Il tuo grissino quotidiano

di Saro Distefano

Un legame tra animali e vegetali

Siccome nello scorso numero ho voluto fare il collegamento tra il mondo minerale e quello vegetale, adesso mi sento in obbligo a fare il collegamento tra il regno vegetale e quello animale.
Facile a dirsi, ma alla fine sono riuscito a farne solo uno, e, vi garantisco, nemmeno di alta qualità.
Ho pensato che gli animali si nutrono (fanno eccezione solo i carnivori assolutamente tali) dei vegetali. Ed ho pensato che gli animali chiamati umani non fanno eccezione ed essendo onnivori (anche qui una eccezione, ovvero i vegetariani, che volontariamente, per motivi religiosi, etici, salutistici et vari si astengono dal consumare carne e derivati) si nutrono anche di prodotti vegetali. Tra questi ultimi, un posto di assoluto rilievo è riservato ai vegetali di origine cerealicola. Insomma, dal grano si ricava quella farina con la quale poi produciamo pane pasta e derivati che formano la parte preponderante della nostra dieta (si intende della gran parte della popolazione, certamente quella che vive dove vivo io).
Orbene, il collegamento tra animali (in questo caso umani) e vegetali (in questo caso graminacee) esiste da almeno 5.000 anni a cominciare dall’Anatolia. Ed è assodato che tra tutti i prodotti che è possibile ricavare dalla preziosa pianta (l’unica ad avere più geni dell’essere umano, esattamente il quadruplo, cosa ancora inspiegata dagli studiosi) è certamente il pane quello più diffuso e conosciuto. Tanto lo è che nel linguaggio comune si usa dire “pane” per dire “cibo” latu sensu. Inutile elencare i tantissimi modi di dire con il pane ad oggetto, e però mi piace ricordare il solo sicilianissimo “pani schittu cala rittu”, con quanto significa e ne deriva (per chi appartiene ad altre nazioni che non siano la siciliana, pazienza).
Quel pane che però in queste ultime settimane viene messo in discussione nella sua verificata, acclamata, accettata importanza non solo e non tanto in termini nutrizionali quanto, oserei dire, etico-morali, tradizionali, financo religiosi.
A mettere in discussione quanto sopra è la pubblicità di un prodotto che pur sempre dal frumento e dalla sua farina deriva, ovvero i grissini. Nello specifico i grissini Panealba.
Accade infatti che nello spot di questo prodotto, che non descrivo per carità di patria (scritto in minuscolo perché non è il caso di scomodare la Patria), si punta molto sulla qualità del prodotto arrivando a dichiarare: “Scappa con Panealba. Una volta c’era il pane”.
Auguro tantissima fortuna commerciale ai grissini Panealba, ma in tutta onestà giudico poco intelligente il prodotto pubblicitario. Molto poco intelligente.
Mi conforta il sapere che la azienda pubblicitaria autrice di questo jingle tanto stupidotto è pronta al lancio di un altro prodotto dello stesso settore, ovvero i biscotti Campiello. Per questi il jingle è, se possibile, ancora più elementare e di basso livello: “sei più bello se ti svegli con Campiello”, prossimamente su tutte le nostre televisioni.