Un presagio numinoso

di Marinella Calabrese

Il "Libro rosso" di Carl Gustav Jung

Jung è stato un indiscusso protagonista della cultura del novecento, il suo nome è spesso associato a quello di Freud anche da chi conosce poco la psicologia analitica e non ha mai letto un suo scritto.
Jung seppe allontanarsi drammaticamente da Freud, superare l’idea che solo la pulsione sessuale stia alla base del dinamismo psichico e considerare l’arte o la religione forme di espressione dell’energia libidica. Introdusse il concetto di inconscio collettivo, che si aggiunge a quello di inconscio personale.
L'inconscio collettivo, per Jung, è costituito sostanzialmente da schemi di base universali, impersonali, innati, ereditari che chiama archetipi. Di questi i più importanti sono: il «Sé» (il risultato del processo di formazione dell'individuo), l'«ombra» (la parte istintiva e irrazionale contenente anche i pensieri repressi dalla coscienza), l'«anima» (la personalità femminile così come l'uomo se la rappresenta nel suo inconscio) e l'«animus» (la controparte maschile dell'anima nella donna).. In sostanza Jung sposta sul piano inconscio alcuni condizionamenti culturali (religiosi e artistici) e ambientali, comuni a tutti gli individui di un certo gruppo, che Freud riteneva presenti invece nel Super-io della psiche umana.
Il contributo di Jung è stato cruciale per la nascita della psicoterapia e la psichiatria moderne e molti suoi scritti restano controversi. Jung non è facile da leggere, non è facile districarsi fra le sue opere e comprendere fino in fondo il suo pensiero, prima di tutto perché è un genio e i geni guardano oltre e spesso colgono scintille di conoscenza che i comuni mortali vedranno (forse) in seguito.
Questo vale soprattutto per il “Libro rosso”, opera che lui stesso non volle pubblicare in vita ma lasciò da parte, come uno scrigno prezioso da aprire a tempo debito. E’ un libro strano, bellissimo e complesso. Bello anche da sfogliare per perdersi nelle immagini suggestive che Jung inserisce in questo percorso di esplorazione dell’ignoto, del suo inconscio, di “viaggio di esplorazione verso l’altro polo del mondo”.
Jung lavorò al “Libro rosso” dal 1913 al 1930, e ancora in tardissima età egli lo definì una sorta di presagio numinoso, l’opera di fondazione in cui aveva deposto il nucleo vitale e di pensiero della sua futura attività scientifica. Nondimeno, non volle mai autorizzarne la pubblicazione, e dopo di lui anche gli eredi si attennero alla consegna.
Il “Libro rosso” è la cronaca di un viaggio intimo e personale, pauroso per le immagini che si presentano, per la meta sconosciuta, per l’incertezza di ogni passo. Jung ha avuto il coraggio di intraprendere questo viaggio, senza perdersi, senza cadere ma lasciando in ogni segno la prova di questa impresa faticosa. Ecco il segno del genio, la grandezza di chi sa guardare lontano. Le terre più inesplorate sono i paesaggi interiori, è dentro di noi che esiste una sorgente inesauribile di immagini terrificanti e bellissime.
Nel 1957 Jung scrive: “Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori. A essi va fatto risalire tutto il resto. Tutto cominciò allora, e poco hanno aggiunto i dettagli posteriori. La mia vita intera è consistita nell'elaborazione di quanto era scaturito dall'inconscio, sommergendomi come una corrente enigmatica e minacciando di travolgermi. Una sola esistenza non sarebbe bastata per dare forma a quella materia prima. Tutta la mia opera successiva non è stata altro che classificazione estrinseca, formulazione scientifica e integrazione nella vita. Ma l'inizio numinoso che conteneva ogni altra cosa si diede allora”.
Il “Libro rosso” si può considerare una sorta di modello per un lavoro che ognuno dovrebbe fare su di sé, un "esercizio spirituale" volto a scandagliare le parti più nascoste e più irrazionali dell'io e dal quale non si può che uscire rafforzati. Un esercizio che ci riguarda tutti, perché, – scrive Shamdasani (curatore del ”Libro rosso”) –“al pari di molti altri psichiatri e psicologi, Jung non considerava la malattia mentale un fenomeno antitetico allo stato di salute, ma riteneva andasse collocata all'estremo limite di uno spettro continuo”.
Tutto era cominciato nel 1913. In un viaggio in treno verso Schaffhausen, Jung ebbe la visione di una terribile alluvione che inondava l'Europa – macerie, galleggianti e migliaia di morti – che, come avrebbe detto più tardi, preconizzavano i disastri delle Prima guerra mondiale. Jung, quarantenne e professionalmente affermato, sfida a viso aperto visioni e sogni di questo tipo, non sapendogli dare una interpretazione immediata. Inizia così, nel pieno di una crisi personale, l'esperimento su se stesso (che poi avrebbe chiamato il suo «confronto con l'inconscio») che proseguirà fino al 1930. Jung. Ormai lontano dalla visione freudiana, sviluppa uno specifico metodo di esplorazione psicologica – detto “immaginazione attiva” – finalizzato a consentirgli di “andare alla base dei processi interiori”, “tradurre le emozioni in immagini” e “cogliere le fantasie che sollecitavano dal sottosuolo”.
Questo mondo interno è davvero infinito e per nulla più povero di quello esterno”.
In un primo tempo Jung annota le sue fantasie nei Libri neri, quindi le rielabora aggiungendovi una serie di riflessioni e le trascrive in scrittura calligrafica, corredandole di illustrazioni, nel “Liber novus”, rilegato in pelle rossa, da cui il nome ”Libro rosso”. Sapeva che il suo non era il lavoro di un "artista", né voleva abbandonare la propria mentalità "scientifica", benché fosse dalla consapevolezza dei limiti di quella che era scaturito il proprio disagio di fronte al fluire dinamico dell'irrazionale e dell'inconscio. «Il lavoro sull'inconscio va fatto in primo luogo per noi stessi – scriveva Jung –, anche se indirettamente andrà a beneficio dei nostri pazienti.
Il “Libro rosso” è popolato da personaggi che emergono dal mondo interno di Jung e che si materializzano acquistando voce propria, una polifonia nell’Io di Jung.
Il pericolo del “Libro rosso” è quello di apparire visionario, di essere portatore di una follia profetica, spesso in agguato quando si ha a che fare con l'inconscio, ma d’altra parte è un viaggio necessario, quello dentro di noi, se vogliamo davvero cogliere il senso profondo della nostra vita.
L’uomo cresce secondo la grandezza del compito”.