Editoriale

di Carlo Blangiforti

L'anima nel pozzo

C’è un abisso nell’anima, ognuno di noi ne ha uno. Se lo custodisce con cura, di tanto in tanto imbracato alla meno peggio, uno si cala assaporando la profondità. Talvolta, invece, ci si limita a osservarlo, fintanto che diventa parte di noi, terribilmente nostro. Poi ci sono gli abissi collettivi, quelli che marcano per sempre, come un’esperienza che ci travolge e diventa memoria. Alfredino Rampi. Quelli della nostra generazione ne serbano memoria, tra tristezza e dolore, incomprensibile vendetta del destino che si è accanito su un bambino, un fuscello travolto dagli eventi, stupido e insensato.
Era il giugno del 1975 e a Vermicino (Roma) si compì il rito devastante che tenne incollata ai televisori l’intera nazione. Il piccolo caduto in un pozzo artesiano. “Dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio, morì dentro il pozzo, ad una profondità di 60 metri.” A nulla valsero gli sforzi dell’uomo ragno, dei pompieri, di Pertini e di tutti noi. Oggi Alfredo avrebbe 41 anni, avrebbe condotto una vita normale fatta di delusioni e successi, avrebbe forse avuto dei figli, avrebbe avuto l’età di suo padre quel giorno che il mondo si fermò. Una vicenda che pareva riecheggiare come una tragedia greca, la trama di un vecchio film americano di Billy Wilder, “Ace in the Hole”(1951).
Non sono un esperto di musica, un po’ più di parole, ma tra tutti a raccontare la storia, quella che fa stringere il cuore, sono stati molto bravi i Baustelle di Francesco Bianconi, era il 2008:

Un pezzetto bello tondo di cielo
d’estate sta sopra di me
non ci credo
lo vedo restringersi
conto le stelle, ora
sento tutte queste voci
tutta questa gente ha già capito
che ho sbagliato, sono scivolato
son caduto dentro il buco
bravi, son venuti subito
son stato stupido
ma sono qua gli aiuti
quelli dei pompieri, i carabinieri
Intanto Dio guardava il Figlio Suo
e in onda lo mandò
a Wojtyła e alla P2
a tutti lo indicò
a Cossiga e alla Dc
a BR e Platini
a Repubblica e alla Rai
la morte ricordò
Scivolo nel fango gelido
il cielo è un punto
non lo vedo più
l’Uomo Ragno m’ha tirato un polso
si è spezzato l’osso, ora
dormo oppure sto sognando
perché parlo ma la voce non è mia
dico Ave Maria
che bimbo stupido
piena di grazia, mamma
Padre Nostro
con la terra in bocca
non respiro
la tua volontà sia fatta
non ricordo bene, ho paura
sei nei cieli
E Lui guardava il Figlio Suo
in diretta lo mandò
a Wojtyła e alla P2
a tutti lo mostrò
a Forlani e alla Dc
a Pertini e Platini
a chi mai dentro di sé
il Vuoto misurò.

Un ragazzo stupido. Un popolo stupido, stupidissimo il cui cuore, in una sola lunghissima notte, non fu più lo stesso.