Lost in yoga

di Amalia Cornale

Abissi

La presunzione che la mente sia superiore al corpo e l’ossessione della perfezione dell’immagine del nostro corpo sono due abissi di pensiero che è possibile fermare, elaborare e superare avvalendosi della migliore arma esistente al mondo: la pratica costante dello Hatha yoga.
Molto spesso quando affermo di praticare lo yoga, la persona con cui sto dialogando mi dice: “ Oh! bello, allora ti rilassi!”.
Effettivamente lo yoga viene spesso, comunemente, identificato con molte cose errate, fra cui il rilassamento, il proselitismo induista, il pilates, la perfezione della “forma” e altre amenità infarcite di pregiudizi, mode, ignoranza e svariati sentito dire.
Questo substrato di preconcetti costituisce il principale motivo per cui moltissimi principianti desistono dopo le prime lezioni: non avviene alcun miracolo, il corpo è rigido e poco collaborativo e mostra impietosamente i nostri limiti (soprattutto mentali). Altro che rilassamento e “staccare la spina”! Lo yoga è fatica, e incessante lavoro di ricerca interiore.
Tutti, indistintamente, siamo perennemente coinvolti da processi mentali condizionanti, per lo più ripetitivi e abitudinari, e per questo cadiamo in abissi di pensiero profondissimi, dai quali è molto difficile venire fuori. Somigliamo a quei criceti che corrono incessantemente all’interno della propria ruota perché la mente, dispotica sovrana del nostro ego, ci propone sempre gli stessi percorsi, siano essi riferiti al nostro corpo come anche a tutto ciò che ci circonda: critica, giudizio, confronto, imitazione, desideri, obiettivi, fantasie e immaginazioni che generano frustrazioni e insoddisfazioni, le quali a loro volta si autoalimentano e rincorrono senza sosta.
Il più delle volte pensiamo (ovvero la nostra mente pensa) di far fare al nostro corpo quello che vogliamo, pensiamo di poter “comandare” sul corpo. Ed è certamente possibile, ma solo in parte e in precise e, ahimè, rare circostanze. Il più delle volte manca totalmente il feedback, cioè il nostro ascolto, quando il corpo ci comunica delle cose.
Dov’è la nostra petulante e logorroica mente quando il corpo ci manda precisi segnali, come ad esempio banalissime richieste di riposo, di nutrienti, di liquidi?
Spesso ce lo dice un medico o un esame diagnostico che abbiamo bisogno di calcio (o piuttosto di calci) o di sonno. E non perché il nostro corpo sia stupido o imperfetto, ma perché la nostra mente ha preso il sopravvento e ha volutamente ignorato i messaggi del corpo.
Mentre siamo impegnati in un’attività importante non “ascoltiamo” altro, è fisiologico, lecito e anche umano! Ma quello su cui non riflettiamo abbastanza è che nella nostra scala di priorità non mettiamo mai in conto di recuperare il dialogo col corpo, non appena l’attività è terminata. Ad un automatismo con risvolti negativi non facciamo corrispondere un’abitudine compensatoria e virtuosa. Accumuliamo debiti nei confronti del corpo finchè esso – esausto- non smette di urlare e ci mette davanti a situazioni spesso insormontabili.
La pratica dello Hatha yoga è un alleato prezioso per rieducare la mente ad ascoltare le sensazioni del corpo. Ma s’intende che stiamo parlando del corpo “yogico”, quello delle cinque stratificazioni descritte nello scorso numero, quello vero e profondo, non quello “estetico” o esteriore, che invece stimola e vieppiù eccita l’ego, tutti elementi che vanno silenziati e resi inoffensivi attraverso l’immobilità e la meditazione. L’Hatha yoga si può definire come un “allenamento atto a sviluppare la specifica capacità percettiva che permette di avere una consapevolezza globale, per imparare a prendere in considerazione l’intero essere e non frammenti scollegati di esso”.