Un libro è un dono di te a me

di Manuela Bellomo

Riflessioni con un libro fra le mani… Beirut: people and places di Paolo Cilfone

Il tema “libri” nasce dal desiderio di porre l’accento su come la libera circolazione del pensiero assuma in questo momento storico un valore molto complesso e, talvolta, di difficile interpretazione.
Ciò che si percepisce è che spesso l’obbiettivo non è comunicare qualcosa ma aumentare la tiratura di un giornale piuttosto che di un libro, qualsiasi sia il suo contenuto, anche immondizia.
Tuttavia riflettendo sul tema ho preferito porre l’attenzione sul significato poetico che ha per me scrivere un libro.
Un libro è un dono di te che scrivi a me che leggo.
Dietro la maggior parte dei libri ci sono storie, ci sono dolori, ci sono avventure, ci sono momenti catartici.
Le parole infatti scorrono veloci sotto il non sempre attento sguardo del lettore, raccontando molto più di quello che possiamo leggere.
Questo è quello che ho pensato quando ho avuto fra le mani un testo di uno scrittore a me caro che tempo fa mi ha regalato un reportage, poesia e foto, di un suo viaggio in Libano.
Questo articolo non vuole essere una recensione, bensì una riflessione su come dietro ogni immagine e dietro ogni parola ci sia molto più di quello che si può vedere all’apparenza.
Solo chi è dotato di un cuore emozionale può accorgersi del vero contenuto di un libro e di cosa davvero vuol dire leggerlo.
Aprire un libro significa intraprendere un viaggio senza bagagli, un cammino che va oltre le parole.
La percezione è che l'artista, scrittore, regista, fotografo che sia, abbiano trasformato un po' di sé in lettere, immagini, video, privandosi di qualcosa per donarla a qualcun altro.
Beirut: people and places, scritto dal giornalista, scrittore, regista, Paolo Cilfone è un “calderone” di emozioni, proprio come quelli delle streghe: ricco di sapienti ingredienti e formule magiche che trasportano il lettore emozionale in questo luogo, Beirut, pieno di contraddizioni, almeno all'apparenza: "[…] posti di controllo, muri trivellati, palazzi sventrati. E' solo il dipinto del passato proiettato nel presente".
Così si legge ma così si guarda nel libro di Cilfone, diviso in due sezioni, people, le persone e places, i luoghi.
Si tratta di uno sguardo scevro da ogni forma di giudizio, mirato piuttosto a cogliere la quotidianità di una città che, dopo tanto travagliato passato anela alla normalità del presente.
Uno scatto rubato quello in copertina, una ragazza libanese: improvviso, veloce, "mi scusi" come dire "è venuta nella foto per errore, mi spiace" e poi la segreta speranza che fosse lo scatto perfetto, lo è e finisce nel posto d'onore.
Poi c'è il panettiere in bicicletta, un uomo enorme, armonioso contrasto con la piccola spiga di grano di cui è fatto il pane. Questa volta gli scatti non sono rubati, Cilfone si inginocchia e parte con le sue foto, l'omone lo guarda perplesso....ahhh questi turisti, però in fondo gli deve essere piaciuto finire nel diario di viaggio di un italiano “curioso”.
Tanti giovani nelle foto, in vesti occidentali e orientali, il futuro: sorrisi, chiacchiere, smartphone, a simboleggiare una Beirut moderna che vuole colmare quei buchi nei palazzi diroccati utilizzando uno stucco fatto di speranza.
Ecco i luoghi del libro di Cilfone: l'antitesi tra passato e presente si fa più tangibile. Architetture moderne, negozi e locali alla moda, palazzi crivellati, catapecchie, cumuli di immondizia...due Beirut a confronto, "i quartieri crescono e si modellano con la cultura dei suoi abitanti […] chi sono e perché rimangono lì".
E poi c'è quella foto scattata alla torretta di avvistamento sul mare e una fuga successiva alla vista di una tuta mimetica inaspettata...”c'è mancato poco, l’ho scampata bella”!
E poi ci sono i bambini, sguardi e parole.
Sembra di toccare con mano emozioni trivellate dai colpi dei fucili, si sentono le ferite, enormi voragini proprio come quelle nei palazzi.
Cilfone ha riportato questo e molto altro dal suo viaggio in Libano, un’avventura l'ha definita lui, un sogno realizzato in un momento difficile, quando è giunta l’ora della catarsi, quando per necessità bisogna trasformarsi in penna, macchina fotografica, videocamera e andare a caccia di emozioni con lo zaino in spalla, senza idee ben precise, senza grosse aspettative, se non il desiderio di cogliere emozioni lontane in un luogo affascinante nella sua antitesi: una lotta intestina di un cuore che vuole ricominciare a vivere.

Un libro è un dono di te a me: grazie a chi lo scrive e grazie a chi è capace di leggerlo con gli occhi del cuore.