Intervista a Padre Giovanni Piumatti, responsabile del progetto Waibraimu di Muhanga
Da questo numero operaincerta dà spazio al gruppo Modica/Africa che fa riferimento al progetto Waibraimu di cui lei è responsabile. Ci spiega cos’è?
Nella Missione di Lukanga, dove vissi circa 25 anni, la popolazione era molta, i campi pochi. Con la gente ci siamo interrogati a lungo che cosa fare per non creare situazioni di tensione e conflitti.
Un giovane papà un giorno disse “ bisogna fare come ha fatto Abramo con Lot: piuttosto che litigare, tienti tu questo campo, io vado cercare altrove. Io sono pronto!”
Aggiunsi: “se si parte in gruppetto, io vengo con voi”.
Siamo partiti per Muhanga: un pezzetto della grande foresta che oggi è un piccolo villaggio.
Nacque il progetto WAIBRAIMU, cioè “quelli di Abramo”, o “sulle tracce di Abramo”.

Padre Giovanni, da Pinerolo al Congo: perché l’Africa e non il sud America o l’Asia? E perché l’Africa nera e non quella araba?
Non lo so neppure io esattamente; comunque non c’è stato un programma fatto a tavolino.
Sarebbe come chiedere ad uno sposo “perché quella ragazza e non un’altra ? ”
L’Africa ha sempre occupato spazio nella mia fantasia e anche nei miei sentimenti, come penso in molta gente.
Ma quando, da studente in seminario, ho cominciato a capire che la vita devo anche costruirmela io, e non lasciarmi solo trasportare dagli avvenimenti; che Dio non è un burattinaio che mi fa fare le mosse con degli stecchini…, ma un Padre che mi accompagna fin sulla porta di un immenso parco e poi mi lancia nella grande avventura-scoperta…: ecco, allora ho scelto l’Africa.
- Missionari che venivano a parlare di Africa più che di Brasile, o forse ero io che percepivo così, non so bene…
- Riviste con foto…: povertà e sorrisi, sorrisi velati di una delicata tristezza: l’Africa me li trasmetteva con forza provocatrice.
- Notizie…: in Italia un prete ogni 600 cristiani, in Africa un prete ogni 6.000…
Credo che Dio lavori così: con strumenti vari, seri, gioiosi…; Dio sa anche giocare.
L’Africa nera è attraversata da mille guerre interne sostenute in modo diretto o indiretto dai maggiori governi occidentali, delle quali per la maggior parte la gente comune occidentale non sa niente: quali sono gli interessi, i motivi, gli obiettivi che si prefiggono tali governi nel sostenere queste guerre?
La mia risposta su questo è molto breve: il nostro Kivu, come un po’ tutta la RDC, ha un sottosuolo enormemente ricco, oro, diamanti, coltan…, e quelli piacciono a tutti, ovviamente agli occidentali in primis.
Se c’è guerriglia, disordine…, ognuno porta via senza render conto a nessuno, e senza lasciare troppe briciole sul posto.
Due elementi da non dimenticare:
- Non potete non sapere che i capi di stati africani son su quella sedia perché c’è un governo occidentale che li ha messi: sono capi occidentali colorati di nero!
- Volutamente queste notizie si tengono sotto silenzio: giornali e TV, destra e sinistra, laici e cristiani…. Se io ti avviso che la camicia che hai comprato ieri in negozio è stata mezza rubata…; cosa succede, dentro di te, e in colui che te l’ha venduta…? E se aggiungo che per rubarla e farti 30 % di sconto hanno fatto ammazzare una mamma, un bimbo…? 6 milioni di questi che ho attorno a me qua mentre ti scrivo…
Allora che succederebbe?
Eppure questo mondo oggi è così.
Documentare tutto questo è facilissimo, con internet: potete e dovete farlo voi. Non è necessario chiederlo a chi va in africa.
Cultura Africana, parliamo sempre di Africa nera, e cultura occidentale: quali differenze e quali similitudini.
Culture diverse… è una cosa grossa! Difficile farlo capire a chi non vede.
L’uomo è sostanzialmente uguale ovunque.
Ma un tedesco non si veste, non ragiona, non reagisce, non mangia… come un Romano.
Modi diversi
di reagire davanti al dolore, davanti al cibo, …davanti alla morte, alla vita
di giudicare una divergenza, una colpa…, di affrontare gli avvenimenti
di ritenere una cosa più importante che un’altra…
“Quando loro avranno le macchine che abbiamo noi, il progresso che abbiamo noi, le ricchezze che abbiamo noi… saranno esattamente come noi!”
Chi dice così non sa proprio nulla di che cosa sia una “cultura diversa”.
Sempre a proposito di culture a confronto, in cosa lei ritiene che gli africani siano più “avanti” rispetto ai nord-occidentali e viceversa.
Sono “indietro” su molte cose: cioè conservano e custodiscono ancora molto bene certi valori che noi invece abbiam perso per strada: accoglienza, amicizia calda, fede nell’altro, gioia delle cose semplici, sbrogliarsi con ciò che la natura ti offre…
Certe tecnologie che alleggeriscono la fatica della vita… arrivan con fatica, ma non per colpa loro.
Quando andai in Africa 12 anni fa fui colpito dall’apparente contrasto tra il ritmo incessante dei tamburi africani e la lentezza nello scorrere e nel vivere il tempo da parte della gente: energia e rilassamento. Cosa ne pensa?
Esatto!
- energia, vita che è fatta per manifestarsi…
- il tempo, come la vita, è mio… me lo gestisco io…
Il tamburo è la vita che esplode.
La calma è la vita, oggi.
Un’ultima domanda che forse le sembrerà banale: ma lei, che da più di 35 anni “vive” in Africa e soprattutto “vive” l’Africa ha mai provato il “mal d’Africa”? E se sì, cosa è?
Dopo tre anni rientrai in Italia per la prima volta. Salutando la gente alla missione, ricordo lo sguardo di una mamma: due occhi belli, sorridenti e tristi un po’;
le dissi “torno presto” -“dicono tutti così…” mi rispose, e sorrise un po’ di più.
Ho letto in quegli occhi questi pensieri: tu vai.., noi restiamo – ma non te ne faccio una colpa, là è la tua terra – che cosa resta della nostra amicizia – è bello volerci bene, è brutto stare lontani…
In più io avevo una bella valigia, le scarpe…, lei un abito semplice, piedi nudi…
Ho sentito il mal d’Africa. E lo sento ancora ogni volta.
L’Africa: puoi vistarla; puoi anche sfruttarla; fare delle belle foto da metter nell’album; farne oggetto della tua beneficenza; ma se sai fermarti, incontrarla, guardarla negli occhi, allora non è solo “mal d’Africa”: diventa vita tua.
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