Ex Libris

di Carlo Blangiforti

Falchi e segugi

Un caso più unico che raro quello del collettivo Wu Ming, un gruppo di scrittori [1] che, da una quindicina di anni, firma alcuni tra i più interessanti romanzi pubblicati in Italia. Raro perché lo scrittore italiano (tranne qualche inusitato caso) non ama scrivere a 4 mani (figuriamoci a 8 o a 10), raro per via della posizione riguardo il copyright (e dunque riguardo ai soldi) e, dulcis in fundo, a causa della scelta di stemperare la fama personale nel blob definito ma indefinibile di un nome collettivo.
Lui è molto più che uno “scrittore”, è un laboratorio, è una band musicale, è un blog e un sito dove si fa un giornalismo scomodo e controcorrente. Come se tutto questo non bastasse Wu Ming scrive dei romanzi veramente belli.
I libri sono pubblicati da case editrici quali Einaudi, Rizzoli, Tropea, ma sono rilasciati con licenza Creative Commons [2] in formato epub, txt e pdf.
Il collettivo si “nasconde” dietro un non-nome eppure si conoscono benissimo le identità dei suoi componenti. È osannato da molti, mentre da alcuni, in difetto d’argomenti e di “prove”, è accusato di viltà e varie nefandezze. Qualcuno entra nel merito della scrittura e critica stile e temi.
Minchiate. Wu Ming è quanto di meglio propone la letteratura popolare italiana di oggi (almeno questa è la mia opinione): perché Wu Ming sa coniugare la gradevolezza del narrare, lo scorrere lieve e divertente del racconto, con il rigore della ricerca delle fonti e la consistenza mai banale delle cose dette. In altre parole c’è tanto fumo, ma c’è ancor più arrosto. Questa cosa ai critici abituati a sghignazzare dei successi editoriali di Moccia & Co., a torcere il muso riguardo i libri di Zafón, Carofiglio e Piperno, a questi critici che si esaltano per libri inconsistenti quali quelli di Cameron o Foer, non va proprio giù.
La sua produzione è tanta. Nel senso che c’è di tutto: romanzi collettivi, singoli, saggi, prodotti multimediali, racconti brevi, racconti lunghi ecc. Quindi al lettore non resta che scegliere un capo che salta fuori dal gomitolo e tirare fin tanto che può, non resta che tentare di dipanare una matassa che forse finisce con l’ingarbugliarsi di più. Basta.
Il gruppo nasce dalla costola bolognese del Luther Blissett Project, autore tra l’altro del sorprendente romanzo, epopea delle guerre di religione cinquecentesche, Q. Per questo il primo libro di Wu Ming che ho letto è stato Altai. Per una serie di contingenze narrative i due libri sono interconnessi.
Il romanzo è ambientato negli anni attorno alla tragica vicenda della conquista turca dell’isola di Cipro e della “rivincita” cristiana di Lepanto. Un quadro che tra ricostruzione veritiera e finzione di alta qualità, restituisce al lettore ben più di un verosimile fondale storico. Pare infatti di rivivere attraverso le vicende dei protagonisti i sottili meccanismi politici che legavano a doppio filo le potenze militari ed economiche del Mediterraneo del XVI secolo. Scaramucce ed accordi, finti odi religiosi e reali rivalità univano e dividevano l’Impero Ottomano e la Serenissima, affari e diffidenze. Il sottotesto (attuale come non mai) è che non esiste scontro di civiltà, che la religione è solo un pretesto per muovere guerra e guadagnare in potenza militare e economica. Venezia e Istambul due compari che recitano a soggetto un canovaccio appuntato sulle assi del palco. Ognuno con la sua parte, ognuno con il suo linguaggio. Anche per questo alla stampa di destra il libro non è piaciuto.
La forza narrativa è assegnata ad un grande personaggio Emanuele de Zante alias Manuel Cardoso, ebreo convertito, spia della Repubblica caduto in disgrazia e arruolato nel più grande progetto politico escogitato da un ebreo: la nascita di uno stato protosionista in terra di Cipro. [3] È un bel personaggio: denso e tridimensionale, pieno di umanità e costruito con arguzia, in una parola è vero.
La letteratura italiana non sempre ha saputo creare grandi personaggi. Non parlo solo di spessore psicologico (che è una mera minchiata) ma di spessore narrativo: Emanuele è uno che pare di conoscere da sempre, fa scelte che possono sorprendere oppure no, come ogni amico/nemico sa fare.
Poi ci sono gli altri Yosef Nasi alias João Miquez, Grazia Nasi alias Beatriz de Luna, Ismail alias Gustav Metzger alias Lucas Niemanson alias Lienhard Jost alias Gerrit Boeckbinder ecc. Tutte persone che hanno diversi nomi, forse diverse identità, ma che sono così bene tratteggiate da esser sempre riconoscibilissime.
Di cosa parla Altai?
Siamo nella Venezia del 1569. Dell’attentato all’Arsenale viene accusato un agente della Serenissima, ebreo convertito, Emanuele de Zante. La spia riesce a fuggire e a giungere con l’aiuto del nemico giurato di Venezia, il ricco e influente giudeo Yosef Nasi, a Costantinopoli. I servigi del rinnegato serviranno a Nasi per realizzare il grande progetto di trapiantare gli ebrei d'Europa nella Cipro sottratta alla Repubblica con l’aiuto delle forze turche del sultano Selim II (vedi immagine). Cipro, una patria ben più redditizia dell’arida Palestina. Ad aiutarlo nel progetto giungerà il vecchio Ismail (il protagonista senza nome dai mille nomi di Q).
Gli eventi precipitano, la Cipro conquistata resta in mano turca, il sangue scorso non è servito a dare nuova patria agli ebrei ma a far crescere la rivalità tra Venezia e Costantinopoli. Giungiamo così alla vigilia dello scontro epocale di Lepanto. Il resto lo taccio.
Perché dunque leggere un libro come Altai?
Perché è un romanzo storico che parla dell’oggi, dei falsi odi, delle costruzioni politiche che servono più a dividere e opprimere, che non ad assegnare una supremazia. Una commedia delle parti. Bisogna leggerlo perché è scritto in maniera magistrale, perché è un bel romanzo che sa fare compagnia, divertire senza lasciare l’impressione di aver perso tempo.
In conclusione perché Altai? Altai è il nome di una razza di falchi usati soprattutto per la caccia. A spiegare il senso del titolo sono le stesse parole di Manuel Cardoso:
«Il Consigliere Nordio [il capo dei “servizi segreti” della Serenissima per cui lavora il protagonista, NdA] mi costringeva a cacciare per lui come un segugio, a muso basso tra le anguste calli di Venezia. Nasi, al contrario, mi aveva fatto alzare la testa e volare come un falco, come l’altai che avevo visto staccarsi dal braccio di Hassan Agha e volteggiare fiero sui campi.»
Un uomo può essere accusato di tradimento, può essere servo o scegliere di servire. Tra le due cose passa quel che passa tra schiavitù e libertà. E anche questo, bisogna ribadirlo, è un concetto di sorprendente attualità.

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Note:
[1] Giovanni Cattabriga, Luca Di Meo (uscitone nel 2008), Federico Guglielmi, Roberto Bui e Riccardo Pedrini. Wu Ming in cinese mandarino vuol dire, a seconda dell'accento musicale, senza nome o cinque nomi.
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Creative_Commons.
[3] La Constantinopoli del XVII sarà anche lo scenario delle vicende del mistico ebreo, il Messia sionista, Shbatai Tzvi (Shabbatai Zevi).

Titolo: Altai
Autore: Wu Ming
Anno: 2009
Editore: Einaudi (Stile libero Big)
pp. 411
Prezzo: 19,50€