DIO OGGI
 
 
 
       
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Dopo duemila anni Dio è “oscurato” nel suo volto di Padre misericordioso...

Il convegno di Roma su “Dio oggi”, organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il suo Comitato per il progetto culturale, è stato ricco di analisi e di suggestioni che sarebbe opportuno incorniciare in una sintesi di quadro pastorale. In questo senso il livello della riflessione finale del primato di Dio deve essere quello del contesto socio-culturale contemporaneo nel quale la complessità è senza centralità e senza prospettive. In ciò siamo aiutati dal monito di Papa Benedetto XVI secondo il quale “la nostra conoscenza cresce solo se ama la verità”.

Il nodo Dio oggi non è solo teoretico ma è drammaticamente esistenziale, culturale e politico. E riguarda non soltanto l’affermazione di un principio di riferimento quanto il disvelamento delle note universali del suo volto e la convergenza razionale delle differenze. È il caso del Dio dei cristiani.
Quando Gesù Bambino, Dio vivente e Parola incarnata, cercò rifugio a Betlemme di Giudea perché nella città e nel tempio non c’era possibilità di alloggio né diritto di cittadinanza, si rifugiò con sua madre Maria e suo Padre putativo Giuseppe, l’artigiano, tra i poveri pastori della montagna. In quella condizione lo trovarono tre liberi magi venuti dall’Oriente. Erano dei saggi uomini di cultura “onesta” e cercatori instancabili di verità, che avevano seguito da lontano il cammino della stella della Redenzione (Franz Rosenzweig ). Appena lo ebbero trovato lo riconobbero e lo venerarono ma non tornarono dal Potere di Erode ma dai confini della loro Fede e della loro Ragione. Erano essi i profeti dei nuovi tempi e gli iniziatori culturali di un nuovo rapporto tra cultura, ricerca e fede in Dio per tutte le religioni. Il potere di Erode, simbolo della politica “nera”, trama  per oscurare e negare il senso di Dio Messia, Salvatore e Liberatore.
Come è  noto nell’epoca del politeismo antico, dei valori e delle fedi, l’atteggiamento degli uomini era quello di essere credenti senza essere amanti e onesti cercatori del vero Dio ma solo religiosi osservanti del Dio della tradizione che dava sicurezza, stabilità e legittimazione all’ordine politico e sociale. Ad Atene e a Roma ma anche a Gerusalemme dominava il culto come fatto e la condotta religiosa era il dovere di una contro-prestazione rassicurante. I diritti di Dio riguardavano la veste confessionale dello Stato e tutt’al più l’osservanza fondamentale dei dieci comandamenti come carta del Patto del Sinai. Il Dio giusto era un giudice severo e inesorabile, percepito con timore e tremore dagli uomini lacerati e divisi dalle passioni nei loro cuori. Il volto antico di Dio era antropomorfico,semplice e chiaro e i suoi diritti evidenti e compresi, ma era oscurato il volto dell’uomo e negati i suoi diritti, anche se riconosciuti i doveri etici di compassione.
Dopo duemila anni, nell’epoca del nuovo politeismo, dei valori e delle fedi, laiche e religiose, Dio non è più “ignoto”, come ad Atene ma “oscurato” nel suo volto di Padre misericordioso, prodigo e provvidente, Giudice di Amore, segno crocifisso di contraddizione e discernimento. Oscurati per troppo tempo e mistificati anche nello Stato teocratico sono stati i suoi diritti di Creatore e Redentore da una cultura fabrile e da una politica reattiva,agnostica o liberticida. La” morte di Dio” di Nietzsche è stata la condizione culturale e religiosa dell’avvento del superuomo, cioè di una nuova umanità radicalmente libera e arrogante nella quale non c’è stato posto sostanzialmente né per la creazione né per la resurrezione nè per i diritti di Dio. I diritti di Dio,dall’umanesimo rinascimentale in poi, sono stati confusi con i diritti delle Chiese ed“oscurati” dall’avvento dei diritti dell’individuo,uomo nuovo senza radici e senza trascendenza, che impegnato a realizzare il suo progresso particolare ma non universale nè integrale, umano e divino,ha tolto un senso ed una direzione alla sua libertà assoluta in un nuovo desiderio di potere e di ricchezza senza poter però conquistare lo scettro e la corona di Signore del Mondo e della nuova storia. La nuova contesa tra l’uomo ridotto ad individuo e la signoria di Dio ,di fatto, culturalmente depotenziata dal pensiero debole ha tolto ogni garanzia ai diritti degli uomini poveri non riconosciuti più come persone umane a pieno titolo, figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo. I diritti di Dio “oscurati” hanno portato allo svuotamento e alla negazione dei diritti dell’uomo-persona. Iddio creatore e Gesù Cristo redentore sono stati spazzati via dalle guerre di religioni e dai tradimenti storici. Per troppo tempo si è usato e abusato del nome di Dio.

Si è imbrattato il volto di Cristo e lo si è posto come messia di potere e bandiera dei regni di questo mondo o di quel partito. Oggi si parla tanto di ateismo pratico perché Dio è sconosciuto non solo dalla cultura unidimensionale,oggi egemone e rampante, ma anche per il silenzio assordante del pensiero metafisico che è diventato troppo debole e sovrastrutturale per affrontare il dialogo e la sfida della crisi spirituale della fede nelle Chiese di ogni colore e nella stessa vita tormentata delle città degli uomini contemporanei senza radici e senza legami. Sia sul piano culturale che in sede di diritto positivo la vera libertà religiosa non è stata tutelata né promossa su misura e merito a livello pubblico. In nome di una laicità assoluta e autoreferenziale che guardava indietro ad un passato di scontri di fanatismi ,religiosi e politici,  si è rimosso il senso di Dio dallo Stato democratico post moderno con gravi conseguenze di coerenza e di garanzia dei diritti. È arrivato il momento,come sostengono ormai gli spiriti attenti e pensosi,  di liberare la cultura e la politica dall’oscuramento di Dio restituendo alla società un centro di gravità permanente senza ricostituire steccati e orti sacrali del passato prossimo o remoto. La stessa ambivalente secolarizzazione ha partorito sinora una ulteriore rimozione ed un altro oscuramento o eclissi del senso di Dio,datore di ogni bene e fondamento di un più alto e duraturo sviluppo civile e globale. Per questo è nata in Papa Giovanni Paolo II° l’urgenza spirituale e morale di una nuova evangelizzazione per annunciare in modo appropriato un Dio non addomesticato né asservito né semplicemente compassionevole,ma bene primario,comune ed universale che può rinascere solo da un nuovo annuncio corale della sua giustizia. La sua Verità, accessibile a tutti dopo la testimonianza di Amore di un Dio - uomo, di Gesù Cristo salvatore, redentore e liberatore,  coniuga in senso stretto e profondo i diritti di Dio e i diritti degli uomini in un grande dovere di alleanza salvifica per amore di una vita libera e degna, sobria e povera, ricca di umanità e di solidarietà nello splendore di una nuova creazione e di una nuova storia di ricerca della salvezza oltre il conflitto religioso ponendosi al di sopra di tutti gli dei. Ognuno è libero di dipingere bene o meglio il volto del suo Dio ma il suo quadro non cancella l’originario imprinting di “imago Dei” presente in ogni umana coscienza.
La cosiddetta civiltà cristiana ha commesso l’errore storico di spezzare questa ricostruita armonia e questo riannodato equilibrio della Luce della Croce con la storia dell’uomo presentando il Dio giudice nella potenza dei suoi diritti appiattito nella visibilità del potere umano ma mortificando sia la libertà dell’uomo, dono di Dio Creatore che dei suoi diritti riconosciuti dal Dio Redentore. Rotto l’equilibrio e negata l’armonia, la Chiesa è stata derubricata di fatto a “instrumentum regni”. L’oscuramento di Dio e dei suoi diritti sul creato, sull’uomo, sugli Stati, sulla vita, sulla cultura e sulla politica, ha fatto moltiplicare ambivalenze e contraddizioni nei diritti umani negando quelli primari e universali (la vita, la dignità della persona, la libertà e la giustizia) e ha spezzato il primato del Dio della pace,mite e umile di cuore,che muore per amore dentro le maglie guerriere del mondo e del conflitto politico ma anche religioso. La canzone di Guccini su “Dio è morto” esprime molto bene la lontananza dell’uomo contemporaneo, incredulo e pagano ,dal messaggio di Gesù, Parola incarnata per affermare l’eredità divina dei diritti umani della vita,della libertà e della solidarietà.Si dirà che questo discorso “cristiano” non può essere indossato dalle altre fedi. Eppure cambiano i contenuti ma al fondo il cuore è comune sul piano teologico e spirituale. Per questo non si cade nell’eclettismo  banale e raffinato se si propongono sia ai credenti di tutte le religioni che ai laici di tutte le filosofie la cultura primaria e fondamentale del Dio vivente e dei suoi diritti che sono la più alta garanzia di libertà, giustizia, uguaglianza e solidarietà della cultura dei diritti umani (cibo, acqua, lavoro e vita serena…). Spetta storicamente ai cristiani, che sono “ quelli dell’amore più grande (Don Mazzolari)” a dare un nuovo esempio di  testimonianza non integrista né saccente, cioè di una apologetica non della prevaricazione arrogante ma della franchezza della verità della carità. Ne può guadagnare credibilità la nuova laicità e la convivenza democratica nonostante l’assalto anacronistico e bellicista di alcuni nuovi atei dell’Unione degli atei agnostici e razionalisti secondo i quali “Dio non esiste e noi non ne abbiamo bisogno” (cfr. La Repubblica delle donne, 19 dicembre 2009, p. 57).Vale ancora la coraggiosa e fiduciosa proposta profetica di Giorgio La Pira che alla Costituente propose di iniziare la Carta costituzionale del 1948 con la dizione significativa:”In nome di Dio e del Popolo italiano!”.
Era lontano da lui, religioso e cristiano,intellettuale e studioso di diritto,antifascista e difensore della libertà di pensiero e di vita,sostenitore della democrazia fraterna e della pace universale, l’intenzione politica furba di fare una operazione strumentale di tipo cattolico,cioè di parte confessionale. Era la lungimiranza della nascita dello spirito di un nuovo mondo di fratellanza e di pace che egli vedeva albeggiare nella nuova Italia democratica della ritrovata liberta’spirituale,morale e politica. Il problema rimane complesso sul piano filosofico e teologico anche oggi,in regime di democrazia stanca e affaticata, ma l’antropologia culturale e la sociologia come la nuova politica della società civile e delle istituzioni di governante devono ritrovare nell’apertura chiara a Dio la loro significanza di origine e di scopo come sosteneva in contesti simili sia Luigi Sturzo della “Vera vita” che Karl Rahner di “Uditori della Parola”.

 

 
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