Le sirene degli euro

di Meno Occhipinti

Il mondo del rugby e la svolta del 1995

Le migrazioni seguono due regole fondamentali: i flussi vanno in direzione dei Paesi più avanzati, dove si guadagna di più rispetto al Paese di partenza, e a muoversi, in generale, sono gli individui più poveri. Non è sempre così, e nel rugby lo è raramente.
Fino al 1995 i rugbysti, almeno sulla carta, erano dilettanti. Durante il giorno lavoravano, magari nell’impresa del presidente della società per cui giocavano, e il pomeriggio, o la sera, si allenavano. In realtà, a tanti, probabilmente i più forti, le società elargivano una specie di piccolo stipendio sotto forma di “rimborso spese”.
Un “rimborso spese” più sostanzioso andava, invece, agli immigrati del sud del mondo, australiani, neozelandesi e sudafricani, che venivano a giocare da noi quando i loro campionati osservavano la pausa estiva, riuscendo così a guadagnare qualche dollaro, pur restando, almeno formalmente, ancora dei dilettanti.
Negli anni ottanta e i primi anni novanta, con questo meccanismo in Italia sono arrivati fior di campioni che rispondono ai nomi di John Kirwan, Craig Green, Naas Botha, David Campese. Tutta gente che ha fatto la storia del rugby mondiale.
Dopo il 1995, con l’avvento del professionismo, cambia tutto e di campioni, dalle nostre parti, salvo rare eccezioni, non se ne vedono più. Il nostro è un rugby di secondo livello e di soldi ne girano pochi, così il flusso migratorio prende un’altra via, quella dei campionati più ricchi e avvincenti di Inghilterra e Francia.
All’inizio di quest’articolo si diceva che, in genere, i migranti partono da paesi arretrati. Nel rugby, invece, a muoversi sono giocatori che provengono dall’emisfero sud, là dove si disputano campionati di primo livello (attualmente la Nuova Zelanda e il Sud Africa occupano il primo e il secondo posto del ranking mondiale) e che già nei loro paesi guadagnano fior di quattrini.
Ma le sirene degli Euro cantano bene e non tutti riescono a resistere ai facili guadagni.
Ecco perché dal sud del mondo, in questi anni, sono approdati nella Premiership inglese e nel Top14 francese i migliori giocatori.
E al termine dei prossimi campionati mondiali che prenderanno il via a settembre di quest’anno, un’altra infornata di stelle vestirà le maglie delle squadre del campionato francese.
Il più ricco contratto lo ha strappato il neozelandese Dan Carter, assicurandosi dal Racing Metro di Parigi un assegno annuale di un milione e centomila euro all’anno.
Qualcuno ha fatto notare che, alla ripresa del campionato, in Francia giocheranno così tanti neozelandesi che, con questi “immigrati”, si potrebbe schierare una formazione quasi uguale ai XV All Blacks che tra quattro mesi difenderanno il titolo mondiale.
Se pensiamo alle difficili traversate atlantiche vissute dai nostri nonni, o agli attuali barconi carichi di morte che arrivano sulle nostre spiagge, coloro che sbarcano nella vecchia Europa con pantaloncini e scarpe bullonate sono proprio degli immigrati di lusso. Beati loro!