La vita e tutto quanto

Una miss, due istruttori, un pollo

di Francesco Zurzolo

Anche solo la prova in palestra sconvolge le mie abitudini: esco a razzo dal lavoro, ci metto 20 minuti circa, ci vogliono 2 ore e passa tra viaggio, parcheggio, cambio, tappeto, cyclette, doccia e recupero auto. Saltano completamente tutti gli altri impegni.
La popolazione indigena non mi ispira molta simpatia: tutti sono griffati, alcuni si fanno delle fantastiche chiacchierate mentre camminano sul tappeto, molti sono assolutamente fuori forma ma si ostinano a mettere abbigliamento tecnico degno di un professionista.
Le ragazze (dai 20 ai 50 circa) seguono ispirate la musica diffusa canticchiando l’unica canzone in una lingua neolatina trasmessa.
Nella norma tutti sfoderano sorrisi fasulli, capitanati in questo gioco da proprietaria e segretaria. In occasione del primo incontro con la proprietaria, mia moglie mi avvertì: «Ora fa tanto la simpatica perchè deve accalappiarti come cliente».
Fa tanto la simpatica? E le riesce proprio male. Epidermicamente non simpatica.
A Pescara si usa dire “andare in cascetta” per indicare un particolare stato d’animo tra l’arrabbiato ed il depresso. Per esempio vi ricordate quando giocavamo a pallone da ragazzi? Spesso capitava che per un rigore negato o per un goal annullato il proprietario della palla si arrabbiasse e decidesse di andare via, portandosi via il pallone. Per dirla in pescarese, “è andato in cascetta” o anche “si è incascettato”, se succedeva spesso il tipo era etichettato come “cascettaro”.
All’ennesimo giro di “Ai se eu te pego” con conseguente canticchiamento globale, dopo aver rivisto le tipe sorridere amabilmente, mentre sudo e mi annoio mortalmente mi parte la cascetta.

‘Sto posto non mi piace!
Nel frattempo, scopro che qualcuno di cui mi hanno parlato molto bene ha rilevato una palestra a 5 minuti dal mio ufficio; un giorno passandoci davanti entro e chiedo informazioni.
La palestra è piccola, con macchine di buona qualità ma vecchiotte; è rimasta chiusa per sei mesi, nella sala attrezzi penzola dal soffitto una tv a tubo catodico ma è spenta e il sottofondo è dato da RDS (c’è di meglio secondo me, ma è già un grande passo avanti). L’istruttore mi sembra una persona cordiale, il prezzo mensile è onesto, ottimo nel caso di abbonamento semestrale, anche di più per l’annuale ma per esperienza so che non usufruirei di 12 mesi).
Finisco il terzo giorno di prova, la proprietaria mi placca con la superofferta e vuole la risposta a breve, meglio anche sarebbe subito.
La superofferta annuale mi verrebbe qualcosa in più del semestrale dall’altra parte, le soluzioni mensili e trimestrali sono indecenti, la semestrale costosa.
Prendo tempo, conscio del fatto che in ogni caso andare in palestra sarà una medicina…
Passano ben due giorni, scopro che nel frattempo mia moglie viene sollecitata per farmi dare una risposta. Già non mi piace. Telefono per dire che non mi iscrivo; la palestra è troppo lontana, perdo troppo tempo e le soluzioni che cercavo erano più economiche.
Miss simpatia, molto seccata mi congeda augurandomi di non avere bisogno della palestra in futuro, vista l’età e gli acciacchi.
La mando mentalmente a quel paese, sto per telefonare a mia moglie per dirle in che razza di posto si allena.. ma ha rinnovato da poco l’abbonamento annuale. Rinuncio, contenta lei.
Io vado dall’altra parte, e se prima ero un pò indeciso, con la gufata telefonica sono assolutamente convinto della scelta.