Retrocopertina

La Venere velata

di Carlo Blangiforti

Ognuno in spiaggia ci va come vuole. Premessa doverosa, che sennò uno si becca un’accusa tra capo e collo di “politically incorrect”. Tollererei perfino Salvini vestito da bagnino o da vigile urbano.
Ma riguardo la “polemica”, sterile e tanti versi stupida, sul burkini (ma chi l’ha inventato ‘sto neologismo) si sono dette veramente tante cose: qualcuna sensata, molte fuori luogo, troppe assolutamente sceme.
Premettendo che quasi mai si fa un serio controllo sulle notizie e che molti, troppi mezzi di informazione rilanciano trafiletti senza curarsi di verificare, bisogna fare una serie di distinguo.
La situazione francese (dove alcuni sindaci hanno vietato la scomodissima tenuta balneare con diverse insulse motivazioni) è molto diversa da quella italiana. Il foulard a scuola (lo chiamo così perché di questo si tratta) ha in passato acceso virulente proteste presso i nostri cugini: il paese è un paese laico, la laicità è un elemento costituente dell’idea stessa di “République”, il fazzolettone è considerato (a torto o a ragione) un simbolo religioso, e nei luoghi repubblicani è vietata l’ostentazione del proprio credo religioso; e questo non tanto perché si teme di ledere i diritti religiosi degli altri (questo nella cattolica Italia pare la principale preoccupazione), ma per non offendere il dettato costituzionale e la legge del 1905 che sancì unilateralmente la separazione tra stato e chiesa. Oggi in Francia (e non solo) non tutti però la pensano allo stesso modo. Molte comunità, troppe direi, antepongono i propri riferimenti eticonormativi (spesso di natura religiosa) a quel contratto che implicitamente tutti i cittadini hanno firmato.
La Francia è un paese sotto attacco, messo all’angolo più dalle sue paure che dal pericolo reale che pur esiste: gli attentati hanno colpito il modo di intendere la vita comune così come sedimentatosi dal 1789 in poi. Per la Francia rimettere in discussione tutto questo è inaccettabile. Vale per la destra, per il centro e per la sinistra.
Ma quando i francesi sono con le spalle al muro, quando sono in difficoltà non danno il meglio di sé, non sanno essere lucidi: la politica estera degli ultimi decenni ne è un esempio lampante. Minchiate su minchiate, alleanze ad muzzum su alleanze ad muzzum. I più recenti attacchi militar-diplomatici a Libia e Siria sono esempi di gallica miopia strategica. Ma lo sono anche le scelte fatte negli anni ‘90 in Algeria, con la terribile ondata di massacri che ne seguì, e più di recente (prima dell’ascesa di Recep Tayyip Erdoğan) l’ostinata opposizione all’integrazione della laica Turchia nello spazio europeo, consegnando di fatto la nazione nelle mani dell’AKP.
Con le spalle al muro, no, non danno proprio il meglio di sé. E in Italia non possiamo proprio permetterci di prenderli a modello.
Si è detto, ed è vero che in fondo è già una conquista per le donne islamiche andare in spiaggia conciate come guerrieri ninja, che per gli islamici bigotti è già un’offesa al Profeta che indossino il burkini. Sul piano tecnico sono d’accordo, su quello di principio molto meno,[1] ma questa è un’epoca in cui bisogna usare la pratica più che la grammatica. Sono piccoli passi che daranno mediocri frutti domani e, si spera, più consistenti tra qualche decennio.
Credo che permettere l’accesso in spiaggia alle persone comunque sia un bene, non so quanto divertente lo possa essere prendere il sole o bagnarsi in quegli abiti, però è comunque un bene. Sarebbe intollerabile che se una donna decidesse di togliersi quella cappa venisse presa a botte o minacciata dai suoi “correligionari” e questo è successo diverse volte in Francia. Anche per questo i francesi sono sul chivalà.
L’Italia è un paese in cui l’etica personale forza la stessa legge: gli obiettori antiabortisti, i farmacisti che non vendono la RU486, perfino gli imprenditori che non pagano le tasse perché è immorale versare nella cassa comune (questo è lo stato) troppi soldi. L’Italia è un paese in cui la politica si piega al credo e, spesso, la fede di adatta per motivi politici.[2] Ma va bene così.
Va bene rispettare gli altri, ma ci sono principi fondanti che non possono né debbono essere messi in discussione, anche se questo è un terreno pieno di insidie.
Non si devono distruggere o coprire opere d’arte che possono “offendere” (minoranza o maggioranza che sia), non si può limitare la libertà di uomini o donne perché l’ha detto Dio, non si può uccidere in nome di un principio ultramondano, non si può girare a volto coperto senza un giustificato motivo nei luoghi pubblici (e un giustificato motivo non può essere la “religione”).
Per questo è bene che ognuno in spiaggia si debba vestire o spogliare come più gli aggrada, perché non solo tutti si nasce uguali, ma si nasce soprattutto nudi. Vestirsi è una scelta di cultura, per buona pace dei bigotti di tutte le fedi, coprirsi è cosa contronatura.

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[1] Il rischio è che dietro queste posizioni si nasconda sempre l’arroganza dell’uomo europeo: superiore difronte al povero straniero da civilizzare.

[2] Sarebbe bene ricordare che sono stati quasi sempre atei e agnostici a sollevare la questione del crocifisso nei luoghi pubblici e che gli islamici italiani mai hanno proposto la sua rimozione (a parte quell’Adel Smith, buonanima, professionista della provocazione, versione musulmana di Magdi Cristiano Allam).