IL MIO SOGNO PER UNA BANDIERA

di Carlo Blangiforti

 

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Micronazioni, avventurieri, stati fittizi e vessillografia: i sogni di piccoli dei

Un sogno e, forse, un bisogno quello di crearsi un mondo tutto proprio: piccoli dei, demiurghi insolenti, gli uomini ci hanno provato da sempre. Molti da ragazzi, nell'età in cui si preferisce confondere il reale con il desiderato hanno fantasticato di nuove società, comunità utopiche, descritte e create minuziosamente. C'è chi, come Gerge Lucas, con questo gioco si è arricchito; c'è chi c'è morto, c'è chi, semplicemente, è cresciuto e ha dimenticato.

Con una grossa approssimazione, questi mondi prendono il nome di micronazioni. Le micronazioni, da non confondersi con i microstati, sono entità frutto del sogno di una persona o di «un piccolo numero di persone», entità che aspirano ad essere riconosciuti come nazioni o stati indipendenti. In altre parole sono espressioni pseudogeografiche che esistono solo perché si vuole che esistano. Al contrario i microstati sono ben reali: abitati da un numero esiguo di persone, sono riconosciuti dalle organizzazioni internazionali e questo basta [1].

Per Wikipedia esistono sostanzialmente 8 tipi di micronazioni: 1. Ricostruzioni storiche; 2. Ludo nazioni; 3. Veicoli di propaganda o protesta sociale; 4. Micronazioni con motivazione fraudolenta; 5. Nazioni del Quinto Mondo; 6. Comunità politiche, sociali, ed economiche; 7. Opere letterarie o cinematografiche; 8. Anomalie storiche e/o aspiranti stati.

Questo mese parleremo delle ultime tre tipologie di micronazioni.

Alla fine degli anni settanta nacque una comunità che, cresciuta costantemente, si è organizzata in una complessa struttura, ha creato una propria storia e una propria lingua, ha vissuto in un grande gioco di ruolo il sogno comune di centinaia di persone: il regno di Talossa. Talossa fu fondata il 26 dicembre 1979 da Robert Ben Madison, un ragazzo tredicenne di Milwaukee. In origine i confini del territorio del regno coincidevano con la camera da letto di Madison (il motto del regno è in talossiano Miehen Huone on Hänen Valtakuntansa [La stanza di un uomo è il suo regno] e la stessa parola talossa vuol dire in finlandese in casa]).
Questo regno si diede una bandiera, il comma 7 dell'articolo 2 della Legge Fondamentale del regno recita: «La bandiera nazionale di Talossa è verde e rossa in bande orizzontali, così come adottata il 2 marzo del 1981. Il verde indica la Monarchia e la sua magnanimità; il rosso il popolo e la sua tenacia. La bandiera deve sventolare capovolta in periodo bellico».


La bandiera del Regno di Talossa

Con il tempo le richieste territoriali di Madison crebbero: i quartieri orientali di Milwakee, l'isoletta di Cézembre vicino Saint-Malo e un territorio antartico dal trasparente nome di Pengopäts (La terra dei Pinguini in talossiano). All'unico abitante di questo demaistriano regno, si aggiunsero nel corso degli anni ottanta conoscenti e amici (101 abitanti al 2008), ma con l'avvento di internet la tranquilla vita del regno venne sconvolta: la pressione demografica divenne sempre maggiore e il 1 giugno del 2004 è proclamata la nascita della repubblica secessionista di Talossa (20 abitanti al 2007). Con la repubblica si modificarono anche le insegne di stato: «la bandiera nazionale di Talossa è verde e rossa in bande verticali con quattro stelle posizionate a diamante al centro. Il verde simboleggia la democrazia e le sue virtù, il rosso per il popolo e la sua tenacia. Le quattro stelle per le quattro provincie che si sono separate il 1° giugno 2004 dal Regno di Talossa (art. 1 comma 4 della Costituzione)».


La bandiera della Repubblica di Talossa

E questo è quanto. Nel 2005 il re Robert I ha abdicato in favore di Louis I, che a sua volta nel 2007 ha ceduto il trono a Re John. Il sogno di un ragazzo brufoloso finisce di esserlo quando si è in troppi a condividerlo, no?

Le micronazioni create a scopi artistici sono innumerevoli. Un po' come gli pseudonimi, gli eteronomi e gli alter-ego, i paesi fittizi permettono agli autori piena libertà di raccontare il desiderabile e/o l'esecrabile senza essere costretti dai vicoli della realtà; si pensi a Utopia di Tommaso Moro, alla Città del Sole di Campanella, alla Repubblica di Platone ecc. Anche la cinematografia e la letteratura popolare hanno creato centinaia di microstati: stati da operetta nel cuore dell'Europa, repubbliche delle Banane o regni dalle geografie impossibili. Nel musical Chitty Chitty Bang Bang [3], il despota barone Bomburst regna su una improbabile monarchia alpina al confine con la Svizzera, l'Austria e la Baviera , la Baronia di Vulgaria.


La bandiera di Tomania

Indimenticabile la Tomania de Il Grande dittatore, film nel quale il gioco delle parti tra il piccolo barbiere ebreo e il tiranno Adenoid Hynkel, tra Camicie Grigie e buffi dittatori di Batalia (Bacteria), preannuncia la tragedia ancora ignota della Shoah.


La bandiera di Syldania

A queste micronazioni si potrebbero aggiungere quelle create da Hergé nella saga di Tintin: nello Scettro d'Ottokar, il giornalista dalla testa a pera giunge in Syldavia, un regno slavo-germanico prossimo ad una conversione comunista, che come tutti gli stati interbellici dell'Europa orientale è in surplace tra l'eredità imperiale Asburgica e un futuro incerto insanguinato da nazisti e sovietici. E il regno del pellicano nero, mezzo Albania e mezzo Bulgaria, mezzo Transilvania e mezzo Moldavia, appare proprio la metafora di un mondo in bilico. Altri e innumerevoli gli stati fittizi creati dalla fervida immaginazione degli artisti: la Cimmeria di Calvino e quella di Conan il Barbaro, la Marshovia de La vedova allegra nella versione di Lubitsch; La Molvanîa , della parodistica pseudoguida turistica: Molvanîa: una terra mai raggiunta dai dentisti degli australiani Working Dog ecc.


La bandiera di Molvanîa

E poi c'è la Genovia dei romanzi adolescenziali di Meg Cabot [1]. Un principato mediterraneo, in Costa Azzurra, la cui la bandiera nazionale ricorda le bandiere dei due ingombranti vicini, un drappo che fonde i colori di Francia e Italia, paesi romantici e mete da sogno per le ragazzotte americane: tricolore a bande verticali, verde pastello (le pinete, i prati, le aiuole), bianco (le civettuole nuvolette primaverili) e blu acciaio (mare).


La bandiera di Genovia

Aldilà del sogno qualcuno ha veramente creato uno stato. Micronazioni che per volere di un singolo sarebbero dovute. Calcoli errati, contingenze politiche, fragilità del progetto ne hanno però sancito il fallimento.

Un avventuriero scozzese, Gregor McGregor, nel 1817, con l'assenso degli Stati Uniti, a capo di 55 uomini conquistò la cittadina di San Fernandina nella Florida spagnola al confine con la Georgia e fondò lo Stato dell'Isola di Amelia. Gli spagnoli, colti di sorpresa, furono sconfitti, ma solo quattro mesi dopo ristabilirono l'ordine. Lo Stato d'Amelia ebbe la sua bandiera: bianca con una croce verde. McGregor probabilmente si ispirò alla bandiera inglese sostituendo al rosso il verde.


La bandiera dello stato d'Amelia

Lo scozzese appena quattro anni dopo tentò una nuova avventura in Centramerica. Questa volta lo stato che fondò era praticamente inesistente. McGregor lanciò il cosiddetto schema Poyais: proporre a uomini d'affari più o meno ingenui lucrosi investimenti in paesi ricchi e vergini. Il sedicente principe (o cacicco) del principato (o repubblica) di Poyais, vendette concessioni, terreni, diritti e bond agli investitori londinesi. Dal 1820 al 1837, tentò a più riprese di far fruttare la sua invenzione, ma con scarso successo. Poyais ebbe titoli onorifici, cariche istituzionali, divise, carta moneta e, ovviamente, una bandiera.


La bandiera di Poyais

Il drappo era del tutto simile a quello dello stato di Amelia. Nel cantone compariva, però, la croce di Sant'Andrea (a rimarcare le origini scozzesi del cacicco) e un' aquila in campo rosso, un tentativo, forse, di dare dignità nobiliare alla sua avventura.

Creare una micronazione allo scopo di montare un grosso giro di soldi, se non vere e proprie truffe, non fu appannaggio solo dei lestofanti del XIX secolo, ancora oggi di tanto in tanto sui giornali si scoprono truffe che coinvolgono sedicenti principi disposti a concedere titoli nobiliari dietro lauti compensi. È anche il caso di micronazioni usate come copertura di affari non molto puliti se non di vere e proprie frodi. Basta citare Il Dominion of Melchizedek (una frode aveva come appoggio una banca con sede in questa micronazione [sic!]), New Utopia (una complessa complessa operazione finanziaria doveva servire alla costruzione di quest'isola, i fondi sono scomparsi), Sealand ecc.

Simile anche se con motivazioni diverse fu la vicenda del francese Orélie Antoine de Tounens. Giunto in Cile nel 1858, fu proclamato dai capi araucani (popolazioni aborigene non assoggettate al governo cileno) re d'Araucanìa e Patagonia. La speranza era quella che la loro causa, perorata da un europeo, potesse avere più rispetto presso i governi stranieri. Nessuno stato riconobbe il nuovo stato e «dopo alterne vicende il regno di Orélie-Antoine I capitolò alle truppe cilene nel 1882». Il nuovo stato fu proclamato nel 1860, nei mesi seguenti, il re promulgò una costituzione, annetté la Patagonia (non ancora controllata dagli argentini), fissando i confini del regno «tra il fiume Biobío a nord, l'Oceano Pacifico a ovest, l'Oceano Atlantico a est ed il Rio Negro a sud, fino allo stretto di Magellano». Orélie-Antoine I creò una bandiera nazionale, coniò una moneta ecc.


La bandiera del Regno di Araucania e Patagonia

La bandiera nazionale fu introdotta tra il 1861 e il 1862. Ammainata in terra araucana con la sconfitta del 1882, la bandiera ha continuato a sventolare in esilio fino ai nostri giorni. Il modello era quello del tricolore olandese, ispiratore della bandiera argentina e cilena (almeno nella versione del 1817), in cui i colori rappresentavano gli oceani Atlantico e Pacifico (azzurro), le Ande innevate (bianco) e la Pampa (verde).

Per quanto la vicenda personale di Tounens si compì con l'arresto, l'esilio e la morte in povertà nel 1878, le aspirazioni indipendentistiche degli indiani durarono fino al 1882. I loro successori i Mapuche conservano ancora oggi l'aspirazione ad una forte autonomia nei confronti del governo di Santiago.

Altro ci sarebbe da dire. Ma è bene fermarsi non prima di avere detto due parole riguardo una nazione, una nazione senza territorio, che non rivendica alcun territorio, la nazione che viaggia, l'unica vera minoranza etnica europea. Gli zingari, Rom o Sinti, non sono una micronazione, sono una nazione che per scelta, non si è voluta legare alla terra, perché tutta la terra è spazio da vivere. Anche la nazione Zingara si è data una bandiera, una bandiera che riassume la secolare epopea Rom.


La bandiera Rom

La bandiera è apparsa a partire dal 1933, la versione attuale, presentata a Londra nel 1971, fu approvata nel primo convegno mondiale dei Rom. I colori sono di chiaro significato e rappresentano lo spazio di vita di questo popolo: il cielo e la terra. La ruota allude allo spirito girovago degli zingari e alla fiducia nel progresso futuro, mentre i suoi sedici raggi rappresentano molteplicità delle genti nomadi. A questo punto altro si potrebbe dire ma vi rimando, com'è doveroso, agli interessanti articoli di Giuseppina Aiello.

 

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Fonti:
www.rbvex.it
it.wikipedia.org

Note:

[1] È il caso di stati come Il principato di Monaco, di San Marino, Monte Athos, Andorra, le isole Fær Øer, Città del Vaticano ecc.

[2] Nel 2004 ne è stato tratto il film Principe azzurro cercasi .

[3] Liberamente tratto da un libro per bambini di Ian Fleming, il papà di 007, e sceneggiato da Roald Dahl (Charlie and the Chocolate Factory).

 

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