FREE TIBET
La lotta per il Tibet e per l’umanità intera: incontro con Stefano dallari
La pianura resta alle spalle e si comincia a salire per l’Appennino reggiano finché la vegetazione ordinata non lascia quasi più spazio alle case. Dopo una manciata di chilometri in salita imponenti statue in pietra si stagliano contro il cielo. A quel punto bisogna proseguire a piedi per un sentiero, finché non si arriva a Votigno di Canossa (Reggio Emilia), un suggestivo borgo medievale costellato da figure sacre con al centro un tempio tibetano coloratissimo.

Dallari con Tubten Tsering, monaco simbolo della lotta per il Tibet
Due culture diverse e lontane nello spazio e nel tempo qui si fondono in perfetta armonia: la nostra medievale e quella tibetana. Siamo nella Casa del Tibet, l'unico centro culturale tibetano in Italia, sorto nel 1990 sotto gli auspici del Dalai Lama che nel 1999, durante la sua
visita a Votigno, ha, di persona, inaugurato il Museo del Tibet. Tra gli scopi del centro c’è quello di offrire sostegno alla popolazione tibetana con aiuti sanitari ed economici destinati ai profughi tibetani in India e all'educazione dei bambini. È una associazione Onlus, a cui è possibile anche destinare il cinque per mille.
È in questo luogo di azione e di preghiera che incontriamo il presidente e fondatore di questo centro: Stefano Dallari, medico dentista reggiano, pronto a parlarci dell'attuale situazione in Tibet.

La marcia verso il Tibet
Il 10 marzo hai partecipato alla Marcia della Pace in India quali impressioni e quali suggestioni ti ha lasciato questa esperienza?
La “Marcia verso il Tibet”, ispirata alla marcia del sale di Ghandi, è partita il 10 marzo scorso dall'India, da Dharamsala, dove vive in esilio il Dalai Lama e c’è la sede del governo tibetano in esilio.
Sono in quattrocento a marciare, guidati da un monaco e un laico vogliono attraversare l'India ed arrivare in cammino fino al Tibet l’8 Agosto, data dell'inaugurazione delle Olimpiadi.
Sono armati solo con le loro katà, le sciarpe bianche, simbolo universale dell'amore e della fratellanza.
La marcia è assolutamente non violenta.
Dal giorno della partenza sono stati già bloccati alcune volte dai militari indiani e ogni volta si sono semplicemente fermati e hanno pregato insieme. Questa marcia ha lanciato un messaggio chiaro: è l'emblema di una lotta pacifica molto forte, più potente di qualsiasi violenza. È il cammino di tutto il Tibet, per la libertà del Tibet e il bene di tutto il mondo.
La Cina usa forti repressioni nei confronti delle minoranza che esistono al suo interno.
Sì, tutte le minoranze all'interno della Cina sono discriminate e colpite.
Di molte azione repressive non sappiamo nulla per lo stretto controllo cinese sull'informazione. Le vicende drammatiche del Tibet sono invece esplose e conosciute nel mondo dopo il 10 marzo.
Il grande pericolo è che ora,con tutti gli osservatori internazionali e i turisti stranieri allontanati, possa succedere una dura repressione sui tibetani senza nessun controllo.

Dallari durante la marcia
I cinesi cosa pensano del Dalai Lama ?
Il Dalai Lama è temuto dai cinesi perchè conosciuto e stimato nel mondo ed quindi è il simbolo scomodo della lotta tibetana contro i soprusi cinesi. Al di là delle accuse propagandistiche nei suoi confronti, i cinesi inoltre
temono che il Dalai Lama possa stimolare in Cina un risveglio spirituale, portare la democrazia in e contrapporsi così al potere vigente in Cina.
Eppure il Presidente cinese ha dichiarato che grazie alla Cina il Tibet è rifiorito mentre prima era uno stato teocratico sotto il Dalai Lama.
È vero che il Tibet era, prima dell'invasione cinese del 1950, uno stato arretrato e teocratico, ma bisogna considerare che proveniva da secoli di completo isolamento.
Allora il potere era nelle mani dei monasteri: ma in pratica ogni famiglia mandava un suo membro al monastero condividendo quindi il controllo del paese. Un complesso universo di relazioni sociali e politiche.
Inoltre non si può giudicare coi nostri parametri occidentali la situazione del Tibet, pensiamo ad esempio al fatto che il leader politico e religioso del paese coincidono nella figura del Dalai Lama.
In fondo, per un popolo, è bello pensare di essere guidati dalla persona più saggia del paese, scelta sulla base della reincarnazione. Sono concetti molto lontani per noi occidentali.
Gli Usa incoraggiano i separatisti perché l’indipendenza tibetana dalla Cina per loro è appetibile, significherebbe controllare aree del globo ancora fuori dal loro dominio. Al tempo stesso però devono mantenere buoni rapporti diplomatici con la Cina dal momento che stanno vivendo una forte recessione e, per finanziare il loro deficit, fanno affidamento sulle riserve valutarie di Pechino, che detiene la quota maggiore del debito americano. Altro fatto non trascurabile è che la Cina assorbe molte esportazioni mondiali. Qual è la vera posizione del Dalai Lama in questo quadro così delicato?
Il Dalai Lama non vuole l'Indipendenza politica del Tibet, ma aspira all'Autonomia reale, per conservare la religione, la tradizione, la cultura.
Una cultura millenaria, preziosa che sta scomparendo, violentata dal dominio cinese.
Un dramma per l'intera Umanità.
Il lavoro delle Case del Tibet nel mondo vuole proprio salvare questo patrimonio culturale.
Inoltre, i tibetani stessi sono oggi una minoranza nella loro terra. Per questo sono esasperati: nessuna promessa cinese è stata mantenuta e le cose peggiorano di anno in anno. Per questo il Dalai Lama fa sempre più fatica a predicare al suo popolo la non violenza, insegnando ad accettare i cinesi come fratelli e sorelle.
Dall’altra parte l'enorme peso commerciale della Cina gioca un ruolo determinate per assicurare al Governo Cinese l'indifferenza o l’appoggio dei Governi internazionali sulla questione dei Diritti Umani in Cina.
Un suo messaggio per i Cinesi?
Diritti Umani sul podio delle Olimpiadi e uno slogan semplice e stimolante: avete alle spalle una cultura straordinaria, esportate cultura e non solo giocattoli velenosi.
Quale soluzione auspica per il Tibet?
Una vera apertura da parte dei cinesi, un dialogo di pace vero e concreto tra Cina e Tibet per il bene di ambedue le parti ed azioni concrete in terra tibetana per il rispetto dei Diritti Umani. Subito l'invio di Osservatori Internazionali in Tibet per monitorare la situazione e proteggere tibetani da abusi da parte cinese.

Free Tibet
Allora qual è il vero significato dello slogan Free Tibet?
Un Tibet libero in un mondo libero. Per il bene di tutti.