Tra l’Incudine e l’Antico

di Meno Occhipinti

L’incontro tra i due grandi artisti siciliani

Il 18 agosto scorso a Scicli si è tenuto un evento, organizzato dall’associazione “South Sicily”, denominato “Mediterraneo, suoni e sapori del Sud”, e che ha avuto come ospiti, oltre che la degustazione di prodotti tipici siciliani a Km zero, Mario Incudine e Alfio Antico.
Operaincerta li ha incontrati prima dei loro concerti, due set da circa quaranta minuti ciascuno e un gran finale nel quale i due artisti hanno “unito le forze” per regalare al numeroso pubblico un momento di trascinante coinvolgimento.

Ci spiegate che cosa c’entrano due artisti nati nell’entroterra siciliano con il Mediterraneo?
INCUDINE: C’entriamo perché noi della montagna, per il fatto di guardarlo dall’alto, abbiamo una visione privilegiata di quello che è mare. In realtà il Mediterraneo non è un’appartenenza ma piuttosto una filosofia. Non si può pensare a un’immagine della Sicilia, a una musica mediterranea siciliana, senza pensare a tutte le etnie che vi si sono stratificate in tutti questi secoli. Pertanto, essere siciliani è essere mediterranei. Noi siamo un miscuglio di tante cose, di tante culture, da quella araba a quella irlandese, a quella andalusa. Alla fine, abbiamo così tanti componenti da renderci veramente unici. In definitiva, essere mediterranei vuol dire essere parte di questo sistema di questa filosofia, di questa razza mescolata, ibrida.
ANTICO: Io in realtà appartengo alla parte marina della Sicilia, a quella che era la greca Leontinoi, oggi chiamata Lentini. E se ragiono con la cultura pastorale, per me il mare è piccolo. Il pecoraio sta in alto e lo osserva. Invece mi chiedo: “ma il pescatore, dal mare, osserva il bosco?”. Non lo so. Agli sguardi distratti potrebbero sembrare due mondi diversi, ma in fondo non lo sono più di tanto visto che, per esempio, il sale viene dal mare e il pastore, nel suo lavoro, utilizza molto il sale.

Dunque che cos’è il Mediterraneo?
ANTICO: È una porta aperta. È una ricchissima culla di miti. E noi ne siamo al centro.

Stasera suonerete insieme alcuni dei vostri brani. È il vostro modo per dire che il Mediterraneo è anche una fusione di culture?
INCUDINE: Noi siamo le due facce della stessa medaglia. Alfio, che è nato più vicino al mare, ha un animo più pastorale, più montanaro. Io invece, che vengo dalla montagna, paradossalmente ho un’anima più aperta, più marinara. Però queste due anime creano due mondi paralleli, diversi, ma che hanno tantissimi punti in contatto, a partire dal dialetto, per finire con gli strumenti popolari, che spesso vengono dall’animale, e che rivive nelle mani del suonatore. È vero, abbiamo anche approcci diversi, nella voce, nella sonorità, però sono cose che apparentemente sembrano lontane ma in realtà sono molto vicine.
ANTICO: Mario lo conosco da anni. Tra di noi c’è stima reciproca, anche se io sono un po’ più “sarvaggio” [selvaggio, ndr]. Mi fa piacere condividere il palco con lui, anche se mi piacerebbe ancora di più riuscire a fare un intero concerto insieme.

Pensi al Sud e al Mediterraneo e ti si materializzano valigie di cartoni e barconi, emigranti e immigrati. Un tempo eravamo un popolo che chiedeva ospitalità, adesso siamo diventati un popolo che non vuole concederla. Che cosa ci è successo?
INCUDINE: Purtroppo viviamo di memoria corta, di momenti, e ci scordiamo subito le cose, dimenticando che la storia, a volte, si ripete. Oggi che siamo noi a dover accogliere dovremmo ricordare che fino a cinquant’anni fa eravamo noi a partire con la valigia di cartone, noi ad essere chiamati “maccheroni”, “pedi lordi” e in tanti altri modi offensivi.

Il prossimo numero di Operaincerta ha per tema “Il mondo animale”. Rispetto al tema “immigrazione”, chi sono gli animali? Chi costringe questa gente a lasciare il loro Paese, gli scafisti, i politici italiani, le persone “normali”?
ANTICO: Gli animali siamo noi, che abbiamo dimenticato quando erano gli altri a trattarci male. Ma animali sono anche quegli intellettuali mascherati che giustificano certi modi di fare. Però, più che “animali” li chiamerei “razzisti”, perché l’animale non è cattivo.
INCUDINE: Gli animali sono le persone che non si fanno scrupoli di guadagnare sui sacrifici degli esseri umani. Perché quando una persona mette tutto quello che ha nelle mani degli scafisti, quello che ha accumulato in una vita, gli dà il cuore o addirittura i propri bambini, e loro per denaro non si fanno scrupolo di abbandonarli in mezzo al mare, dunque uno scafista non può essere certo considerato un uomo. Gli animali sono anche quelli che non voglio accogliere. Come diceva Alfio, non dovremmo dimenticare che fino all’altro ieri che gli africani sulla rotta per l’America eravamo noi.

Siete due musicisti. Gazzè cantava che “una musica può salvarti sull’orlo di un precipizio”. Secondo voi che cosa può fare la musica?
ANTICO: Può fare tanto e può fare poco. Perché faccia, però, bisogna che sia ascoltata. Spesso, invece, alla radio e in tv passa sempre la musica di chi è più forte. Anche questo è razzismo.
INCUDINE: La musica quanto meno dovrebbe creare qualche interrogativo, scuotere qualche coscienza, e creare una massa critica che ragioni e pensi. Altrimenti, se ha il solo fine di divertire, ha raggiunto il 30% della sua missione. Invece la musica e le parole dovrebbero servire anche ad altro, e il cantautore dovrebbe diventare la sentinella della società. In fondo cos’è il poeta se non colui che sa trovare quelle parole che gli altri non riescono a trovare pur vivendo la stessa situazione? Quello che la musica può fare è dire ciò che magari gli altri non riescono a dire. E l’artista dev’essere il megafono, il prolungamento di quel pensiero.