Nel grande blu

di Saro Distefano

Maiorca e l'incidente del '74

Avevo trascorso la parte più lunga della mia decima estate. Era il settembre del 1974 (era il 22, una domenica, e almeno una settimana ci separava dalle scarpe chiuse e dalla prima campanella alle ottoeventi) e la RAI trasmetteva, in diretta, un evento sportivo atteso da una intera nazione.
Ed io ne facevo parte. Il Telefunken con tre tasti per altrettanti canali (ma il terzo non serviva a nulla, chè canali ce ne erano solo due e per avere il terzo sarebbero dovuti passare altri cinque anni) era stato acceso (anzi, prima l’alimentatore, poi il vero e proprio televisore).
Non potevamo perdere nemmeno un minuto di quella giornata, di quella trasmissione in diretta dal mare di Jeranto, una insenatura del Golfo di Salerno.
Eravamo tutti pronti per la celebrazione di un rito (sportivo e non solo): gli esercizi di respirazione, il tuffo, la discesa negli abissi fino ai novanta metri, la risalita, il cartellino rosso (ma la trasmissione era in bianco e nero, perché il cartellino era rosso?), le sirene delle navi e delle barche, le foto, la gioia e la festa. Era la festa di un santo laico, di uno di noi, del siracusano Enzo Maiorca. Era il nostro eroe, perché batteva il francese e il cubano, scendeva più di tutti, e dai quarantacinque metri di venti anni prima, record del mondo, puntava ai cento metri giù nel blu quasi nero. Ma intanto oggi – quell’oggi di quarantadue anni fa - ci saremmo accontentati dei novanta, spavientu!
E invece, a metà rito, a nemmeno venti metri sotto il pelo dell’acqua, dove il sole arriva, schermato ma arriva, il botto, le bolle, la figura che da elegante silhouette diviene scomposta. E poi immagini confuse, respiratori ARA, immagini dalla superficie, barche inclinate e gente agitatissima.
Quando si inquadra il primo primo piano di Maiorca si sente, distinta, inconfondibile, chiarissima e indimenticabile bestemmia.
Cos’era accaduto lo sappiamo tutti (o almeno tutti quelli che nel settembre del 1974 avevamo un’età sufficiente a capire e poi ricordare, ma nell’eventualità i minori d’età fossero interessati, la Rete offre una ampia documentazione sui fatti).