IL DIRITTO ALL’OZIO

di Meno Occhipinti

 

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Pigri di tutto il mondo, unitevi...

Una strana follia si è impossessata delle classi operaie […].
Questa follia è l’amore per il lavoro […].
Invece di reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti, i moralisti, hanno santificato il lavoro. […]
Tutte le miserie individuali e sociali sono nate dalla sua passione (del proletariato, ndr) per il lavoro.
(da “Il diritto alla Pigrizia” di Paul Lafargue – 1880)

 

Lavoro, lavoro, lavoro. Basta! Nella vita non c’è solo il lavoro, per quanto, a volte, nero, doppio, sporco, forzato.
E non è vero che “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, che “il lavoro rende liberi” e che “chi non lavora non fa l’amore”. Diciamocelo chiaramente: lavorare stanca! E sono tanti quelli che si chiedono che senso abbia dedicare diverse ore della loro giornata a fare qualcosa che, il più delle volte, è solo sofferenza.
Al tempo di quella che fu chiamata “rivoluzione industriale” i nostri bis-bisnonni si illusero che da quel momento in poi sarebbero state le macchine a fare per loro i lavori più pesanti, liberandoli per sempre dalla schiavitù del lavoro.
Così non è stato e ancora oggi il lavoro è spesso fatica, e al lavoro a volte si muore.
Eppure in tanti ci avevano creduto e uno scrittore franco–cubano, Paul Lafargue, alla liberazione dal lavoro aveva anche dedicato un saggio.
Il libro in questione si chiama Le droit à la paresse [Il diritto alla pigrizia] ed è stato pubblicato nel 1880.


Paul Lafargue

Ma perché siamo qui a parlare di Lafargue e del suo saggio? Perché Le droit à la paresse è un libro ancora attuale e perché, al contrario di quanti ancora oggi, sia a destra che a sinistra, benedicono il lavoro, nelle sue pagine si parteggia invece il tempo libero, contrapponendo il lavoro al piacere. E a dimostrazione che quello scritto non era una boutade, di uno scherzo, Lafargue, per giustificare le sue tesi, citava Rabelais, Cervantes, Dio (“Il settimo giorno si riposò”), ricordando che già durante la civiltà greca gli uomini disprezzavano il lavoro e che soltanto agli schiavi era permesso lavorare. Per Lafargue, il lavoro eccessivo è il più terribile flagello che abbia mai colpito l’umanità e il diritto al lavoro è il diritto alla miseria.
In realtà Lafargue non si scaglia contro il lavoro ma condanna solo l’eccesso e l’abuso di lavoro (“I diritti dell’ozio devono essere considerati più sacri dei diritti dell’uomo. Essi impongono di non lavorare più di tre ore al giorno. Quando si raggiungerà questo risultato, allora finalmente lavorare sarà un piacere. Con l’aiuto delle macchine moderne ciò è diventato possibile”).
E a chiusura il suo pamphlet, prima cita Aristotele: “[…] se ogni strumento potesse compiere su comando l’opera ad esso spettante […] il maestro d’arte non avrebbe bisogno dei suoi aiutanti e il padrone non avrebbe bisogno dei suoi schiavi”, e poi si dice certo che “Il sogno di Aristotele è la nostra realtà. Le nostre macchine dal fiato di fuoco e le membra d’acciaio, infaticabili, di mirabile fecondità, inesauribili, eseguono docilmente da sole il loro lavoro sacro; eppure, il genio dei grandi filosofi del capitalismo resta dominato dal pregiudizio del rapporto salariale, la peggiore delle schiavitù. Non comprendono ancora che la macchina è il redentore dell’umanità, il Dio che riscatterà l’uomo dalle sordidae artes e dal lavoro salariato, il Dio che gli donerà gli svaghi e la libertà”.
Com’è andata a finire? Che i lavoratori, per sopravvivere, continuano a lavorare; che nei cantieri e nelle fabbriche si continua a morire; che i capitalisti, i padroni (ma perché queste due vocaboli, che rendono bene il senso che hanno, sono caduti in disuso?) continuano ad arricchirsi.
Certo, nell’ultimo secolo le condizioni di vita e di lavoro sono chiaramente migliorate, anche se gran parte di quelli che lavorano arrancano e sudano.
E allora, come si diceva qualche tempo fa, la domanda nasce spontanea: perché lavorare, se chi lavora sopravvive e chi vive sul lavoro degli altri si arricchisce? Non sarebbe forse meglio darsi al sano ozio?

Per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Lafargue

 

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