IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI...
...Ma per quanto tempo continueremo a dormire?
Il tema di maturità di uno studente ragusano (1979):
Alla luce degli ultimi avvenimenti mondiali e del riesplodere di fenomeni di violenza, di sopraffazione e di terrorismo, che hanno investito le più diverse nazioni, il candidato sviluppi le sue riflessioni a proposito di questa affermazione di Goya: “Il sonno della ragione genera mostri” (Commentari ai Capricci n. 43).
La realtà contemporanea è soggetta a una grave crisi, che ha coinvolto la sfera economico-politica, e soprattutto quella socio-morale. A un periodo di estrema fiducia nel progresso tecnico-scientifico e sulle possibilità dell’uomo di costruire una società libera da ingiustizie e sperequazioni sociali, è seguito un periodo di riflusso, di crollo dei sogni e delle utopie: è questa la parabola storica dell’ultimo decennio, che trova oggi sfogo alle sue tensioni e contraddizioni in fenomeni complessi come la droga, il riflusso nel “privato” e il terrorismo rivoluzionario-reazionario.
L’esperienza quotidiana ci porta ad assistere, spesso con egoistica indifferenza, ad aberranti azioni di violenza, ad atroci assassinii, che uomini spregiudicati compiono nei confronti di esponenti del mondo della politica, del giornalismo, del sindacato, delle istituzioni, nell’illusione di abbattere le cause dell’ingiustizia, i detentori di un potere corrotto e corruttore, i rappresentanti di quella borghesia parassitaria che difende lo “status quo” per il suo innato istinto di conservazione.
La loro radice ideologica nasce da una errata interpretazione del pensiero rivoluzionario marxista, da una “venerazione religiosa” di quella lotta di classe che Marx definì l’anima della storia, e del quale essi si considerano apostoli.
Il rapimento e il successivo assassinio di Aldo Moro sta a rappresentare quale lucida, e insieme perversa, concezione dello Stato e dell’Uomo animi il pensiero e le azioni di questi individui, e ci portano a riflettere sulla carica distruttiva che in una società disgregata costoro possono avere, siano essi spinti dalla cosciente ed esasperata visione del mondo che da un incosciente istinto di ribellione contro una società che li emargina e li porta (prima ancora di diventare terroristi) a sentirsi fragili oggetti di condizionamento. Fra questi, tanti intellettuali che hanno teorizzato ed esposto, in un sistema di pensiero “lucido e razionale”, principi che nella realtà producono comportamenti folli.
Io penso però che pazzi lo siamo ormai un po’ tutti, perché le nostre azioni sono regolate più dall’istinto che dalla ragione. Se guardiamo oltre i confini della nostra nazione, la situazione non è diversa: basti pensare alle metropoli degli Stati Uniti o della Germania, in cui il terrorismo spinge anche la gente più estranea ai fatti a rifugiarsi in casa per la paura.
Insieme a questi aspetti, che incidono notevolmente sulla vita e sullo sviluppo democratico dei paesi dell’Occidente, la violenza ne mostra altri, similmente e forse anche maggiormente gravi, negli Stati dittatoriali dell’America Latina, dove la tortura, la censura, lo sfruttamento, invadono prepotentemente la vita delle persone, non solo dei dissidenti politici, ma anche della gente comune.
Qui, non è certo minore la pazzia di coloro che mantengono oggi quel clima di violenza. Ma qui è la borghesia che la compie per mano dei dittatori e dell’esercito; qui sono gli ideali nazionalistici che fanno da radice ideologica; qui i violenti sono emarginatori e forti, e non emarginati e deboli; qui la violenza trova ragione di esistere nella pazzia di uno, nel suo desiderio di potere e di supremazia, e non solo in un clima di crisi sociale, in cui le esasperazioni culturali finiscono per proliferare.
Il “sonno della ragione” ha generato mostri anche nel “civile” XX secolo, così simile, del resto, al razionalistico periodo in cui Goya ricevette la sua formazione: le esasperazioni della Rivoluzione Francese, l’instaurazione dell’ordine napoleonico, la restaurazione e le lotte dei liberali spagnoli per l’indipendenza dai Francesi dovettero influire parecchio sul suo pensiero, rappresentato nella sua attività artistica. Così gli eventi storici del nostro tempo condizionano anche il nostro giudizio, secondo cui “la storia si ripete”.
Accade che in questi periodi di transizione, in cui l’uomo non riesce a trovare una valida alternativa a un presente sgradito, si affermano sentimenti irrazionali, alienanti, mistici o falsamente religiosi; ed è indubitabile che solo le forze più sensibili al problema sono capaci di capirne le cause, leggerne contraddizioni e limiti, prefigurare le conseguenze remote e non solo gli effetti immediati.
Penso sia questo il compito di chi vuole riportare il “lume della ragione” nelle menti di un’umanità impazzita, piuttosto che rifugiarsi nel proprio individualismo e nell’esaltazione di una “mano forte” che riporti l’ordine: la violenza non genera altro che violenza.
Vorrei aggiungere che i “mostri” non nascono solo dal “sonno della ragione”: l’uomo e la sua storia sono anche frutto della forza del sentimento, che nei violenti degenera in istinto, o scompare nell’aridità glaciale del loro animo, nell’indifferenza e nel sadismo compiaciuto dei loro delitti. Ecco perché si impone la necessità di far risorgere “la forza del cuore”. Ecco dove il razionalismo di Goya mostra il suo limite. Non si può fare a meno di creare armonia fra sentimento e ragione, morale e cultura, fede e scienza, poiché questi valori, quando si scontrano, generano paura, crisi, diventano cause di tutti i fenomeni devianti. Infatti: la crisi dello spirito morale ha generato le deformazioni irrazionali della cultura; la crisi della fede ha generato l’assolutizzazione della scienza o il ritorno a forme di alienante misticismo; la crisi del sentimento ha generato il fallimento della ragione; il ‘68 ha generato il ‘78..
Non serve educare le menti alla razionalità se non si educano le coscienze, e se non si risvegliano e si guidano i cuori all’amore e alla carità cristiana, fiduciosi che in una società in cui il messaggio di Cristo ispira l’agire umano, direttamente attraverso il Vangelo o, indirettamente, attraverso gli “uomini di buona volontà” (Giovanni XXIII), non possono non rinascere e affermarsi il principio della pace e quello della non violenza. Utopia o progetto reale? … L’Elogio della Pazzia di Erasmo da Rotterdam ci potrebbe essere sicuramente d’aiuto.

El sueño de la razón produce monstruos (1797)
acquaforte di Francisco José de Goya y Lucientes
Caro studente del ‘79, nel leggere la tua prova d’Italiano all’esame di Stato di quasi 30 anni fa, sono rimasto sbigottito nel constatare che, a distanza di così tanto tempo, la tua visione delle cose e le tue considerazioni personali su di esse mantengono inalterata la loro “verità interpretativa”, anche rispetto alla realtà italiana e internazionale odierna, nonostante il tramonto dei riferimenti di cronaca che allora usasti per animare il racconto e fare sfoggio della tua viva conoscenza dell’attualità.
Dietro il mutare della superficie, che ha caratterizzato questi lunghi anni fatti di finte “facce nuove”, di fugaci “nuovi slogan”, di reali “revisionismi storici”, di “passioni del momento”, la sostanza profonda del dramma italiano, della sua crisi economica e morale, della sua “mostruosa” manifestazione di furbizie senza cervello, di fedi senza amore, di ambizioni senza meriti, di libertà senza responsabilità, di solidarietà senza condivisione, di clemenza senza penitenza, è rimasta immutata.
Forse, rispetto ad allora, il quadro nazionale è ulteriormente peggiorato, al terrorismo esportato in altri stati e da lì rimpatriato si sono aggiunte la passività e l’indifferenza, forme di violenza sorda, passiva e masochista verso noi stessi, incapaci come siamo di reagire, sia pure contro ragione, alle ingiustizie del mondo, alle nuove povertà e discriminazioni, ai nuovi autoritarismi di un “mercato finanziario assoluto” che trasforma ogni cosa in merce e non lascia spazio alla creatività e alla gratuità dell’essere uomini. Forse, anziché promuovere valori sbagliati, oggi manca il valore stesso dei valori, vittime come siamo di quel relativismo etico e culturale che, nato dal desiderio di tolleranza reciproca, ha finito per privarci della capacità (e del piacere) di pensare criticamente, di ricostruire riferimenti comuni, e di essere protagonisti solidali del nostro destino.
La crisi economica si è aggravata, siamo alla crescita zero, poiché allora si sperava nella possibilità di un futuro migliore, mentre oggi si vive schiacciati disperatamente sul presente, vera pazzia di una generazione che ha rinunciato a vivere per vendersi al Dio Denaro, a suo Figlio il Potere e allo Spirito che li anima, il desiderio vuoto e solitario di Successo. La crisi morale è ancor più evidente nell’ascesa reiterata al potere di forze politiche e uomini corrotti e corruttori ma, diversamente da allora, circondati dal consenso della maggioranza di un popolo che si è piegato, e che ha fatto propria la cultura dell’utilitarismo più becero, abdicando alla difesa dei suoi stessi interessi vitali.
Al crollo dei sogni e delle utopie che animavano i giovani della tua generazione, portando alcuni ad impazzire e a diventare violenti, si è sostituito il sogno irrazionale e l’utopismo ideologico del “pensiero unico liberista”, che fa dire al venditore ambulante – che nel ’79 si sarebbe identificato nella classe proletaria – che essendo lui un imprenditore ritiene ovvio votare per colui che, in realtà, è il suo nemico sociale.
Scrivevi, libero da moralismi ai tuoi tempi molto diffusi, che il sonno della ragione non apparteneva solo ai “cattivi maestri” del tempo, dediti a predicare una rivoluzione violenta che non sarebbe mai attecchita, per fortuna, nel pigro e codardo popolo italiano, ma anche ad una borghesia corrotta che, mentre in Italia mirava a difendere i suoi privilegi e conservare lo “status quo”, nel terzo mondo - citavi allora l’America Latina - praticava la “pazzia” della persecuzione violenta e dello sfruttamento delle classi più povere.
L’Italia di oggi, nonostante il tentativo di Mani Pulite in risposta a Tangentopoli, è tornata a servire un sistema di collusioni ringalluzzito dall’ultimo dato elettorale, e che peraltro facendosi vanto della violenza strisciante e razzista che lo anima, laddove invece l’America Latina, affrancandosi dalle dittature dell’epoca, ha intrapreso la strada della democrazia e recuperato la saggezza di un umanesimo solidale compatibile con le dinamiche di un mercato regolato, meccanismo vincente di autentico progresso economico per l’intera umanità globalizzata.
È proprio vero che, come scrivesti allora, “la storia si ripete”: il guaio è che il popolo non ricorda più la storia, drogato com’è dalla cronaca e dalla comunicazione simbolica ed iconica, che sopprime la memoria cosciente dei fatti significativi del passato mediante l’assorbimento passivo delle stupidaggini dell’ultimo presente.
Ogni alternativa, di fronte per esempio all’arroganza di un governo americano fanatico ed egoista, nonché dinanzi a numerose Chiese, non esclusa la cattolica, guidate da paure, integralismi, massimalisti, dogmatismi “folli” per incapacità di cogliere il futuro possibile e concorrere a costruire un destino universale comune di pace e di integrazione culturale internazionale, sembra essere venuta meno.
Una gioventù in buona parte demotivata e, negli ultimi tempi, propensa alla follìa del bullismo e della violenza razzista e omofobica, conferma la tua convinzione di allora che la violenza non genera altro che violenza, e chiama in causa “le forze più sensibili”, capaci di interrogarsi e capire cause e rimedi dei fenomeni attuali.
Altro che ragione, altro che buoni sentimenti fondati sulla coscienza interiore e sul dialogo fra gli uomini di buona volontà: il dialogo è ormai ridotto a scambio commerciale fra bottegai di ogni ceto sociale, la coscienza è incerta e abbandonata all’”uomo forte” del momento, il sentimento si perde nel susseguirsi rapido e superficiale di emozioni indistinte, che sollecitano cieche paure e vanesi entusiasmi.
E se tu tornassi a proporre, come hai fatto a conclusione del tuo tema, la lettura dell’Elogio della Pazzia di Erasmo da Rotterdam, non ci sarebbe da sorprendersi se si verificasse che non lo conosce neppure il professore chiamato a giudicarti.
Il sonno dura da allora, langue la nostalgia del futuro, e chi ha tentato di interrompere quel sonno è stato presto rimosso dalla storia del nostro Paese e da quelli delle nazioni sorelle. 30 anni sembrano trascorsi invano, e i mostri si sono moltiplicati senza che gli uomini siano stati in grado di riflettere per scacciarli.
“Pensa”, canta oggi Fabrizio Moro, ma i giovani che hanno oggi la tua età non vogliono pensare, perché pensare li atterrisce. Eppure, ci vorrebbero tanti che, come te, amavano la vita e l’amano ancora, per chiedersi con un ultimo filo di voce e di speranza: per quanto tempo ancora continueremo a dormire?