PER UN PUGNO DI COLTAN
 
 
di Ciccio Schembari
 
       
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Un paese sconvolto dalla corsa alla tecnologia

A Mushununu, vicino,  a Bukavu nel Congo ai confini col Rwanda, Padre Sebastiano Amato, missionario saveriano, di Monterosso Almo, che già gestisce un dispensario intitolato al nostro concittadino sac. Salvatore Tumino morto tra quelle popolazioni, sta ora costruendo una scuola per oltre 600 bambini reduci dalle zone di guerra.
Padre Amato, oltre a trovare i fondi per la costruzione, ha due "piccoli " problemi: garantire un pasto agli alunni i quali non fanno la colazione e forse neanche la cena e trovare i soldi per pagare i maestri in quanto lo Stato del Congo autorizza l’apertura delle scuole come anche degli ospedali, degli uffici e degli altri servizi ma non garantisce i fondi necessari per la gestione per cui gli operatori devono farsi pagare dagli utenti e arrangiarsi come possono. Di conseguenza chi non ha soldi, e laggiù sono in tanti, non ha diritto alla scuola, alla salute. Alla nutrizione.


Nella scuola funzionano 10 classi con 60 alunni, composti e attenti sempre, per classe. Padre Amato, in occasione del suo rientro triennale, chiede una mano d’aiuto ad amici, conoscenti e a quanti ha occasione di contattare. Chi dà un’offerta, chi adotta un bambino, chi un maestro, chi manda medicine ed anche penne. Sono un lusso le penne, per i bambini del Congo!
Ci diceva Padre Amato, che vive ed opera laggiù da oltre trenta anni, che nel passato le popolazioni vivevano in miseria ma in dignità e serenità. I problemi gravi sono iniziati quando, attorno agli anni novanta del duemila, il coltan è diventato importante per noi occidentali.
Ma che cosa è il coltan? Il coltan è una specie di sabbia nera radioattiva e preziosissima estratto da una massa di improvvisati minatori che scavano con pale e picconi o addirittura a mani nude il terreno.
Nella giungla tropicale della Repubblica democratica del Congo, nella parte orientale del Paese, Martin Nkibatereza si alza, raccoglie la sua sabbia nera e la mette in un sacchetto di plastica. Sono almeno due ore che scava e spezza le rocce con il piccone sotto il sole cocente. Si asciuga il sudore della fronte con uno straccio lercio e lurido e si ripara all'ombra di un mango per consumare il suo pasto frugale: farina di manioca stemperata nell'acqua. Ciononostante l'uomo è contento. Sa che la sua fatica sarà ricompensata da un buon gruzzolo di dollari. Al calar del sole centinaia di uomini come Martin escono dalle buche scavate nel terreno e dalle lunghe trincee che tagliano le colline, trasportando con fatica i loro sacchi di plastica. Due volte alla settimana un uomo chiamato Pierre arriva in miniera e compra i sacchetti di sabbia nera a dieci dollari ciascuno. Nessuno di quelli che lo scavano sa perché quell'uomo sia così interessato ad acquistare fango. «Il coltan? Nessuno sa cosa cos'è», risponde Martin asciugandosi il sudore. Ed in molti, di noi occidentali, sappiamo cos’è eppure un tantino ce lo portiamo in tasca tutto il santo giorno. «È utile?» domanda Martin.
È utile, è molto utile, senza, non esisterebbero telefonini, aerei e PlayStation2. Dal coltan infatti viene estratto il tantalio, un metallo raro, molto duro e resistente alla corrosione, usato per la costruzione di turbine aeronautiche e per la fabbricazione di condensatori elettrici di piccole dimensioni. È importante perché consente di aumentare la potenza degli apparecchi riducendo il consumo di energia. Da componente indispensabile per la produzione missilistica e nucleare e per il settore aerospaziale, oggi è il "genere di prima necessità" più ricercato dai produttori di  telefonia mobile. Cellulari, cerca-persone, personal computer, videogames, ma anche apparecchi ad uso chirurgico hanno bisogno, per funzionare, dei microcondensatori al tantalio. Perciò il tantalio, che ha un peso simile a quello dell’oro, ha pressappoco lo stesso prezzo.
L’80% delle riserve mondiali di coltan si trovano in Africa e l’80% di queste sono in Congo. La scoperta di tutta questa ricchezza ha mosso interessi più disparati e ha determinato uno sconvolgimento sociale così radicale da generare guerre, ribellioni, stragi, massacri quanto mai efferati. Perciò ha ragione Padre Amato quando dice che i guai in Congo sono direttamente proporzionali al valore del coltan.
E così questo minerale, prezioso per il nostro benessere, è malefico per i Congolesi, infatti per controllare le miniere e le piste d’atterraggio da dove gli aerei del "civile" occidente portano via oro, diamanti, e coltan e scaricano fucili, razzi e munizioni, sono state condotte, dal 1994 al 2002, tremende guerre che hanno sconvolto gli equilibri sociali ed economici di intere tribù causando grandi sventure e dolorosi lutti le cui vittime principali sono i bambini.  

Con gli aiuti dati a Padre Amato per costruire la scuola e per sfamare gli alunni ricompensiamo scarsamente i bambini di Mushununu per le comodità di cui godiamo grazie al loro coltan.

 

 
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