Illazioni estive

di Carlo Poerio

Ancora sulle riforme epocali

Propongo un breve riassunto delle notizie con le quali la nostra politica ci ha beato nel corso di questa estate che volge al termine. Com’è oramai consuetudine non sono mancati gli annunci di "riforme epocali", conditi di rassicuranti parole, toni trionfalistici e concetti demagogici, omettendo accuratamente di indicare quando e con quali risorse economiche realizzarle. Alcune, peraltro, annunciate in modo confuso. Mi riferisco, in particolare, alla rivelazione del Ministro Stefania Giannini che nel corso del recente Meeting di Comunione e Liberazione, sembrerebbe la sede istituzionale estiva dove si sviluppano i programmi di Governo, ha annunciato l’imminente ed ennesima rivoluzione del mondo della scuola. Il Ministro ha comunicato che sono di prossima emanazione alcuni provvedimenti, non meglio specificati, il cui scopo è riformare la scuola pubblica italiana. Non lesinando affermazioni infelici come quella che "bisogna superare definitivamente il sistema delle supplenze. I supplenti non saranno eliminati fisicamente. Come fare lo vedrete nelle prossime settimane". E noi, sempre più basiti, tiriamo sicuramente un sospiro di sollievo per il pericolo di morte a cui sono scampati i supplenti ed aspettiamo di vedere e, soprattutto, di capire. Però, se non si è totalmente privi di raziocinio, nel frattempo uno riflette e pensa che i così detti supplenti servono per coprire posti in cui il titolare sia momentaneamente non disponibile.
Provengono dai così detti "precari della scuola" ovvero coloro che rappresentano una quota di personale docente, privo di classe, che può aggiungersi all’organico di fatto (organico funzionale di rete) e che può servire ad una scuola per ampliare l’offerta formativa e per la sostituzione dei docenti oppure ad una rete di scuole che volessero utilizzare un gruppo di insegnanti per organizzare corsi di sostegno, di integrazione degli alunni stranieri e per fronteggiare la dispersione scolastica. I cosi detti precari in realtà sono definiti organico funzionale d’istituto, previsto da una legge del 1996 puntualmente sconfessata e mortificata dai continui tagli ai fondi destinati alla scuola pubblica. Ciò che propone il Ministro Giannini, seppur vagamente, sembrerebbe l’assunzione di personale docente, proveniente dalle graduatorie dei precari e che andrebbe ad occupare i posti oggi vacanti nella scuola. Posti che, tuttavia, non assorbirebbero tutti i precari. Ma se "bisogna superare definitivamente il sistema delle supplenze", anche le funzioni aggiuntive di sostegno all’apprendimento e all’offerta formativa, oggi svolte dal personale in questione, verrebbero ridefinite e redistribuite? E come? A questo punto si fa strada un’atroce sospetto, alimentato da altri due temi che nel corso di questa estate hanno animato il dibattito sulla scuola pubblica: il taglio dell’ultimo anno di scuola superiore e l’ipotesi di aumento dell’orario di lezione per ogni docente. Dietro l’iniziativa annunciata dal Ministro potrebbe celarsi l’ennesimo taglio ai fondi destinati alla scuola pubblica, con il conseguente impoverimento del curriculum della scuola superiore, degli apprendimenti e dei diritti degli studenti e degli insegnanti. E’ vero che aumenterebbe il numero dei docenti ma anche il loro carico di lavoro. Perché? Perché a fronte di un ridimensionamento di offerta dei bisogni scolastici che, ripeto, già sono stati ampiamente mortificati dai precedenti tagli ai fondi destinati a soddisfare tali bisogni, potrebbero essere gli stessi docenti, aumentati di numero ma ai quali verrebbero imposte più ore di lezione da svolgere individualmente, a dover fronteggiare e soddisfare quelle funzioni esercitate oggi dai precari. Conseguentemente, in un prossimo futuro non ci sarebbe più bisogno degli stessi.
Questo significa che coloro che non verranno assorbiti nel corpo docente come previsto dal Ministro Giannini, saranno definitivamente fuori dal mondo della scuola, dopo anni ed anni di precariato. Un altro Ministro che usa il Meeting di CL come fosse Palazzo Chigi o una sede istituzionale, tanto da stipulare in quel contesto accordi di programma con l’Amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., è Maurizio Lupi. Per deliziare il nostro udito ha annunciato l’estensione della rete ferroviaria ad alta velocità, niente meno che per collegare gli aeroporti di Fiumicino, Malpensa e Venezia. Anche lui, ovviamente, non lesinando i toni trionfalistici e da svolta epocale. Ora, sempre se non si è irrimediabilmente privi di raziocinio, uno riflette e pensa ai milioni di pendolari e comuni passeggeri che quotidianamente affrontano gli enormi disagi causati da treni obsoleti e da linee ferroviarie ordinarie dissestate, fatiscenti e sempre più scarse (si pensi alle tratte ferroviarie del sud Italia, soppresse) e si domanda se siano queste le priorità da affrontare in questo nostro Paese. Decisioni peraltro non giustificate da alcuna esigenza reale e concreta. Fiumicino e Malpensa, seppur aeroporti importanti, non solo non sviluppano quel traffico passeggeri che giustificherebbe un’opera del genere ma sono già ampiamente e ottimamente collegati alla rete nazionale ed a quella locale, raggiungibili comodamente ed in tempi più che accettabili dai rispettivi aeroporti. Venezia, invece, ha un traffico passeggeri che non è neanche paragonabile a quello di un grande scalo aereo.
A cosa servirebbe una linea ad alta velocità per quest’ultimo aeroporto è un mistero. Pare che i fondi destinati a questo insano progetto saranno messi a disposizione con un altro misterioso programma annunciato più volte dall’attuale e dinamico Capo del Governo e del quale, al momento, non si conoscono i contenuti: lo "Sblocca Italia".  Mentre i trasporti italiani di merci e passeggeri sono al collasso ed abbiamo la rete autostradale più frammentata e fatiscente d’Europa, destiniamo qualche miliardo di euro ad alcune "grandi infrastrutture" praticamente inutili.

Post scriptum: praticamente la mia riflessione, sviluppata per Operaincerta subito dopo ferragosto, terminava a questo punto ed era pronta per essere inviata alla redazione di Operaincerta, agli inizi di settembre. Tuttavia, proprio agli inizi di settembre, mi sono reso conto che era necessario un breve aggiornamento della stessa. Il perché è dovuto al fatto che gli organi d’informazione hanno diffuso alcune notizie, alle quali vale la pena accennare. Le mie riflessioni, almeno in parte, si sono dimostrate delle autentiche illazioni, come già avevo indicato nel titolo. In sostanza avevo sviluppato un ragionamento che partiva da alcune premesse che potevano rivelarsi, successivamente, false. Ed infatti, falso è l’annuncio dell’imminente "riforma epocale" del mondo della scuola, per ora rimandata a data da definire e sostituita da una “Campagna di Ascolto” che si svolgerà nei prossimi due mesi. Come? Non chiedetelo a me! Probabilmente (e per fortuna) non è tra le priorità di questo Governo oppure, come preferisco credere, non è per nulla pronta come andava dichiarando il ministro. Per quanto riguarda lo "Sblocca Italia", invece, oggi ne conosciamo finalmente i contenuti, decisamente non all’altezza delle aspettative suscitate. Lascia perplessi, peraltro, l’ennesima discutibile affermazione del Ministro Lupi che, rispondendo alle critiche mosse allo "Sblocca Italia" da più parti del mondo imprenditoriale ed economico, ha affermato che i provvedimenti in esso contenuti sbloccheranno "almeno 100mila posti di lavoro". Considerato che in Italia la disoccupazione viaggia su numeri seguiti da sei zeri (3,2 milioni) e che quella giovanile ha raggiunto il 43% (senza contare il numero di giovani inattivi, ovvero che non sono occupati ma nemmeno impegnati a cercare lavoro, pari a 4,4 milioni), non si sa se ridere o piangere di certe affermazioni.

Foto da http://pensieriimmaginati.blogspot.it