Il buen vivir di Altre Frontiere

di Meno Occhipinti

Da qualche tempo è attivo sul net il blog...

Da qualche tempo è attivo sul net il blog “Altre Frontiere. Cooperazione per nuove prospettive di relazione con l’altro” cui collabora, tra gli altri, Patrizia Boschiero, già collaboratrice di questo giornale. Le abbiamo chiesto di farcelo conoscere meglio.

Patrizia, in un mondo diviso tra “buoni” e “cattivi”, tra il “bene” il “male”, voi certamente rappresentate il “bene”. Vuoi spiegare ai lettori di Operaincerta chi c’è dietro il “voi”?
No, per carità, nessun mondo diviso tra “buoni” e “cattivi”!, e sappiamo tutti come ci sia spesso del “marcio” o quantomeno del “poco di buono” anche lì dove apparentemente si opera a scopi “benefici”, e come quella che è stata definita anche come “industria della carità” abbia in sé non solo grandi limiti nel risolvere le situazioni difficili che affronta, ma anche ambiguità di fondo nelle motivazioni che animano singole persone e gruppi dalle dimensioni e caratteristiche le più diverse, oltre che nelle modalità in cui si opera e si gestiscono i progetti. Se ci chiedessimo, ad esempio, quanto i cosiddetti “buoni” facciano ad esempio “volontariato” per sé, in maniera autoreferenziale, e quanto per l’“altro”, con un’attitudine del tutto “gratuita” su ogni piano... Ma queste sono riflessioni piuttosto scontate, e che pretenderebbero approfondimenti in varie direzioni psicologiche, sociologiche etc. etc. per le quali non è certamente questa la sede. Dietro al progetto “Altre Frontiere”, edizione 2014 “Buen vivir e cittadinanze attive, modelli di trasformazione dai Sud della Terra” (http://altrefrontiere.org) c’è comunque un gruppo di persone non “buone” ma che semplicemente scelgono di dedicare un po’ del loro tempo a qualcosa di “sensato” e auspicabilmente “buono” operando nell’ambito dell’associazione di volontariato “NATs per... onlus” (www.natsper.org) attiva a Treviso dal 1998, anno di nascita in seguito all'esperienza che alcuni soci fondatori hanno vissuto in Guatemala con il Movimento dei ragazzi e delle ragazze di strada. NATs lavora tuttora, innanzitutto, nel campo della cooperazione internazionale e della formazione e sensibilizzazione sul territorio italiano rispetto alle diverse situazioni di vulnerabilità dell’infanzia, in particolare quelle dei bambini lavoratori e di strada.

La nascita del gruppo (l’associazione) è recente. Raccontaci com’è nata l’idea.
“Altre Frontiere” è nato abbastanza in sordina un paio d’anni fa, in seno appunto a NATs per..., prima come rivista dell’associazione (il numero 2 è disponibile in www.natsper.org/upload/NATs_rivista_AltreFrontiere_n_2.pdf), poi, e sempre più, come una sorta di laboratorio culturale, di approfondimento e di ricerca, su temi connessi alla cooperazione, per una maggiore conoscenza e consapevolezza dei contesti in cui si agisce e per allargare lo sguardo e la prospettiva a nuovi modelli di relazione, che consentano azioni e interventi più motivati e più utili alla qualità della vita di tutti i soggetti coinvolti. In questo senso Altre Frontiere vuol essere un terreno di studio, di confronto e di contaminazione di idee e proposte “altre”; una casa aperta, cercando la più ampia partecipazione di chi (individui, gruppi, associazioni) condivide questa necessità, o desiderio. L’anno scorso (27-30 settembre 2012) abbiamo dato il via alla componente pubblica, organizzando a Treviso una serie di Dialoghi, incontri e musiche per costruire consapevolezza e nuove prospettive di relazioni con l’altro. Dal Land Grabbing nei sud del mondo a microeconomie solidali tra noi, i cui materiali sono disponibili (videoregistrazioni e altro) in www.natsper.org/2012/10/12/Altre-Frontiere/. La partecipazione e l’interesse raccolto sono stati buoni; tantissimi gli stimoli a proseguire, e dunque eccoci qui, anche se tra le molte difficoltà connesse soprattutto al fatto che tutti noi svolgiamo queste attività nel cosiddetto “tempo libero”...

Avete aperto un blog dal titolo “Altre Frontiere. Cooperazione per nuove prospettive di relazione con l’altro”. Perché questo nome?
Sì, il blog (http://altrefrontiere.org/) è un’iniziativa recente, un’altra tappa pubblica, per noi molto importante per la condivisione dei contenuti sui quali riflettere e in vario modo lavorare, anche semplicemente portandoli all’attenzione di altri. Dunque uno strumento di comunicazione e lavoro per l’insieme del progetto “Altre Frontiere”, nell’ottica generale della quale abbiamo detto. Ogni edizione (la cadenza dovrebbe essere biennale), porrà al centro un macrotema e vedrà la partecipazione e il contributo di soggetti diversi: docenti, studenti, giornalisti, artisti, cooperanti, organizzazioni e associazioni del terzo settore, “semplici” cittadini attivi; si avvarrà di una piccola rete di “corrispondenti” che ci racconteranno nuovi fermenti ed esperienze dirette sul campo, in America Latina soprattutto. Il blog vuol essere collettore di informazioni e condivisione sulle iniziative in progress e sugli appuntamenti pubblici nel corso dell’anno.

Il “macrotema” di questo biennio è “Buen vivir e cittadinanze attive, modelli di trasformazione dai Sud della Terra”. Volete forse dire che, detto in modo molto semplice e se vuoi banale, il “nord” deve cambiare ispirandosi al “sud”?
Sì, direi che questa è senz’altro una delle nostre idee chiave. Naturalmente questo non vuol dire capovolgere la prospettiva in modo altrettanto manicheo – pensando alla tua domanda dalla quale siamo partiti – come se tutto il buono stesse a sud e tutto il cattivo al nord, o, meglio, all’Occidente di questa nostra postmodernità evoluta, ipersviluppata (e decadente?). E consapevoli che sud e nord non possono più essere intesi nemmeno in senso geografico/letterale, che tutto si mescola sempre di più, su tutti i piani e molto più rapidamente di quanto la maggior parte di noi non riesca a vedere, ci siamo dentro... Certo è che il “nord” che storicamente “aiuta” (e in mille modi “domina”) dovrebbe guardare in modo diverso (o guardare meglio) se stesso e l’altro da sé, tanto più in questa situazione di crisi profonda, che si ripercuote in ogni ambito e ci segna sia a livello individuale che sociale. “Buen vivir e cittadinanze attive, modelli di trasformazione dai Sud della Terra” vorrebbe essere quindi anche un “viaggio” tra terre, culture, etnie diverse, guardando a modi di vivere “altri”, a nuove proposte, ad antiche e nuove resistenze, a quei modelli di trasformazione, che stanno prendendo forma (complessa e spesso contraddittoria), in molti processi di partecipazione sociale dal basso, di protagonismo delle comunità, di democrazia partecipata, in diverse parti del pianeta, spesso accomunate dall’etichetta “sud”. Filo conduttore di merito e di metodo dovrebbe essere l’ascolto e lo sguardo rivolto all’Altro, soggetto (r)esistente e attivo e non ridotto a puro oggetto di aiuto nell’ambito di vecchie e nuove colonizzazioni culturali ed economiche. Sappiamo che non sarà facile!

Oltre al blog, nei prossimi mesi, che altre attività avete in programma?
Le tappe pubbliche principali saranno le giornate dedicate a un convegno e ad altri momenti pubblici in ottobre 2014; prima di allora prevediamo una serie di incontri a partire da febbraio 2014, per i quali sarà molto importante il coinvolgimento e la partecipazione attiva di altre associazioni. Intendiamo utilizzare “linguaggi” differenti, che ci aiutino ad approfondire “Buen vivir” e “cittadinanze attive” attraverso la parola e il racconto, la musica, il cinema…; parleremo di valori e saperi di culture diverse dalla nostra, e per fare questo intendiamo partire da un ciclo di incontri specifici, e con una componente conviviale, dedicati alle diverse culture del cibo. Faccenda sempre e ovunque primaria e ineludibile!