MILLE SPLENDIDI SOLI
Hosseini ed il suo nuovo romanzo al femminile
Una narrazione forte e intensa; un romanzo poetico ma al contempo duro, spietato; un libro davvero commovente che colpisce il cuore e la mente, lasciando il segno...
Khaled Hosseini, scrittore e medico di origini afghane, nel 2007, ovvero 4 anni dopo aver commosso i lettori col suo primo romanzo Il cacciatore di aquiloni, diventato ormai un classico amato in tutto il mondo, ha pubblicato il suo nuovo romanzo, Mille splendidi soli. Mentre Il cacciatore di aquiloni affrontava come tematica quella del rapporto tra padri e figli e dell’amicizia maschile, Mille splendidi soli cerca di scoprire e conoscere i misteri del rapporto madre-figlia, dell’amicizia tra donne e della condizione femminile in generale. Hosseini, nato e cresciuto a Kabul ma residente dal 1980 negli USA, dove ha ottenuto asilo politico, esprime la sua condanna nei confronti del ruolo subalterno assegnato alla donna dalla cultura tradizionale afghana.
Mille splendidi soli, narrato in modo del tutto singolare, proprio come il precedente, è un’incredibile cronaca dell’Afghanistan degli ultimi tre decenni e, nello stesso tempo, una struggente storia di famiglia, d’amicizia, di fede e di amore. La storia di due donne qualsiasi, ma anche di due figlie, due mogli, due prigioniere in un mondo che risulta quanto mai apatico nei loro confronti... Ma è anche la storia di un amore sconfinato, dei sentimenti, quelli veri, autentici; la storia di un legame che va oltre ogni cosa: la vita, la morte…; la storia di due donne legate più che mai dalle sciagure della quotidianità, in una casa dove il loro “uomo” è anche il loro padrone e peggior nemico.

Un’immagine di Khaled Hosseini
LA TRAMA
Mariam, nata nel 1959 dalla relazione tra uno degli uomini più potenti di Herat e la sua serva, esclusa dalla società e costretta a vivere in una kolba di legno in cima alla collina, è reputata figlia del peccato. Ella aspetta con ansia il giovedì, il giorno in cui il padre va a trovarla e le parla di poeti e giardini meravigliosi, dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe vivere col padre che la fa sognare, ma Mariam è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le tre mogli e i dieci figli legittimi del padre ospitarla nella loro, seppur immensa, casa. Nello stesso tempo la giovane vorrebbe frequentare la scuola, ma Nana, sua madre, le dice che sarebbe inutile, proprio «come lucidare una sputacchiera». L’unica cosa con cui deve imparare a convivere è la sopportazione. Laila, invece, è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978, cioè quasi vent’anni dopo Mariam, perde i suoi fratelli, arruolati nella jihad. Per Laila, però, il vero fratello è Tariq, un vicino di casa ma anche compagno di giochi e di avventure, che ha perso una gamba su una mina antiuomo. Due donne completamente diverse, Mariam e Laila che però si incontreranno e le loro vite, i loro destini si intrecceranno. Si ritroveranno a dover convivere sotto lo stesso tetto, mogli dello stesso uomo, malvagio, infido, e dunque a condividere la disperazione e una sorte nefasta. In quegli anni sono intanto cambiati vari regimi politici: invasione russa, sistema talebano e forze ONU, ma, nonostante tutto ciò, la condizione della donna in Afghanistan non è mai cambiata. La capacità di sopportare il sacrificio, ma pure la violenza e il dolore, la mortificazione e la sottomissione, sono i moti dell’anima e i contesti a cui una donna afghana è avvezza. Sicuramente, però, quello che permette di andare avanti e, quindi, di sopravvivere è la forza, la voglia di lottare per un futuro migliore. Saranno, appunto, il coraggio, l’amicizia, la grande complicità che terranno legate le due donne protagoniste fino all’ultimo. Dall’incrociarsi di due destini, la storia di una stagione indimenticabile, la storia di un Paese in cerca di pace ed equilibrio, di un’amicizia e di un amore indissolubili.
La trama risulta coinvolgente, i personaggi delineati con accortezza e precisione; il linguaggio si rivela, ancora una volta, semplice e scorrevole; l’argomento è sicuramente attuale ma non facile da affrontare. Hosseini ha l’ineguagliabile capacità di coinvolgere il lettore e di farlo sentire parte integrante della storia, facendogli percepire il tormento di queste due vite estremamente infelici; ancora, lo fa emozionare, commuovere e contemporaneamente gli fa capire alcuni aspetti di una cultura distante anni luce da noi, dall’Occidente, non solo dal punto di vista geografico. Tutto ciò ha contribuito, senza alcun dubbio e meritatamente, al successo di questo splendido romanzo.
«…non si possono contare le lune sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri…»
(K. Hosseini)