DIETRO OGNI CREPA DI MURO
Erica Boschiero, le esperienze di Musicultura 2008 e del suo primo album, pieno di sogni

Erica Boschiero
Erica Boschiero, anno di nascita 1983, luogo di nascita Pieve di Cadore, nel Bellunese, luogo di residenza Casale sul Sile (provincia di Treviso), ma il suo primo luogo di vita (e undici anni non sono pochi) è stato Auronzo di Cadore, il suo primo mare un lago incantato tra le Dolomiti; primo album da solista Dietro ogni crepa di muro, coraggiosamente autoprodotto nell'autunno 2007 con undici brani, undici belle storie tutte sue, nel senso che Erica è una giovane cantautrice, sue le parole e le musiche raccolte in questo disco (a parte l'ospitalità data a un gioiello poetico di Pablo Neruda, El monte y el rio / Il monte e il fiume); di Renato Nota gli arrangiamenti musicali che sanno di Brasile, jazz e bossa nova.
Da un Veneto aperto al mondo, la musica di Erica sa di Irlanda e dei migliori cantautori italiani, Fabrizio De Andrè in testa a tutti, ma dentro c'è anche un po' di Africa e di Sudamerica, non tanto per il gusto ormai più che diffuso e anche un po' scontato di suonare etnico a tutti i costi (e uno che in Italia ha aperto la strada in questo senso forse è stato proprio, trent'anni fa, il grande Fabrizio, dichiarata fonte d'ispirazione per Erica), ma per lo sguardo autenticamente aperto sul mondo, sull'umanità che si muove in realtà lontanissime dal nord-est d'Italia, ma dove giocano, camminano, soffrono bambine, ragazze, giovani donne diverse, nelle quali Erica si specchia a cuore aperto, restituendoci nello stesso tempo brani autentici di storie del loro mondo, che lei stessa, in modo diretto o grazie alla mediazione di esperienze altrui, ha pure in parte attraversato.
Abbiamo incontrato Erica qualche settimana fa, nel pieno di un'altra avventura che va a braccetto col suo disco e che lei vive con un bellissimo sorriso sulle labbra, felice di quello che arriva, e cioè la sua partecipazione alla diciannovesima edizione del festival Musicultura, uno dei più prestigiosi concorsi italiani per cantautori (è quello che prosegue la tradizione del Premio Recanati), nel quale, a partire da una prima selezione tra 1.500 iscritti al concorso, e attraverso diverse tappe per nulla scontate, si è fatta strada con la sua voce dolce e sincera ed è felicemente arrivata a far parte del gruppo dei sedici finalisti, che si confronteranno definitivamente a metà giugno. Ma nel frattempo il suo brano La girandola , selezionato dalla giuria tra gli altri dell'album - e che in realtà non è quello prediletto da Erica - ci ha fatto compagnia nelle scorse settimane dalle frequenze di Radio Rai Uno e Rai News 24.
E allora Erica, che ci racconti di Musicultura, come ti sei lanciata in quest'avventura?
In passato avevo già partecipato ad altri concorsi, ma alcuni si erano rivelati davvero poco seri e dunque demoralizzanti... mi ero un po' disillusa. Poi però, quando ho visto il bando di Musicultura, mi son subito detta che era il momento di riprovare, ed effettivamente era il momento giusto, almeno mi pare… A dicembre, sai, stavo lavorando in biblioteca [Erica veramente studia, è iscritta alla laurea specialistica in sociologia, ma ci infila qua e là un po' di lavoro, tra le canzoni e tra un esame e l'altro!] ed ecco che squilla il telefono: dal display riconosco il prefisso di Macerata, avevo davanti a me una fila di persone per il prestito, e dall'altra parte della cornetta Giacomo Galassi, uno dei responsabili di Musicultura che mi dice “guarda che sei in finale”! Non mi reggevo in piedi dall'emozione… e ho cominciato a confondere tutte le tessere e le ricevute dei prestiti!
A parte il fatto di essere in finale, qual è per te un altro aspetto positivo di quest'esperienza?
Sicuramente la componente dell'amicizia, il fatto di aver vissuto questa partecipazione come un'esperienza condivisa con i miei musicisti e non in solitaria, e questo è proprio un valore aggiunto. Inoltre al festival ho incontrato altri musicisti, provenienti da esperienze diverse e da altri parti d'Italia, ad esempio ho conosciuto Gigi Marras, un cantautore sardo che ammiro molto. In queste situazioni si possono creare delle condivisioni musicali e umane davvero importanti.
Il tuo brano scelto dalla giuria è La girandola, ma so che tu non eri molto entusiasta di questa scelta, come mai?
In effetti è una canzone che ho scritto un po' di tempo fa, il testo è piuttosto semplice e la musica anche, ma la motivazione della giuria recita tra l'altro “allegoria ben orchestrata”… e dunque credo abbiano scelto questo brano, che è una specie di filastrocca, perché trasmette in modo molto immediato un'immagine di me come cantastorie, senza bisogno di tanti ascolti. Io magari avrei scelto Anita, alla quale sono particolarmente affezionata, in particolare per la sintesi con cui credo di essere riuscita a dire tanto in poche parole; o Costeggio il muro di mattoni rossi, che ho scritto prima del mio viaggio in Sudamerica, o ancora Ecuadoriana, che ho scritto una volta tornata in Italia ed è molto legata all'esperienza di quei mesi [mesi nei quali Erica ha vissuto un'esperienza importante dal punto di vista umano e sociale come animatrice e assistente di bambini di strada, in Ecuador, appunto ]. Comunque… queste son tutte mie figlie!
A proposito di “cantastorie”, qual è la storia del tuo disco, e cosa vuoi dirci già con il titolo, Dietro ogni crepa di muro?
Appunto, da cantastorie ti dico “che c'è una storia da ricordare sai/dietro ogni crepa di muro/nascosta lì dove il tempo non passa mai/per ogni evento futuro” (e il muro in questo caso è quello di Costeggio il muro di mattoni rossi ).
Questo disco per me nasce anche dall'incontro con Renato Nota, nel settembre 2006; insieme abbiamo costruito un vero album, nel quale c'è un po' la mia storia, nel senso che le canzoni le ho scritte nel corso degli anni. Marafta, ad esempio, è del 2000, mentre altre, come Ecuadoriana, sono del 2006. Ho scelto 11 canzoni tra tante, e il filo conduttore sono proprio le storie diverse da raccontare. Diverse, nel senso che non volevo fare un disco monotematico.
E la storia di un'Erica musicista, cantautrice, quand'è iniziata?
Direi che ho sempre cantato , ma ho cominciato a immaginarmi musicista alle scuole superiori. C'è proprio un episodio, legato a lingua e letteratura inglese: dovevo fare un lavoro di approfondimento intorno a un sonetto di Elisabetta II, volevo immaginarmi qualcosa di originale… e così mi son detta che potevo musicarlo. La mia prima canzone è nata così, musicando un sonetto che ho cantato nell'ora d'inglese, a scuola, accompagnandomi con la chitarra! Mi era riuscita abbastanza bene, e così sono passata a Spoon River… Poi ho pensato che potevo provare a metterci anche parole mie, insieme a quelle degli altri . Sì, è cominciata così!
L'Antologia di Spoon River, dunque… qualche “maestro”?
Beh, effettivamente ho ascoltato tantissimo Fabrizio De Andrè, ce l'ho proprio dentro; mi piace molto anche Ivano Fossati, tutto di Fossati; mi piace anche lo stile di Fiorella Mannoia. E Gian Maria Testa. Ecco, tra gli italiani mi fermo qui… Per il resto… Joni Mitchell, Bob Dylan, James Taylor…
Tu sei molto giovane, vivi ancora con i tuoi genitori. Loro come vivono questa tua passione?
Papà, anche lui, ha provato a scrivere canzoni, in passato… ma non aveva molto seguito!, e vedere sua figlia che è arrivata al suo livello, e lo ha pure superato, gli dà molta soddisfazione. Loro sono straordinari: vedono che sono felice, e dunque mi appoggiano e danno forza, e non è un atteggiamento scontato, né frequente!
E i tuoi musicisti, chi sono?
Attualmente suono con Renato Nota, alle chitarre, Enrico Pagnin, a clarinetto e sax, Walter Lucherini alla fisarmonica; e da poco si sono aggiunti anche Riccardo Sartorel al contrabbasso e Giovanni Natoli alla batteria. E questo è il gruppo stabile, poi però ci sono gli “ospiti”, strumenti o voci che si aggiungono di volta in volta (Francesco Socal, Damiano Niccolini e molti altri), ad esempio ne Il matematico e il poeta, canto con Leo Miglioranza.
Ci racconti un po' com'è che componi una canzone, ad esempio da dove parti, dal testo o dalla musica?
In realtà parto da un'idea, da un tema che mi interessa, da un concetto intorno al quale ruoterà la canzone. Insomma abbozzo un'atmosfera, malinconica o invece allegra o proprio spensierata, oppure profonda, più intima, e in base a questa cerco un giro armonico e una ritmica che possa rappresentare questa sensazione. Solo poi, sull'appoggio dell'armonia che ho trovato, costruisco il testo, metto insieme le parole…
Proviamo a fare un pezzetto di viaggio con te, in Africa, con una delle tue “figlie”, Marafta?
Veramente io in Africa non ci sono mai stata, direttamente intendo dire, ma ho molti amici che ci sono stati davvero e non per turismo. Tra loro Saverio, un amico missionario che ha vissuto per cinque anni in Ciad, e mi ha parlato molto della sua esperienza: ho conosciuto tante storie vere proprio attraverso la sua voce. Tra queste c'è quella di Marafta, una ragazza africana di diciassette anni (anch'io avevo diciassette anni quando Saverio mi ha raccontato questa storia!), e mi sono rispecchiata in questa giovane donna Tupurì che viene spedita lontano, come sposa, praticamente venduta per corrispondenza, dalla sua “famiglia” a un uomo sconosciuto in cambio di nove vacche…
Ma le storie di Erica sono tutte da ascoltare, lasciandosi cullare dalla sua musica, dondolando con un po' di leggerezza, avanti e indietro sull'altalena di quella Signora dei venti, poetica rappresentazione di una madre che guarda crescere sua figlia, o forse è vero anche il contrario.
Ci piace segnalare, alla fine di questa conversazione, Ecuadoriana, dove Erica tira fuori una grinta speciale nel riandare al cuore intimo e insieme politico di una sempre ardua ricerca di riscatto e libertà… e aspettiamo Erica al suo prossimo “sogno”!

| Dietro ogni crepa di muro | |
| 1. Anita | 3.18 |
| 2. Il matematico e il poeta | 6.09 |
| 3. Costeggio il muro di mattoni rossi | 4.16 |
| 4. Marafta | 4.23 |
| 5. Comignoli | 5.43 |
| 6. Venezia | 5.08 |
| 7. Il monte e il fiume | 5.53 |
| 8. Ecuadoriana | 6.53 |
| 9. Signora dei Venti | 5.57 |
| 10. La girandola | 6.08 |
| 11. L’ultima parte | 5.05 |
Riferimenti:
http://www.ericaboschiero.it
http://www.myspace.com/ericaboschiero