L'anima nel pozzo

di Carlo Blangiforti

C’è un abisso nell’anima, ognuno di noi ne ha uno. Se lo custodisce con cura, di tanto in tanto imbracato alla meno peggio, uno si cala assaporando la profondità. Talvolta, invece, ci si limita a osservarlo, fintanto che diventa parte di noi, terribilmente nostro. Poi ci sono gli abissi collettivi, quelli che marcano per sempre, come un’esperienza che ci travolge e diventa memoria. Alfredino Rampi. Quelli della nostra generazione ne serbano memoria, tra tristezza e dolore, incomprensibile vendetta del destino che si è accanito su un bambino, un fuscello travolto dagli eventi, stupido e insensato.
Era il giugno del 1975 e a Vermicino (Roma) si compì il rito devastante che tenne incollata ai televisori l’intera nazione. Il piccolo caduto in un pozzo artesiano. “Dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio, morì dentro il pozzo, ad una profondità di 60 metri.” A nulla valsero gli sforzi dell’uomo ragno, dei pompieri, di Pertini e di tutti noi.  [...]

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