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Un blog raccoglie le storie e le immagini dei calciatori capelloni

Se Maradona avesse portato i capelli tagliati alla marines, sarebbe stato ugualmente il campione che è stato? E se Batistuta avesse sfoggiato una sobria riga a sinistra, avrebbe segnato lo stesso caterve di gol? Se non vi siete mai posti questo genere di domande, è il momento di visitare Calciatori Capelloni Blog una gustosissima raccolta dedicata a calciatori con i capelli lunghi distinti per decennio di nascita, nazionalità, ruolo e, ovviamente, tipo di capigliatura. Potreste scoprire, in perfetto equilibrio tra malinconia e divertimento, una serie di bellissime storie di sport. Abbiamo intervistato per via telematica il creatore del blog, Giacomo Elio di Bari.

Come nasce il blog "Calciatori capelloni?"
“Il blog "calciatori capelloni" nasce in una giornata estiva, su Facebook, quando ho creato un album fotografico di calciatori capelloni, quasi un album di figurine “dell'era del PC”, chiedendo ai miei amici di aiutarmi a completarlo e suggerirmi nuovi nomi. Successivamente ho iniziato a mettere le didascalie a queste foto, didascalie che diventavano sempre più lunghe ed elaborate, finché non ho pensato che sarebbe stato bello creare un blog in modo che non soltanto i miei amici di Facebook potessero guardare e partecipare all'album. Altre motivazioni sono contenute nell'introduzione al mio blog”.

 Nella home page di “Calciatori capelloni” campeggia un'immagine che fotografa un'epoca: la nazionale Olandese del 1974. Quella nazionale aveva una sua filosofia di gioco e anche di look, tanto che da quel momento la tattica del fuori gioco e i capelli lunghi diventano una moda. Pensi che il calcio e i calciatori abbiano ancora un'influenza sulle scelte di immagine delle persone?
“La scelta della foto è stato un riflesso condizionato: dovevo avere una foto di quella squadra come biglietto da visita del mio blog. Quando poi su google, ho trovato la foto della formazione schierata ho pensato: perfetto, geniale.
Per quanto riguarda l'influenza del calcio sulle scelte di immagine delle persone, non ho dubbi: c'è, è forte, ed è molto sfruttata dalla pubblicità. Ad esempio, ai tempi di Ronaldo, mi ricordo che tutti si rasavano a zero... ma oltre ai casi di imitazione del look dei calciatori, c'è anche un grande sfruttamento pubblicitario che in passato non c'era: lamette da barba (Cannavaro, Henry), tariffe telefoniche (Totti, Gattuso), cereali della prima colazione (Buffon) ecc... Evidentemente il calciatore viene percepito dai pubblicitari come arma in più per vendere un prodotto, e quindi vuol dire che c'è un riscontro da parte degli utenti/consumatori. Il calcio rimane ancora uno dei sogni più grandi e la pubblicità lo sa”.

L'operazione che porti avanti rivolge più di uno sguardo al passato, ma usa uno strumento moderno come internet. Come giudichi i risultati ottenuti da questo matrimonio?
“Penso che se non ci fosse stato internet, non avrei potuto creare niente di simile: non avrei certo potuto fondare un giornale per scrivere di calciatori capelloni... Internet ti dà la possibilità di avere uno spazio in cui parlare di quello che vuoi: se quello che dici ha un qualche riscontro, una qualche attrattiva, i lettori arrivano...
Senza contare che è lo stesso internet che mi ha permesso di dare questo “sguardo al passato” tramite wikipedia e simili, anche se un certo modo di vedere il calcio oltre la singola partita o la conoscenza di determinati episodi e personaggi della storia di questo sport mi deriva sicuramente da una lettura assidua e appassionata di una rivista mitica come il Guerin Sportivo.
Io non ho a disposizione dati sulla composizione per età dei lettori di “calciatori capelloni” ma penso che un appassionato di calcio nato negli anni '60 ha sicuramente accesso a internet e può benissimo imbattersi in argomenti che riguardano anche la sua generazione. In realtà però, andando a guardare i dati del blog, i calciatori con più visualizzazioni sono Henrik Larsson e Alexi Lalas (che magari sono rimasti nell'immaginario di ragazzi cresciuti negli anni '90), Sergio Zarate (fratello di Mauricio) e Memo Ochoa (portiere messicano classe '85), quindi più legati alla contemporaneità.

Molti calciatori capelloni sono stati protagonisti di scelte radicali anche fuori dal campo di gioco (penso a Tommasi, Breitner, Socrates). Credi ci sia un legame tra look e scelte di impegno sociale?
“Non credo, perché in fatto di impegno sociale abbiamo ad esempio la fondazione P.U.P.I. di Javier Zanetti o le scuole calcio con fini sociali e istruttivi aperte da vari calciatori africani o sudamericani nei loro paesi di origine. Forse in passato le scelte radicali, sia in fatto di look che fuori dal campo, dei calciatori erano comunque figlie dello stesso contesto: “voglio ribellarmi, porto questi capelli e faccio queste scelte”. In passato la ribellione si traduceva in gesti come il non voler partecipare ai mondiali organizzati in un paese sotto dittatura (Breitner), nell'auto-organizzazione democratica della squadra (Socrates), nell'esagerazione (Maradona), nel distruggere la propria vita (Best) o nel dribblare mezza squadra avversaria e mettersi in piedi sul pallone ad aspettare i difensori (Vendrame).
Oggi l'impegno sociale dei calciatori spesso è ridotto alla beneficienza che, benché sia qualcosa di ammirevole, nasce sempre dalla disponibilità di denaro, e i calciatori sotto questo aspetto sono ben forniti...”. 

Un'altra caratteristica dei capelloni è quella di essere un po' matti. Il tuo blog racconta alcune di queste storie, soprattutto provenienti dal sudamerica. Quale ti ha colpito di più?
“Se parliamo di follia in senso buono, mi viene in mente l'episodio di Sepp Maier che si annoia durante la partita e si mette a inseguire una papera nello stadio, o Higuita con la sua parata dello scorpione. Se parliamo di “locura”, la cosa più folle e inquietante è sicuramente la vicenda di Andrés Escobar (ndr il difensore colombiano fu ucciso a causa di una autorete realizzata ai mondiali del 1994).

Altri capelloni sono rimasti famosi solo per il look improbabile e non certo per doti calcistiche. Credi che l'immagine possa sostituire il talento?
“Sul campo di calcio penso proprio di no, perché in fin dei conti se non sei bravo, o non sei uno che si sacrifica in campo, non giochi... Credo invece che nella memoria, nell'immaginario collettivo l'immagine di un calciatore possa andare al di là del suo talento: basti pensare ad Alexi Lalas che viene ricordato solo per il suo look; se avesse avuto la riga a sinistra, oggi non se lo ricorderebbe nessuno. Anche lo stesso Valderrama, viene ricordato prima per la sua capigliatura, poi perché era anche bravo a giocare”.

Oggi la moda impone tagli corti alla Cristiano Ronaldo oppure (orrore!) alla Beckam. I capelloni nel calcio sono diventati una minoranza. Quale giocatore in attività ti piacerebbe vedere con i capelli lunghi?
“McDonald Mariga, kenyano dell'Inter: ha delle potenzialità spaventose, potrebbe sviluppare una grande capigliatura afro”.

Per concludere: quali sono i tuoi calciatori capelloni preferiti?
“Carlos Valderrama, Diego Armando Maradona, Alberto Tarantini, Marouane Fellaini, Paul Breitner, Socrates, Leonardo Cuellar. Da tifoso viola, naturalmente Batistuta e Jovetic”.

 

 
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