IL SONNO DEI GRECANICI

di Maria Natalia Iiriti

 

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Sonno-sogno-bisogno: una ninna nanna in greco di Calabria

Il patrimonio poetico e musicale dei Greci di Calabria è un patrimonio pressoché orale, tramandato per secoli da generazioni che hanno appreso, sottratto, arricchito. Circa quattro secoli separano la parola scritta dall'oralità. Dopo la scomparsa del rito bizantino avvenuta a Bova, avamposto della grecanicità nel novembre 1573 per volere del Vescovo Giulio Stauriano, il greco scritto viene abbandonato. L'ultimo documento in greco è l'anatema che frate Coluccio Garino, prete greco e tesoriere della Cattedrale di Bova, lancia contro Stauriano e quanti avevano reso possibile il passaggio dal rito greco al rito latino. La parola scritta, da allora, non lascia che tracce corrotte; progressivamente si mette da parte l'alfabeto greco. Le informazioni non vengono più codificate e diffuse, ma solo e elaborate e ricordate. Il greco di Calabria non nasce, dunque, come lingua orale, come molti, soprattutto quelli che lo hanno appreso semplicemente ascoltando gli adulti, potrebbero credere. Il greco di Calabria ha anche un'anima scritta. Nonostante il progressivo disuso del greco scritto, che avrebbe dovuto accelerare il declino della lingua, il patrimonio linguistico, affidato al veicolo della memoria, è stato difeso e tramandato. La memoria dei Greci di Calabria ha compensato la mancanza di una codifica scritta. Fatte queste premesse è interessante notare come, in questo patrimonio orale, si trovi una perla del mare della musica grecanica, una ninna nanna, recuperata da Tito Squillaci, nella frazione Amendolea di Condofuri alla fine degli anni '70, dalla voce di una donna, l'ultima parlante greco del borgo. Il canto nasce nel mondo agricolo- pastorale e definisce uno spaccato della vita di un tempo, illustra i delicati equilibri all'interno della casa, i ruoli familiari, la suddivisione del lavoro dell'uomo (fuori di casa) e della donna (dentro casa). Sonno-sogno-bisogno: una ninna nanna ha per oggetto il sonno del bambino ma anche il bisogno delle madri di far dormire i bambini. Una ninna nanna strappata al sonno della memoria e incisa nel 1982 nel 33 giri I riza (La radice) del gruppo musicale nato all'interno dell'associazione Jalò tu Vua di Bova Marina. Per un ossimoro la ninna nanna si sveglia dal sonno del dimenticatoio e per molti Greci di Calabria diventa un sogno in cui la lingua ha ancora qualcosa da dire e lo dice in musica alle giovani generazioni.

 

Ninnalaò, ciuma pedì, ti naca tin cannone sto scilo. Ce cannone ninnalaò, ciuma pedì, se nacarizo jà o ce jà cì, ciuma pedì, ninnalaò, ciuma pedì. Se nacarizo na ciumithìse ti egò echo na camo faghì. Ti erkete o patrissu ce apòi me tavrì. Ti leghi ti (d) en to cama faghì? C' egò pos echo na tupo? Tu lego ti esù den eciumìthise c'ego del ìsoan cami faghì. Ninnalaò ce ciuma pedì, se nacarizo jà o ce jà cì, ciuma pedì, ninnalaò, ninnalaò, ninnalaò ce ciuma pedì. Ti egò echo na camo to faghì, ninnalaò,tin naca viata ti jirizo jà o, ninnalaò, viata se nacarizo c'esù (d)en tin gunnise dè, ninnalaò, ce ciuma pedì,ti jassena den canno faghì, ninnalaò ce ninnalaò, ciuma apospe den burrò. Ninnalaò, c'esù (d)en theli na tin guse dè,dè,dè. C'egò su tavrò, ninnalaò, ninnalaò, c'egò su tavrò, ninnalaò ce ciuma pedì, ti o pàtrissu theli faghì, ninnalaò, ninnalaò….

Ninnalaò, dormi bambino, che la culla la facciamo nel legno. E facciamo ninnalaò, dormi bambino, ti cullo qua e là, dormi bambino, ninna nanna, dormi bambino. Ti cullo per farti dormire, perché devo preparare da mangiare. Tra poco tornerà tuo padre e mi sgriderà. Che dirà che non gli ho preparato il pranzo? E io cosa gli dirò? Gli dirò che tu non hai dormito ed io non ho potuto preparare il pranzo. Ninnalaò e dormi bambino, ti cullo qua e là, dormi bambino, ninnalaò, ninnalaò, ninnalaò e dormi bambino. Io devo preparare il pranzo, ninnalaò, la culla sempre giro per di qua, ninnalaò,

sempre ti cullo ma tu non vuoi ascoltare, no, ninnalaò e dormi bambino, che a causa tua non farò da mangiare, ninnalaò e ninnalaò, dormi stasera non (domani) mattina, ninnalaò e tu non vuoi ascoltare, no, no, no e io ti sgriderò, ninnalaò e dormi bambino, io ti sgriderò, ninnalaò e dormi bambino, che tuo padre vuole mangiare, ninnalaò, ninnalaò …

La ninna nanna è un dialogo fra madre e figlio, non un monologo. La mamma raccomanda, il figlio la ascolta e non può dormire. E' un momento intimo al riparo da tutti. La mamma racconta al bambino come va il mondo. Sullo sfondo le incombenze domestiche, il lavoro delle donne, la fatica e la gioia della maternità.

Il padre incombe, stanco dal lavoro dei campi, vuole mangiare.

Nel testo la naca è la culla dei bambini grecanici. A questo termine s'ispira un dolce natalizio la nacatula che, nella forma, ripropone una culla dove dorme (e sogna) Gesù Bambino.

 

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