NON E' UN PAESE PER VECCHI
Il romanzo di Cormac McCarthy e il film che ha vinto l'Oscar

di Gianni Giampiccolo

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Non è un paese per vecchi non è un elegia per una frontiera che fu, ma è una domanda. La domanda che si fa lo sceriffo Bell durante tutto il libro e a cui non sa dare una risposta: non era difficile parlare con lui. Mi chiamava sceriffo. Ma io non sapevo cosa dirgli. Cosa si dice a uno che per sua stessa ammissione non ha l'anima?

Non è un paese per vecchi è penultimo romanzo di Cormac McCarthy (Einaudi ET pagg 251, euro 10,80), uno scrittore mito che ha saputo raccontare come pochi la desolazione e il coraggio della frontiera, ma non quella classica del west, con carovane, indiani e cowboy; no, la frontiera che ognuno di noi attraversa per crescere. Una frontiera che spesso è desolazione, ma anche speranza e dolcezza, sempre solitudine.

In questo ultimo romanzo, che non è un testamento, ma un grido di orrore, la frontiera sembra scomparsa. Adesso ci sono solo domande e un tempo bloccato, quello della violenza.


Cormac McCarthy

Così, quando alla fine del romanzo, ma anche dell'ottimo e pluripremiato film dei Fratelli Coen, lo sceriffo Bell parla di suo padre e del sogno che ha fatto, e chiudiamo il libro, o ci alziamo dalle poltrone del cinema, resta nei nostri la stessa domanda, silenziosa spesso o comunque sussurrata: che fine ha fatto il paese della libertà, se è mai esistito. Che fine ha fatto la sua anima?

Perché in Non è un paese per vecchi è di casa solo una violenza totale, senza pietà, tipica di questi tempi fondamentalisti, assolutamente incontrollata. Come direbbe Paolo Conte, una violenza per professionisti, dove l'unico dilettante, Moss, diventa la preda di una caccia all'uomo che affronta senza ribellarsi, quasi da autentico suicida.

C'è anche molta ironia in questo libro, ma è un ironia della disperazione, quell'ironia che ti fa ridere o parlare a voce alta ad un funerale. Perché non c'è niente di più assurdo ma altrettanto serio e letale del viso di Chirugh, magistralmente interpretato nel film da Javier Bardem (e per questo premiato con l'oscar per il miglior attore non protagonista), il letale sicario maniaco che uccide con una pistola ad aria compressa e segue quello che, un altro suo collega definisce, come una sua personale etica del destino.


Chirugh

Ma come gli griderà disperata Carla Jean, la moglie di Moss: Non sei obbligata a farlo. Ti fa sembrare che sia colpa della moneta. Ma la colpa è tua. A decidere sei stato tu e basta. Non sei obbligato. No. Ma Chirugh non ammette eccezioni, non può farlo, è il solo modo che conosce per sopravvivere: quando sono entrato nella tua vita, la tua vita era finita. Chirugh potrebbe incarnare la morte, è altrettanto stupido e ridicolo, ma forse necessario in un paese dove un vecchio sceriffo non ci si raccapezza più.

In realtà Bell non è Cormac McCarthy, né lo può essere Chirugh; no, a me sembra che invece McCarthy sia Moss, anzi l'avventura della scrittura sia Moss, stupida, disperata, senza speranza: sto per fare una cazzata grossa come una casa, dice Moss a Carla Jean, prima di tornare indietro nella caldera, a portare l'acqua all'unico uomo in fin di vita. Ma anche necessaria a costo di morirne. Moss, che ha trovato, mentre cacciava, una valigia con un milione di dollari, alcuni cadaveri di narcotrafficanti e un carico di eroina, e accetta la sfida della vita.

Il film dei fratelli Coen ha veramente colto pienamente l'anima del libro e il volto di Tommy Lee Jones, nei panni dello sceriffo Bell, rugoso, dagli occhi cocciuti e tristi, è perfetto. Non ci sono paesaggi maestosi nel film, ma stanze d'albergo di una America notturna che ci eravamo dimenticati e la terribile coscienza della propria fine negli occhi delle vittime di Chirugh.

Cormac McCarthy è il New Mexico, anche se è originario del Tennessee, qui vive da anni ed è uno dei protagonisti della comunità locale di Santa Fe. Da molti considerato il migliore scrittore vivente americano, ha vinto il premio pulitzer nel 2007 con il suo ultimo romanzo La Strada (edito da Einaudi), una specie di risposta a Non è un paese per vecchi, una realtà terribile dove sopravvissuti, viaggiatori in un mondo ridotto in rovina, portano il fardello della speranza con un amore implacabile, trascendendo la loro condizione in una elegia più universale e profetica.

Ma di Cormac McCarthy non si possono scordare i primi romanzi, come Meridiano di Sangue e la trilogia della Frontiera, tutti romanzi editi da Einaudi, un affresco spesso terribile e violento, ma anche nostalgico di un mondo solo apparentemente scomparso.

In realtà McCarthy spinge in ogni romanzo il confine della frontiera sempre più in là, sempre davanti a noi.

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