SOGNI DI SOGNI
Riflessioni sul libro di Antonio Tabucchi
Chissà quante miglia di libri hanno per tema il sonno, e ancora di più, ne sono convinto, il sogno. A me però piace ricordarne solo due, di uno cito soltanto il titolo e non tratto l’opera per puro e fortissimo timore reverenziale: L’Aleph di Jorge Luis Borges.
L’altro, che merita lo stesso timore, ma del quale mi sento di poter scrivere è un assoluto, quanto misconosciuto, capolavoro di Antonio Tabucchi: Sogni di sogni. Edito da Sellerio nel 1992, Sogni di Sogni è una delle opere meno note del grande scrittore pisano. Eppure si tratta, lo ribadisco, di un assoluto capolavoro, nel più puro stile tabucchiano. In breve, si tratta del racconto di sogni fatti “per conto terzi”, ovvero i sogni di altri. E nel sognare i sogni degli altri, Tabucchi mette in carta la mente di grandi personaggi del passato. Il pisano introduce il sogno con un titolo sempre uguale nella struttura: “Sogno di Francisco Goya y Lucientes, pittore e visionario”; “Sogno di Giacomo Leopardi, poeta e lunatico”; “Sogno di Arthur Rimbaud, poeta e vagabondo”; “Sogno del dottor Sigmund Freud,interprete dei sogni altrui”, eccetera.
Ma quello che io preferisco è certamente il “Sogno di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, pittore e uomo iracondo”.
Il celeberrimo pittore lombardo, come tutte le biografie confermano, era davvero un uomo iracondo. Innumerevoli le risse, i ferimenti, ed anche l’omicidio (causa del suo esilio da Roma, la sua fuga in Sicilia, a Malta e il tentativo di ritornare alla corte del Papa finito su una spiaggia maremmana). Merisi era spesso sotto l’effetto dell’alcol e nei suoi rapporti sessuali era molto tollerante, con gli uomini e con le donne. Ma era il più grande pittore del seicento ed uno dei maggiori di tutti i tempi. Tabucchi sogna il Caravaggio che sogna, dopo una serata di bagordi in taverna, nientemeno che Gesù Cristo. Il figlio di Dio gli si avvicina puntandolo col dito e infine esclama, soavemente ma esclama: “Io ti ho fatto pittore e tu ora dipingi”. Da lì, poi, la storia della visione, dell’ispirazione dell’artista, e infine della realizzazione di un capolavoro caravaggesco com’è “La chiamata di Matteo”, conservata a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Lo svolgimento del raccolto, come del resto l’intero libro di Tabucchi, è un concentrato di altissima letteratura. E nel caso dell’episodio legato al pittore lombardo si può addirittura percepire la scrittura come sovrapposta alla tipica pittura di Merisi, con il caratteristico uso delle fonti di luce e soprattutto l’uso di ampi spazi bui sulla tela.
L’opera è una delle più riuscite del periodo “puramente artistico” di Tabucchi, quello, per intenderci, precedente alla fase “polemica e civilistica” dell’accademico massimo conoscitore italiano di Pessoa e della letteratura portoghese. Un libro che fa il paio con altri capolavori quali Notturno indiano e Piccoli equivoci senza importanza.

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Prezzo: € 8,00