Il volto di Thea

Donne d'altri tempi

di Alessandro D'Amato

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Quando muore una madre, il clima di lutto che si respira in famiglia è difficilmente governabile. Spesso, ci si lascia andare all’irrazionalità e a comportamenti poco consoni al senso di civiltà acquisito dalla specie umana. Vi sono luoghi, poi, e tra questi non esitiamo a inserire la Sicilia, in cui le manifestazioni del lutto “devono” essere drammatizzate, per offrire anche una testimonianza sociale dell’affetto mostrato nei confronti della propria cara e del ruolo insostituibile rivestito dalla ‘capo-famiglia’ prima della sua dipartita. Si giunge al parossismo, peraltro giustificato, se la donna muore di parto.
Non deve stupire, pertanto, se le attenzioni rivolte a Thea, donna e madre siciliana, al momento della sua morte siano state particolarmente minuziose. Così, il suo corpo fu disposto sul fianco sinistro e ricoperto da uno strato d’ocra, di circa 5 cm., al di sopra del quale fu collocato uno spessore di «rari carboni e selci» e, quindi, un’ulteriore superficie, ben più consistente (circa 80 cm.), di ossa spaccate, selci, quarziti e carboni. Infine, ancora più su, un ultimo strato di terriccio. Inoltre, a fianco di Thea fu collocata quella collana realizzata con «dodici canini di cervo elafo perforati», che evidentemente doveva piacerle così tanto, da andare a costituire il suo prezioso corredo funebre, lei che in vita si presuppone possa esser stata una sacerdotessa o, addirittura, una principessa…
Thea visse e partorì i suoi figli nella grotta di San Teodoro, nei pressi del comune di Acquedolci, nel messinese, in un periodo di tempo compreso tra gli 11.000 e i 14.000 mila anni fa, dunque nel paleolitico superiore. Tale inquadramento temporale fa di essa la più antica testimonianza di donna vissuta in Sicilia di cui si abbia traccia.
La grotta di San Teodoro è da oltre un secolo e mezzo oggetto dell’attenzione di paleontologi e archeologi perché al proprio interno è stata negli anni rinvenuta una tale quantità di reperti, da poter potenzialmente completare l’allestimento di intere collezioni museali di vario genere.
Il ritrovamento dello scheletro di Thea risale al 1937 e, nel corso degli anni, accanto al luogo in cui essa era sepolta, sono stati riportati alla luce gli scheletri (in alcuni casi anche palesemente vandalizzati o decimati nella quantità di ossa residue, da trafugatori di reperti archeologici) di altri sei individui, nonché i resti di numerose armi litiche e fossili di animali commestibili, che testimoniano di come la grotta di San Teodoro dovette rappresentare una vera e propria «stazione umana permanente», particolarmente accogliente e sicura. Di certo, la più antica comunità umana stanziata in Sicilia di cui si abbia certezza che praticasse il rituale funebre della sepoltura. Inoltre, come testimoniano ulteriori ritrovamenti, questo stesso sito ospitò, in altre epoche geologiche, anche specie animali estinte del tutto, o relativamente al territorio siciliano, da millenni: ippopotami, elefanti nani, bisonti, orsi, iene, cervi, daini, solo per citarne alcune.
In precedenza, è stata riportata l’ipotesi che Thea, in vita, possa aver ricoperto il ruolo di sacerdotessa o di principessa. Questa tesi è emersa grazie all’individuazione di un dettaglio fondamentale: le arcate dentarie di tutti i suoi vicini di sepoltura presentavano infatti i segni caratteristici dell’utilizzo dei denti centrali per scopi non alimentari, come se si trattasse di una vera e propria “terza mano”. I suoi incisivi e i suoi canini, invece, appaiono praticamente privi di segni di usura, a testimonianza del fatto che lei fosse esentata dallo svolgimento di determinate attività: una donna, dunque, che dovette godere di un evidente prestigio sociale all’interno della comunità residente nei pressi della grotta di San Teodoro. Una donna, inoltre, che ebbe dei figli, come dimostra la dilatazione delle ossa del bacino: ed è quest’ultimo particolare ad aver consentito la determinazione del sesso di Thea, avvenuta nel corso degli anni ottanta. Anzi, pare proprio che la causa della sua morte, avvenuta intorno ai trent’anni, possa essere ricondotta a un parto.img
Va fatta risalire a dieci anni fa, infine, la ricostruzione delle sembianze del volto di Thea, che appare molto distante dai canoni estetici e di femminilità odierni, poiché presenta dei tratti somatici evidentemente marcati, con una accentuata sporgenza mandibolare e un naso parecchio pronunciato. Del tutto in linea, del resto, con il cosiddetto “aspetto scimmiesco” dell’uomo o, per meglio dire, della donna preistorica. Il volto di Thea è stato per la prima volta esposto al pubblico il 26 febbraio 2007, come esito di anni di lavoro di un’équipe multidisciplinare dell’Università di Palermo. Esso si trova tuttora esposto in una sala dedicata alla “prima donna” di Sicilia del Museo di Paleontologia e Geologia ‘G.G. Gemmellaro’ di Palermo.
Oltre al tradizionale calco in gesso del teschio, per giungere alla ricostruzione del viso di Thea ci si è avvalsi di tecnologie estremamente moderne, come l’utilizzo di Tac ai reperti ossei o il ricorso a tecniche di morphing tridimensionale, grazie ai quali si è pervenuti a determinare la progressione delle fasce muscolari del viso e il successivo modellamento dello stesso tramite argilla, da parte dello scultore Toni Rizzo, che con il suo apporto ha consentito il raggiungimento di un risultato qualitativamente straordinario.
Oggi possiamo favoleggiare su quale fosse il modo di Thea di trascorrere le giornate, libera dalle incombenze domestiche e professionali tipiche della modernità. Potremmo provare un moto d’affetto nei suoi confronti, immaginando di essere suoi pronipoti. O ringraziarla, semplicemente, perché per via della sua (inconsapevole) testimonianza la storia evolutiva della specie umana si è arricchita di un tassello fondamentale, attraverso il quale comprendere, con dettagli sempre più particolareggiati, il modo in cui vissero i nostri più remoti antenati.

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Bibliografia di riferimento
C. Di Patti, Thea Madre. Il volto della prima donna di Sicilia e la grotta di San Teodoro, in «Annali dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia», 2007, pp. 141-145;
P. Graziosi, Gli uomini paleolitici della grotta di S. Teodoro (ME), in «Rivista di scienze preistoriche», II, 2-3, 1947, pp. 123-224;
C. Maviglia, Scheletri umani del paleolitico superiore rinvenuti nella grotta di S. Teodoro (ME), in «Archivio per l’antropologia e la etnologia», LXX, 1941, pp. 94-104