Quei libri pieni di “cose strane”

di Alessandro D'Amato

Giuseppe Pitrč e la Biblioteca delle Tradizioni Popolari Siciliane

In un’epoca in cui non solo non esistevano motori di ricerca né enciclopedie virtuali, ma lo stesso Giovanni Treccani, successivamente fondatore dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, non era ancora nato, chiunque avesse desiderato informarsi sulle tradizioni, i costumi, i riti religiosi, le credenze o ogni altro elemento della cultura del popolo siciliano avrebbe dovuto rivolgersi a un medico, operante a Palermo, ma con contatti e conoscenze in tutta l’isola.
Giuseppe Pitrè (1841-1916) dedicò buona parte della sua attività allo studio della cultura del popolo siciliano e alla raccolta di proverbi, canti tradizionali, costumi tipici, leggende, fiabe, superstizioni, rimedi, giochi fanciulleschi e riti religiosi del volgo dell’isola. A causa di questo impegno, la sua figura fu spesso guardata con scetticismo e ilarità perché associata a un’opera superflua, accostata a tematiche marginali, non rilevanti agli occhi delle egemonie socio-culturali del tempo, scarsamente attratte dalle superstiziose “stranezze” del volgo.
Eppure, altrove in Europa, alla disciplina del folklore era attribuita dignità di scienza e il relativo insegnamento, svolto in numerose università. Nella normanna e aristocratica Palermo, invece, i dubbi sull’operato del medico ne ostacolarono non poco la raccolta, che tuttavia fu monumentale, grazie all’indole instancabile del suo autore e grazie alla rete di contatti che lo stesso riuscì a intessere con corrispondenti di ogni parte dell’isola, che puntualmente contribuirono – ciascuno per il territorio di propria competenza – a fornirgli informazioni, ragguagli, notizie e curiosità. Da non trascurare, infine, il fatto che la sua professione lo aiutò non poco nel costruire quel rapporto empatico con gli interlocutori che gli permise di accedere a informazioni di prima mano, frequentemente caratterizzate da una certa intimità, come accadde nel caso di alcuni usi tipici o di speciali rimedi previsti dalla farmacopea tradizionale.
La mole di dati così ottenuta, in oltre un quarantennio di instancabile raccolta, si tradusse in questo modo in una poderosa produzione bibliografica, saggistica e museografica. Giuseppe Pitrè, infatti, scrisse un numero ancora oggi imprecisato di articoli di folklore, per quotidiani e riviste italiane e straniere, e, insieme al collega medico e amico Salvatore Salomone Marino, inaugurò nel 1880 il trimestrale Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, che diresse fino al 1906. Nel 1909, inoltre, fondò il Museo Etnografico Siciliano che, a lui successivamente intitolato dal suo successore Giuseppe Cocchiara, rappresenta un esempio unico nel suo genere, conservando delle rarità assolute e una biblioteca straordinariamente ricca di testi di argomento demoetnoantropologico.
Tuttavia, chi oggi ricorda il nome di Giuseppe Pitrè lo fa con riferimento ai venticinque volumi della collana denominata Biblioteca delle Tradizioni Popolari Siciliane. Pubblicati tra il 1870 e il 1913, i testi che la Biblioteca comprende costituiscono un contributo impareggiabile alla conoscenza della cultura materiale e orale della Sicilia del passato. Non c’è ambito della società tradizionale dell’isola che non sia passato sotto la lente d’osservazione e non c’è angolo del territorio siciliano che, in qualche modo, non sia rappresentato da una qualche testimonianza raccolta da Pitrè o da uno dei suoi collaboratori-corrispondenti. A partire dai primi due volumi, dedicati alla raccolta dei canti popolari, per giungere al volume conclusivo, che compendia informazioni molto eterogenee sulla vita del popolo siciliano, non c’è studioso o semplice appassionato che non abbia attinto ad almeno uno dei venticinque volumi della Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Essa, pertanto, costituisce un patrimonio essenziale, la cui utilità, a oltre un secolo di distanza dalla pubblicazione dell’ultimo volume, rimane immutata, perché la serietà e la minuziosità della ricerca compiuta da Pitrè costituiscono un certificato di garanzia ancora valido. Un indelebile marchio di qualità per un’opera che è stata in grado di varcare i confini territoriali regionali e le specifiche competenze disciplinari, contribuendo a rendere immortale la conoscenza di una porzione significativa, e spesso oramai estinta nelle sue forme concrete, della cultura materiale e immateriale siciliana.


Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane

1-2) Canti popolari siciliani, voll. I-II (1870)
3) Studi di poesia popolare (1872)
4-7) Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, voll. I-IV (1875)
8-11) Proverbi siciliani, voll. I-IV (1880)
12) Spettacoli e feste popolari siciliane (1881)
13) Giuochi fanciulleschi siciliani (1883)
14-17) Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, voll. I-IV (1889)
18) Fiabe e leggende popolari siciliane (1888)
19) Medicina popolare siciliana (1896)
20) Indovinelli, dubbi, scioglilingua del popolo siciliano (1897)
21) Feste patronali in Sicilia (1900)
22) Studi di leggende popolari in Sicilia e nuova raccolta di leggende siciliane (1904)
23) Proverbi, motti e scongiuri del popolo siciliano (1910)
24) Cartelli, pasquinate, canti, leggende, usi del popolo siciliano (1913)
25) La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano (1913)