricarsi per ciò che è accaduto. Coloro che si definiscono politicamente di "Sinistra", credono nel valore intramontabile del diritto alla libertà e coltivano principi come l'uguaglianza ed il dovere di farsi carico dei meno abbienti, è già da troppo tempo che devono votare confidando nella speranza oppure scegliere l'astensione. In questi anni in cui ha governato il Partito Democratico, al quale è stato dato il nostro voto di "sinistra" nella speranza di veder conclusa la sventurata era berlusconiana, quali passioni e sicurezze ha trasmesso a chi ancora crede nei valori della sinistra? Nessuna. Finalmente il Partito Democratico si è manifestato nella sua vera natura ed ha dichiarato di non poterci rappresentare, preferendo l'elettorato che apprezza i comportamenti arroganti e bulleschi del suo leader.

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A noi della sinistra, conclusa anche questa fase, non resta che ricominciare. Il malessere sociale sempre più diffuso è sicuramente una condizione propizia al proliferare dei populismi ma anche alla rinascita di un'alternativa di massa della Sinistra. Nuovi soggetti politici stanno nascendo a sinistra del Partito Democratico. Il cammino, ancora una volta, sarà lungo e faticoso sia nella comunicazione sia nel radicamento sociale. Tuttavia la speranza riposta nell'idea di rinascere come comunità politica e come partito di massa è migliore del riporre fiducia in un partito ormai snaturato sia eticamente che politicamente. Auspico e spero, ovviamente, in un partito di massa con vocazione di governo. Ancora una volta mi auguro, a dispetto di quanto sembra stia accadendo, che i fuoriusciti dal Partito Democratico ed i vari leader che si collocano a sinistra dello stesso, si rendano conto che solamente un'unificazione politica, alternativa al Partito Democratico, può fare la differenza. È una condizione necessaria per governare il Paese. Come lo è ripartire dai contenuti del referendum tradito del 2011, con il quale il popolo italiano espresse la volontà di mettere fine alle privatizzazioni, alle liberalizzazioni ed alle politiche di austerity. Il Partito Democratico non è stato capace di interpretare quella volontà popolare e la bocciatura delle riforme di Renzi, a soli 5 anni da quel referendum, è stata la naturale conseguenza di quell'errore politico. Sigle e siglette di sinistra devono concorrere, insieme, all'elaborazione condivisa di una nuova visione della nostra società, consentendo a quella parte di opinione pubblica ancora attiva di partecipare alle decisioni su come governare il Paese. E’ questa, l'unica alternativa al renzismo ed alle derive populiste di casa nostra.

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http://www.repubblica.it/politica/2010/12/07/news/renzi_berlusconi-9907865/
Foto: http:pensieriimmaginati.blogspot.it