E-visioni

di Francesca Romana Longo

Addio professor Keating

"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Henry David Thoreau

I nostri lettori mi perdoneranno se questo mese decido di scrivere in nome del desiderio che ho di rendere omaggio ad un indimenticabile attore statunitense, Robin Williams, colui che è stato introspettivo interprete di alcuni ruoli indimenticabili.
L’ improvvisa dipartita di Robin Williams ha colto tutti impreparati. Chi fra noi, cinefili e non, non ha amato di un amore puro e disinteressato il Professor John Keating, quell’ appassionato insegnante di letteratura inglese, capace in pochi istanti di sconvolgere l’ animo dei suoi giovani allievi.

Ethan Hawke e Robin Williams interpretano l’allievo, Todd Anderson e il professor John Keating durante una lezione di poesia.

Chi fra noi non ricorda le fughe notturne della sparuta comitiva di allievi nei boschi vicini al collegio e le letture di poesia appassionate nella sgocciolante  umidità di una grotta, alla luce tremula di pochi ceri accesi…ma la vera  domanda  è un’ altra: quanti di noi si ricordano di guardare il mondo da un altro punto di vista e, sopratutto, quanti di noi si ricordano ancora come si fa.

“La setta dei poeti estinti” riunita in una grotta.

 

Ormai siamo adulti, individui che si sono irrigiditi nella quiete della “maturità”, il tempo ci ha aiutati a scrollarci di dosso la veste dell’ inquietudine adolescenziale, rendendoci meri osservatori della legge della “normalità”.

Nutro la speranza che alcuni di noi conservino ancora il coraggio per mettersi in piedi su un banco e restarci per qualche istante… solo per ricordare quanto è diverso il mondo se lo si guarda da appena un metro in più di altezza.

Se non riusciamo a farlo è perché non abbiamo mai potuto imparare a farlo, perché da bambini non ci hanno coltivato la sensibilità di spirito oppure quella sensibilità ce la siamo amputata da soli, vivendo, perché ci dava fastidio come un arto sopranumerario.

La scena finale del film “L’ attimo fuggente”(USA 1989), vincitore di premi 4 Oscar fra cui migliore sceneggiatura originale (Tom Schulman), miglior film, miglior regia (Peter Weir) e migliore attore protagonista (Robin Williams).

 

Ho compassione per quelli fra noi che non possiedono il coraggio per alzarsi in piedi, piantare un piede sulla  sedia e utilizzare, quell’ altrimenti inutile forza muscolare che possediamo, per sollevare la nostra carcassa umana appena poche decine di centimetri dal pavimento e, contemporaneamente, il nostro spirito di molte centinaia di metri da tutto ciò che è “terreno”.

O Captain! My Captain! our fearful trip is done;
The ship has weather'd every rack, the prize we sought is won;


But O heart! heart! heart!
O the bleeding drops of red,
Where on the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

Walt Withman