SONO LE 10 DEL MATTINO…

di Sara Sigona

 

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Storia di una dis-occupata

Sono le 10 del mattino, fuori piove. La sveglia strilla già da alcune ore. Io incapace di alzarmi, cerco ancora ad occhi chiusi, tra le calde coltri che evocano amniotici avvolgimenti, una sola ragione che dia un senso a questo giorno in divenire. Un motivo che non lasci ancora impigrire la mente, rattristare il cuore, vanificare le energie che mi circolano dentro, alla ricerca di un luogo e di un modo per potersi esprimere.


Veduta dell'installazione "Andrea Candela" di Elmgreen & Dragset

La mia vita è cambiata da qualche mese. Ho 26 anni, mi sono laureata con il massimo dei voti. Non importa in cosa, qui. Adesso cerco lavoro.
Mi rigiro nel letto costretta da un corpo che brama un riposo forzato quasi obliante. Apro gli occhi e guardo nel buio squarciato dalla luce opaca che s’insinua tra le fessure della persiana. Guardo i luoghi della mia camera: pareti costellate di foto che mi ritraggono a passi di danza e di medaglie rimembranti bottini di corse campestri, ed ancora scaffali straripanti di libri di scuola, anfratti segreti che custodiscono biglietti invisibili, sulla scrivania il nuovo PC convive con i vecchi nastri su cui sono impressi canzonette e motivi anni ottanta. Mi sento come chi è intento ad osservare certe care vecchie cartoline illustrate che raccontano come si era prima, com’era prima la “città” in cui vivevo. I ricordi affollano la mente, stringono il cuore …ad un tratto odo voci e schiamazzi dei tempi del liceo, rivedo i volti spensierati degli amici di sempre, risento il calore dei falò estivi al chiaro di luna, il sapore dei primi baci. Poi formule matematiche, massime filosofiche, spartiti per chitarra ridisegnano le mie passioni, mentre saggi ornitologici e immagini geologiche ridipingono il sogno di ciò che voglio fare da grande. Tutto attorno parla di me, ma lì quello spazio, da sempre il mio mondo, ha oramai confini angusti. Pur continuandolo ad amare non basta più. Il mio mondo è in divenire così i miei spazi e i miei luoghi. Mi alzo dal letto, apro la persiana sul mondo che sta fuori.
 Non è pienamente felice la vita in questa nuova città. Sembra non esserci posto per me, per ciò che sono diventata. Eppure ho faticato anche per questa terra tanto bella quanto amara. Per le sue strade, i giovani come me s’innamorano della vita che vi scorre, studiano per migliorarsi e migliorare, poi alla fine del viaggio duro e faticoso, del bagaglio non sanno cosa farsene, come disfarlo, dove poter riscrivere gli appunti di viaggio, come poter parlare le lingue apprese. Dove e per cosa mettere al servizio le proprie mani, i propri occhi, le proprie idee, il proprio mondo e sapere che non sia una segreteria di un politico o un’asettica azienda di un imprenditore rampante? Dove poter vivere ed operare, senza sentire quel dissidio aggrovigliante che dibatte tra la necessità del treno che alimenta il desiderio inquieto di vedere il mondo, trasformandolo in sogno di vivere altrove e l’amore per questa terra fatta di ulivi, di mare e di vento che alimenta la voglia di farne una tana tanto intima quanto solitaria?
Mi specchio sul sottile vetro che mi separa dal fuori, rimembro letture di calviniana memoria… non posso confondere la città con il discorso che la descrive, è l’umore di chi la guarda che dà alla città la sua forma, così mi accorgo che qui la via è meno incerta che in altre città. Mi vesto ed esco. Comincio a compiacermi d’osservare quanto azzurro sia il mare, quanti fregi ornano i vetusti palazzi lungo le strade, quanta imponenza mostri la torre, quanti canti garriscono le rondini tra gli alberi del centro, quanto coraggioso sia l’impegno di chi ha deciso di abitarvi con occhi nuovi, quanto d’altri tempi sia il tintinnio delle sartie delle barche del porto al vento di tramontana… felice chi ha ogni giorno sotto gli occhi la città e non finisce mai di vedere le cose che contiene. Così avvolta dal flusso di linfa della mia vecchia città, intravedo i volti di tutte quelle altre città che sono spuntate una dall’altra, fiduciosa in quelle che germoglieranno in seguito.

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