GLOBALIZZAZIONE ALTRA
 
 
di Sara Sigona
 
       
commenta
vai all'indice
stampa l'articolo
ingrandisci
 
 
 

Intervista alla Presidente di InterMed Onlus, la dott.ssa Antonella Bertolotti

Benin, Africa Occidentale, terra di polvere rossa dove ogni giorno tra miseria e speranza uomini, donne e bambini lottano contro la fame, la sete e le malattie;  Sicilia,isola dalle pietre bionde, bianche e nere, terra di amore e di dolore che accoglie sulle sue coste tra i sibili di un impetuoso maestrale vite di sud ancora più profondi. Due terre apparentemente lontane ma vicine e non solo geograficamente. Pozzallo – Cotonau : punti di una tratta della solidarietà tracciata, in occasione delle  Giornate Nazionali su Ulcere Cutanee, dall’Associazione Culturale Heliòs, che dedica il suo secondo convegno ai bambini  affetti da ulcera di Buruli in Benin.”Gli sbarchi che avvengono a due passi da qui – afferma la dott.ssa Maria Letizia Iabichella, presidente di Helios ed esperta nella cura delle ulcere cutanee -  ci impongono un’emergenza sanitaria che non possiamo più ignorare e che impone uno scambio di conoscenze vitale a quei paesi  in cui la prima necessità è mangiare e quindi poco rimane alla cura delle malattie. È per questa ragione che abbiamo promosso questo convegno ospitando InterMed Onlus, associazione a carattere internazionale specializzata in cooperazione socio – sanitaria”.  Presente durante i lavori, la Presidente di InterMed Onlus, la dott.ssa Antonella Bertolotti, medico psichiatra ha testimoniato il suo impegno ventennale  in terre africane. Noi cogliamo l’occasione per intervistarla.

Cos’è InterMed Onlus di Brescia e di cosa si occupa?
È un’associazione costituita da un’insieme di persone, non solo medici ma anche infermieri, tecnici e meccanici, idraulici, che si  occupa di preparare e realizzare progetti socio- sanitari rivolti ai paesi dell’Africa   coinvolgendo un gran numero di professionalità. In particolare per ogni idea progettuale cura la fase di ricerca fondi, lo studio di fattibilità che viene fatto in loco, seguendo le linee guida del ministero della sanità locale, nel rispetto dei bisogni e del principio di autodeterminazione delle popolazioni che ci indicano dove è meglio fare un dispensario o dove è più opportuno aprire una maternità. Noi di IntraMed realizziamo i nostri progetti con il massimo della trasparenza. Trasparenza nel fare, nel rendicontare, nel monitorare. Ad esempio se costruisco un ospedale e non partecipo sia con il cuore che con la mente alla progettazione,all’allestimento dei padiglioni, alla messa in opera delle attrezzature, io non ho fatto un progetto in Africa, ho solo erogato dei fondi. Prima del G8 l’Agenzia Missionaria Mondiale  ha pubblicato su internet una lettera con la quale gli studenti africani di Roma chiedevano ai dirigenti del G8  di non parlare di Africa  e di sviluppo sostenibile. Ciò vuol dire che in Africa c’è un grande scontento e un grande amarezza nei confronti di un Occidente che parla di sviluppo sostenibile senza rendere le popolazioni poi in grado di sostenere lo sviluppo attraverso la creazione di redditi. Nella nostra esperienza se formiamo un tecnico di laboratorio o un infermiere in Africa si deve essere in grado di garantirgli uno stipendio. Ci sono, poi, degli accordi all’interno di un progetto, grazie ai quali lo stato col quale collaboriamo s’incarica di  corrispondere una retribuzione alle persone da noi formate, ottemperando al concetto di globalizzazione nel senso che tutti abbiamo bisogno di tutti. E pensare che senza l’Africa, l’Occidente non sarebbe in grado di sopravvivere: tre quarti delle nostre materie prime vengono dall’Africa, ma l’Africa paga il triplo per riaverle lavorate da noi perché in Africa non ci sono prodotti finiti. Ad esempio è uno dei più  grandi produttori di petrolio , ma poi la gente non ha benzina da mettere nel motorino!

Nel massimo rispetto del territorio e della sua gente quindi si pone la vostra azione ….
Ricordiamoci che noi siamo degli ospiti che danno una mano a paesi con gravi problemi, ma che hanno da imparare dalla culture e dall’umanità con cui veniamo in contatto. Non è possibile lavorare senza conoscere la cultura locale, quindi è quasi una necessità “dimenticare la nostra cultura occidentale “ per metterci sulla stessa lunghezza d’onda della cultura di chi ci sta di fronte e con cui dobbiamo lavorare.  Uno degli obiettivi di InterMed Onlus è quello di formare in loco tecnici o personale che comunque sia poi in grado di portare avanti le cose.

Come convivono la medicina occidentale e la stregoneria di villaggio?
Mi piace molto questa domanda perché io ho sempre interagito con i tradipracticien ovvero i guaritori di villaggio e non mi sono mai messa dalla parte della medicina occidentale. Ho cercato di proporre la mia e di farmi proporre la loro, nella convinzione che dall’interazione di due medicine possa nascere un progetto   con più valore. Mi è capitato di lavorare  nei campi profughi durante il genocidio in Ruanda, curando da psichiatra persone affette da disturbo post traumatico da stress e di terminare i farmaci antipsicotici e antidepressivi. Allora ho coinvolto il guaritore di un villaggio vicino e insieme abbiamo messo a punto una specie di alambicco dove lui distillava dei preparati da piante che ovviamente conosceva molto bene e che erano in grado di migliorare la disforia del paziente e di quindi di equilibrarne l’umore. Se non avessimo avuto l’aiuto di questo guaritore di villaggio, noi avremmo fallito completamente.

Quali sono le ragioni di un progetto in Benin?
L’ulcera di Buruli è una patologia che colpisce le popolazioni della Costa d’Avorio, del Benin, del Ghana, zone a clima caldo umido dove più facilmente si sviluppa il mico-batterio, ulceras, responsabile di questa malattia. L’insetto veicolante è una cimice d’acqua che punge di solito le persone che si bagnano in acque stagnanti. In un primo momento vi è una lesione che dà vita a un nodulo che poi si ulcera, determinando  piaghe molto profonde ed invalidanti, drammatiche da curare soprattutto se il paziente arriva da noi dopo tanto tempo che ha sviluppato questa infezione. Noi siamo impegnati a ridurre, a migliorare, aiutare la guarigione delle piaghe con l’ozonoterapia ottenendo ottimi risultati. Abbiamo visto una guarigione e una cicatrizzazione più veloci inoltre l’ozono ha una capacità batteriostatica  riducendo l’impiego di antibiotici, che ci consente anche un forte risparmio economico.

Lei è un medico di confine. Cosa rappresenta la frontiera?
Per me frontiera è  andare dall’altra parte , non fermarmi ma andare oltre . Per me è quell’elemento più psicologico che fisico che ti permette di metterti in discussione, di metterti in gioco. Senza la frontiera non hai stimoli.

La sua passione per l’Africa è legata a questo oppure nasce da altro?
Io mi sono iscritta a medicina perché volevo andare in Africa. Quindi ho cercato di velocizzare i miei studi perché impaziente di valicare la frontiera. Credo che questo mi abbia sempre permesso, insieme alla mia innata curiosità antropologica, di andare oltre. Da lì poi  ho cercato empaticamente di mettermi sulla stessa lunghezza d’onda delle persone che ho incontrato per poi poterle curare. Curare significa prendersi cura e prendersi cura vuol dire conoscere chi hai dinanzi. Non puoi curare se non stabilisci con la persona un legame di fiducia, di stima allora conoscerne la lingua e le tradizioni diventa uno stimolo ulteriore.

Per conoscere le forme di collaborazione con Intramed Onlus : www.intermed-onlus.it

 

 
commenta
vai all'indice
stampa l'articolo
ingrandisci