SOGNI E SONNI

di Antonio La Monica

 

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Ricordo un tormentone televisivo che ha segnato, credo in negativo, la carriera di molti giornalisti. È ormai notte, quando un giorno finisce e un altro sta quasi per incominciare. Ahi ahi ahi. Mentre alcuni insonni cercano consolazione in un programma culturale che li conduca al crollo definitivo, altri si concentrano sulle donnine delle hot line nelle reti private. Qualcun altro, impassibile, continua invece a chiedere al malcapitato di turno: “La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”. Bella domanda, non c’è che dire. Ma a quali sogni si riferiva il buon intervistatore notturno? Facciamo delle ipotesi. Potrebbero essere quelli ad occhi aperti che ci consolano e magari ci spingono a crescere. Quei desideri che regolano una vita e la rendono degna di essere vissuta.
Il sogno di un mondo migliore, di una giustizia che sia tale. Il sogno di un Paese libero che vuole vivere in pace. Il sogno di milioni di persone che attraversano il mondo in cerca di tranquillità. Il sogno di una bandiera con tutti i colori.
Forse, però, vale la pena ricordare che ci sono anche percorsi onirici dettati dal dormiveglia della coscienza che, invece, ci proiettano solo in un mondo immaginario e ci allontanano dalla realtà. Quei sogni di chi, solitamente, non è capace di leggere la propria esistenza e vive tra le nuvole più inquinate e instabili. Il sogno che è sonno della ragione e che, come sappiamo, genera mostri di avidità, potere, insipienza.
Ma si potrebbe trattare anche dei sogni che ci racconta Morfeo (e ci perdoni il signor Freud) quando siamo nel nostro caldo lettuccio, magari in una notte invernale. I sogni che giungono dalla parte più profonda di noi stessi. Ed ecco che riviviamo per la milionesima volta l’esame di maturità, che chissà perché diventa quasi sempre un incubo. Oppure siamo protagonisti di un volo meraviglioso o, ancora, rimaniamo sperduti con le gambe paralizzate in lotta contro le correnti insormontabili di un fiume nel quale, secondo il vecchio Eraclito, non è possibile immergersi per due volte. Beato lui.
Il sogno, comunque, come una porta magica, lo specchio di Alice, per passare dall’altra parte di noi stessi. Oltre. Liberarci, spesso in modo simbolico, delle nostre paure ed angosce. Sperimentare vicende inaudite e cercare di scoprirci. Tentare di allontanare parti di noi che non ci piacciono.
Dunque, “la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”. Credeteci davvero, non lo sappiamo e cercheremo di capirlo nelle consuete pagine di “Operaincerta”. Con la speranza che, se la lettura dovesse condurvi al torpore, almeno i vostri sogni rassomiglino ad un risveglio. Tra sempre meno programmi culturali per chi non riesce a prender sonno e sempre più procaci donnine semi nude a tutte le ore, non è facile conservare certezze. Forse una sola.  Anche l’informazione ha bisogno di sogni, di credere un po’ più nel suo ruolo, nella sua libertà. Ha bisogno di fare un tentativo decisivo per andare oltre le apparenze e gli ordini dall’alto. Andare oltre domande pilotate, retoriche e banali buone per ogni stagione. Un passo oltre, magari, anche quel tormentone televisivo che ha segnato, sono sicuro in negativo, la carriera di molti giornalisti ed intervistatori.


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