Due eventi importanti

di Carlo Poerio

Questo 2015 sembra iniziato sotto i migliori auspici per i popoli dell'Unione europea

Distolgo volentieri lo sguardo dal penoso teatrino della politica italiana e dalle decine e decine di imballi che hanno invaso la mia abitazione, segno di un'incombente trasloco, per volgerlo incuriosito verso quanto sta accadendo oltre le Alpi. Il pensiero corre veloce alla riflessione da me offerta nel precedente numero di Operaincerta, a cui detti il titolo "la vendetta dei maiali". In quell'occasione affermai che in Europa, nel corso di quest'anno, avremmo assistito ad eventi elettorali che avrebbero potuto cambiare, in meglio, la visione del nostro futuro. Quegli eventi si stanno manifestando e spero che presto diano i frutti sperati. Faccio una premessa, rivolta soprattutto a coloro che ancora nutrivano certezze infondate sulla natura e sulle origini della crisi economica che stiamo vivendo. L'attuale e prolungata fase debitoria che tormenta alcuni Stati europei, soprattutto nell'area mediterranea ma non solo, non è provocata da un destino sfortunato. Non è neanche la conseguenza del comportamento di popoli inoperosi e spendaccioni, come piace ricordare al cancelliere tedesco ogni volta che rivolge la sua attenzione ai Paesi del sud dell'Europa. No. L'attuale crisi è frutto di precisi meccanismi economici e politici che Paesi dell'Unione europea hanno pianificato e reso operativi, a danno di altri Paesi europei. Eludendo la naturale vocazione dell'Unione europea, ossia creare politiche solidali e uniche per sostenere la moneta comune, alcuni Stati hanno fatto in modo che la stessa diventasse esclusivamente un'area di libero scambio e libera concorrenza, a vantaggio dei più forti. Tutto ciò avvenne il 18 ottobre 2010 nel corso di una riunione tra Sarkozy e la Merkel a Deauville, in Normandia. L'incontro, per chi volesse approfondire, è stato ricostruito dall'Espresso nell'edizione di gennaio 2015 [1]. Cosa decisero un capo di stato francese ed un cancelliere tedesco? Decisero di negare qualsiasi forma di solidarietà comunitaria agli Stati europei indebitati. La Germania, grazie a questi accordi, valorizzò enormemente il ruolo di porto sicuro per i capitali in cerca di investimenti assicurando a se stessa, nel lungo corso di questa crisi, enormi vantaggi competitivi sugli altri Paesi. Questo spiega perché il cancelliere tedesco (ma anche la Francia ai tempi di Sarkozy), si sia sempre opposto ad ogni intervento sul debito di alcuni Paesi europei, anche nelle forme particolarmente blande caldeggiate dalla Banca centrale europea. Comportamenti come quelli tenuti dalla Germania ma anche da altri Paesi dell'Unione, hanno vanificato ogni scopo del progetto europeo. Un progetto che non ha nessun futuro se continuerà ad essere basato sul ricatto del debito che distoglie risorse pubbliche dalle finalità sociali e che guarda con particolare simpatia ad una finanza avida e insaziabile. Come già ricordato, nel precedente numero di Operaincerta citai alcuni importanti appuntamenti elettorali. Il primo c'è stato: domenica 25 gennaio la Grecia ha detto basta. Basta ad un'Europa e ad una Troika che chiedono sforzi sovrumani per risanare un debito che seppur frutto di errori politici, di corruzione o di eccesso di spesa, non può essere addebitato ad un popolo intero, chiedendo sacrifici in grado di uccidere quel popolo e quel Paese al pari di una guerra. La Grecia ha detto basta ed ha votato Syriza, un autentico partito di sinistra che, solo per inciso, non ha nulla a che vedere con il nostro sempre meno comprensibile Partito Democratico. Il popolo greco senza più un futuro, si affida ad un vero partito di sinistra come unica ed ultima speranza rimasta, alla ricerca di un destino diverso da quello oggi prospettato loro dall'Unione europea e dalla famigerata Troika. Nei prossimi mesi dovremo guardare con molta attenzione alla Grecia ed a cosa accadrà in Europa. Intanto qualche reazione già c'è stata: il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale tedesca, come mastini assetati di sangue, all'indomani della vittoria di Syriza e del suo leader Alexis Tsipras, oggi Capo del Governo greco, hanno ricordato che "le regole ci sono e vanno rispettate". L'altro evento particolarmente importante, accaduto nell'Unione europea, c'é stato circa una settimana prima delle elezioni in Grecia. Dopo ben 13 anni la Banca centrale europea è diventata una vera banca centrale, varando la prima vera forma di mutualizzazione dei debiti pubblici nazionali, grazie ad un massiccio programma di acquisto di titoli, denominato "Quantitative Easing" (QE). Un programma quasi imposto dal Governatore della B.c.e. e che è stato da sempre avversato dalla Germania e da alcuni "ricchi" Paesi del nord dell'Europa. L'intervento è importante perché da marzo di quest'anno e fino a settembre 2016, ogni mese la B.c.e. investirà 60 miliardi di euro in titoli di debito pubblico e privato. Ancor più importante perché anche la Grecia, contrariamente a quanto veniva affermato prima dell'annuncio di avvio del QE da parte di Mario Draghi, può accedere al programma. Non intendo entrare nei dettagli sulla natura del QE e neanche sulle polemiche che sono seguite, soprattutto sollevate da certi ambienti della finanza. Voglio ricordare, invece, che se l'euro avrà un futuro come moneta unica dell'Unione, sarà anche grazie a questo programma che, si spera, verrà migliorato in futuro. Certamente non basta ma è già un buon inizio. Il QE, seppur ottimo, non sarà sufficiente se in Europa non verrà superato l'ultimo e più terribile dei tabù dell'ortodossia tedesca: il tetto del 3% al rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo (quello da noi infilato in Costituzione e comunemente denominato Fiscal compact). Infatti una politica economica espansiva serve a poco se non vengono finanziati gli investimenti pubblici e, attraverso questi, non viene incrementata la domanda di beni e servizi, capace di stimolare le potenzialità produttive delle imprese. Sarebbe assurdo, insomma, avere a disposizione copiose risorse finanziarie ma bilanci pubblici inchiodati sulla regola del pareggio di bilancio. Un po come avere i soldi in cassaforte ma non poterli spendere. Il tutto mentre aumenta il disagio sociale e assistiamo ai penosi spettacolini di politicanti il cui unico talento è sfruttare la disperazione della gente (ed anche, a ben vedere, la dabbenaggine) a colpi di tweet e ospitate televisive. Questo 2015 sembra iniziato sotto i migliori auspici per i popoli dell'Unione europea. C'è solo da sperare che continui così.


___________________

[1] http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2015/01/19/news/quanti-affari-frau-merkel-1.195448

Foto: http://pensieriimmaginati.blogspot.it